Giovanni Carlo Federico Villa “fuori” dalla Fondazione Roi, lo comunica Rucco: dove la porterà il nuovo statuto con cda in parte uguale al vecchio? E azioni di responsabilità?

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Con riferimento a quanto da noi scritto da noi lunedì scorso 16 luglio col titolo “Appello a Rucco & c.: inchiesta su Giovanni Villa e sue dimissioni chiamino in causa i “poteri morali” del cda Roi e la competenza di chi ha stilato bando vinto da Chiara Signorini” stasera, 24 luglio, il nuovo sindaco Francesco Rucco, ha risposto alle prime due domande che ponevamo annunciando di aver accettato le dimissioni del prof. Giovanni Carlo Federico Villa, non dal cda della Fondazione Roi, immaginiamo dagli Usa dove siamo, ma dalla “direzione onoraria” del Chiericati che, secondo Achille Variati ma non per lo statuto prima in vigore, gli dava diritto a far parte di quel consiglio di amministrazione.

Chiedevamo infatti:
“…ci piacerebbe sapere ufficialmente dalla nuova amministrazione (sindaco Francesco Rucco, assessore alla trasparenza Isabella Dotto e segretario generale Antonio Caporrino) se
1 – se le dimissioni di Villa sono confermate
2 – se, di conseguenza, il cda della Roi non ha più tra i suoi membri il direttore del museo civico pro tempore, per quanto contestabile e contestato quando è stato identificato da Variati nella diversa figura del direttore scientifico e poi onorario”.

Rimane aperta la terza, fondamentale domanda, in cui chiedevamo “se, infine, la nuova amministrazione abbia fatto presente al presidente uscente della Roi, Ilvo Diamanti, che il suo cda monco, nel rispetto sostanziale delle volontà del marchese Giuseppe Roi e pur se lo statuto in vigore consentirebbe delibere senza il membro non più avente diritto a farne parte, dovrebbe astenersi dal promulgare il nuovo statuto prima che a esprimere un parere sullo stesso arrivi il nuovo e veramente legittimo rappresentante di quel Chiericati a cui il fondatore aveva dedicato la sua fondazione“.

Ma i tempi della politica a volte sono lunghi per cui…

Infatti nella convocazione dell’ultimo cda dell’era segnata da Gianni Zonin e, purtroppo, in buona parte perpetuata dall’ultimo presidente Ilvo Diamanti, che ha dovuto, volente o nolente, gestire un consiglio a maggioranza zoniniana, viene data conferma implicita dell’approvazione del nuovo statuto della Roi, già avvenuta senza aver sentito il Comune di Vicenza di fatto destinatario e beneficiario unico con i suoi Musei Civici delle volontà del marchese Giuseppe Roi.

Si legge in calce alla convocazione stessa, siglata non dal presidente ma dall’ex sindaco della Zonin Spa, Andrea Valmarana, ora vice di Diamanti, che “si avvisano i Consiglieri che, qualora dovesse essere costituito a sensi degli articoli 6 e 7 dello statuto, e quindi anche parzialmente, il nuovo Consiglio di Amministrazione, si procederà al passaggio delle consegne dopo l’approvazione del punto 2 all’Ordine del Giorno“.

Nel punto 2 c’è l’Approvazione del verbale della riunione del 19 giugno 2018 dopo di che si discuterà, col nuovo cda nominato per tre quinti da Accademia Olimpica, Fai e Diocesi di Vicenza, enti mai indicati dal marchese, e completato dal nuovo vero rappresentante dei Musei Civici dopo l’uscita di Villa e da un possibile quinto membro scelto dagli altri quattro ma che la Regione,c he controlla le fondazioni, vorrebbe sia un esperto di gestione patrominiale.

Se per Fai e Diocesi di Vicenza si sa già della possibile conferma di due membri “messi” nel cda da Gianni Zonin e di certo in continuità con l’oscuro passato, cioè Giovanna Rossi di Schio e Mons. Francesco Gasparini, per il Comune non sarà più Villa mentre l’Accademia Olimpica non avrebbe ancora dato il suo nome.

Se perplessità, non poche, ci sono sullo statuto e sulla sua genesi poco esemplare (ne parleremo a seguire), il punto 4 all’odg del 30 luglio recita: “Invio Istanza alla Regione Veneto per la richiesta preventiva dell?assenso ad attivare l?azione di esponsabilità ex art. 25, 3° comma c.c.

Ma questa azione di responsabilità, per tutti intesa contro Zonin non va estesa ai cda che con lui hanno condiviso le sue fallimentari decisioni?

E se nell’ultimo a guida Zonin (con Breganze e la dr.ssa Lombardo), oltre a Giovanni Villa ed Emilio Alberti, c’erano anche Giovanna Rossi di Schio e Monsignor Francesco Gasparini, se questi ultimi due saranno ancora nelle stanze in buona parte svuotate della fondazione, come si potrà parlare di “pulizia” e di azioni di responsabilità credibili?

Rucco e organi competenti, se ci siete, battete un colpo: definitivo!