Tra proteste e autolesionismo, code alla frontiera e voli esauriti: quella con l’Ucraina resta la guerra del solo Putin

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Sono sempre di più i cittadini russi che cercano di sottrarsi alla guerra di Putin, arrivando anche a lasciare il Paese. Soprattutto ora che il presidente russo ha dichiarato una “mobilitazione militare parziale” richiamando 300mila soldati in patria.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, si tratta, per lo più, di riservisti sotto i 35 anni che prestavano servizio nell’esercito e a cui sono stati inviati a casa avvisi di controllo dei documenti e richieste di presentarsi ai controlli sanitari.

Dopo le dichiarazioni di Putin, il sito più diffuso in Russia per la prenotazione di viaggi, Aviasales, ha registrato un boom di ricerche per voli diretti in Turchia e Armenia, tra i pochi Paesi che permettono ai russi di entrare senza visto.

Anche il traffico verso la Finlandia è risultato più intenso, come riporta l’account ufficiale della guardia di frontiera su Twitter. In contemporanea, su Google è impazzita la ricerca della query “come rompersi un braccio a casa”, suggerendo che chi non sia riuscito a scappare abbia deciso di ricorrere all’autolesionismo per evitare la chiamata alle armi.

Secondo molti analisti, la mobilitazione parziale non cambierà le sorti della guerra, ma si tratta di una mossa prevedibile in seguito alle battute d’arresto subite dai soldati russi, come la ritirata dal nord-est della regione di Kharkiv.

Decisione che ha alimentato il dissenso interno al Paese e scatenato molte proteste, nonostante la repressione messa in atto da febbraio scorso, non solo nelle grandi città di Mosca e San Pietroburgo, ma anche a Novosibirsk nella remota Siberia.

Proprio ieri sera, infatti, secondo OVD-Info, un gruppo indipendente che monitora l’attività di protesta in Russia, in tutto il Paese ci sarebbero stati più di 1.000 arresti. Le testimonianze social di centinaia di persone che avrebbero sfilato nella Capitale cantando “Lasciate vivere i nostri bambini!” e “Manda Putin in trincea!”, e degli scontri violenti della folla con la polizia sono numerose.

Una protesta che si è diffusa tramite social e che negli ultimi giorni si è evoluta nella più grande manifestazione di dissenso dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina lo scorso 24 febbraio.

Fonte: The Vision