Il 12 settembre 77 anni dell’attivista per i diritti umani Leonard Peltier da 45 anni in carcere Usa: Sassoli ha promesso di chiedere clemenza…

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Ricordiamo su ViPiu.it (che già quando ancora si chiamava VicenzaPiu.com ci ha sostenuto nei nostri appelli) chi è Leonard Peltier? Riusciamo a farlo nel silenzio soffocante che nasconde la sua vita che trascorre da oltre 45 anni in un carcere statunitense? Noi lo facciamo anche se il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha recentemente dichiarato “Invierò una lettera alle autorità statunitensi chiedendo clemenza per Leonard Peltier, l’attivista per i diritti umani dell’American Indian Movement in carcere da 45 anni”.

Lo facciamo perché vogliamo credere che il presidente Sassoli questa volta sia coerente e invii veramente quella lettera, anche se sono passate più di due settimane dal suo annuncio.

Vogliamo ricordare Leonard Peltier perché, nonostante la fiducia che possiamo porre nel presidente Sassoli, siamo stanchi di promesse e non ci fidiamo più di dichiarazioni che vengono presto dimenticate.

Ma soprattutto lo facciamo perché Leonard Peltier è stato condannato a due ergastoli dopo un processo a dir poco discutibile nel quale le falsità e la discriminazione hanno trionfato. Lo facciamo perché Leonard Peltier è innocente, un uomo giusto, un perseguitato politico. Lo facciamo perché Leonard non si è piegato e continua a lottare per i diritti dei nativi americani, il suo popolo, discriminati e vessati dalla “più grande democrazia del mondo”, la stessa che esporta guerra e morte nel pianeta. Lo facciamo perché Leonard è uno di noi e noi siamo parte di quel mondo che lui sogna e per il quale non ha mai smesso di lottare. Lo facciamo perché è un modo, seppur limitato, di non permettere al potere statunitense di spegnere la mente e la vita di un uomo integro.

Vorremmo che tutti avessero coscienza che, anche in quella nazione che viene considerata “esempio di libertà” e che pretende di esportare la democrazia nel mondo con la guerra, esistono i prigionieri politici (Leonard non è l’unico e la sua persecuzione non è un errore giudiziario) ed è “normale” la discriminazione verso chi non si adegua al pensiero unico.

E vorremmo che si avesse coscienza che la liberazione di LEONARD PELTIER non è solo una questione di chi governa ma dipende da ognuno di noi perché, ignari o coscienti, siamo tutti coinvolti.

Per questo lo vogliamo ricordare nel giorno del suo settantasettesimo compleanno con il suo “messaggio all’umanità” contenuto nel libro autobiografico “Prison Writings: My Life Is My Sun Dance”.

Un Messaggio All’Umanità

(di Leonard Peltier)

La nostra opera non sarà finita finché ci sarà

un essere umano affamato o maltrattato,

finché si obblighi una persona a morire in guerra,

un innocente possa languire in carcere

e chiunque sia perseguitato a causa del suo credo.

Dalla morte sorge la vita. Dal dolore sorge la speranza. Questo è quello che ho imparato in tutti questi lunghi anni di perdita. Perdita, mai disperazione.

Non ho mai perso la speranza o una fede assoluta nella giustezza della mia causa che è la sopravvivenza del mio popolo.

Non so come salvare il mondo. Non ho risposte né “La Risposta”. Non possiedo il dono segreto di come si possono riparare gli errori delle generazioni passate e presenti. So solo che, senza compassione e rispetto per tutti gli abitanti della terra, nessuno di noi potrà sopravvivere … o lo meriterà.

Il futuro, il nostro futuro, il futuro di tutti i popoli della terra, deve fondarsi sul rispetto. Che il rispetto sia la parola d’ordine e l’impegno del nuovo millennio che sta iniziando. E, nella stessa maniera con la quale vogliamo essere rispettati, noi dobbiamo rispettare gli altri.

Siamo uniti in questo … i ricchi, i poveri, i rossi, i bianchi, i neri, i mulatti, i gialli. Apparteniamo tutti a una sola famiglia umana. Condividiamo la responsabilità della nostra Madre Terra e di tutti quelli che vivono e respirano.

Io credo che la nostra missione non finirà fino a quando esisterà un essere umano affamato o maltrattato, fino a quando si obbligherà qualcuno a morire in una guerra, ci sia un innocente a languire in prigione e qualcuno sia perseguitato per ciò in cui crede.

Credo nel bene dell’umanità. Credo che il bene possa prevalere. Credo, però, che questo possa accadere solo con un grande sforzo. E lo sforzo è nostro, di ognuno di noi, vostro e mio.

Dobbiamo essere pronti ad affrontare il pericolo che, senza dubbio, sarà presente. I critici ci attaccheranno, tenteranno di dividerci e ci prenderanno in giro per la nostra sincerità. Ma, se resteremo saldi in quello che crediamo, potremo rispondere ai loro attacchi e rinforzare il nostro impegno nei confronti della Madre Terra, grazie alla nostra lotta e a quella delle generazioni future.

Non dobbiamo mai smettere di lottare per la pace, la giustizia, l’uguaglianza tra tutti i popoli. Dobbiamo persistere in tutto quello che facciamo senza permettere a nessuno di farci dimenticare la nostra coscienza.

Toro Seduto disse: “è facile tenere divise le dita di una mano ma se le uniamo quelle stesse dita formano un pugno poderoso”. Possiamo vincere o perdere ma la lotta è nostra.

Il messaggio

Il silenzio, dicono, è la voce della complicità.

Ma il silenzio è impossibile.

Il silenzio urla.

Il silenzio è un messaggio,

così come anche il non agire è un fare.

Lascia che quello che sei suoni e risuoni

in ogni parola e in ogni fatto.

Sì, trasformati in quello che sei.

Non puoi scappare da quello che sei

o dalla tua responsabilità.

Tu sei quello che fai.

Tu sei la tua propria e giusta punizione.

Tu ti trasformi nel tuo stesso messaggio.

Tu sei il messaggio.

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.