“Il costo della transizione ecologica”. Pregi, limiti e futuro del mercato ETS (Emission Trading System)

Mercato ETS in Europa controlla il 45% delle emissioni
Il mercato ETS in Europa controlla il 45% delle emissioni

Nella scorsa puntata si parlava del rincaro delle bollette di gas e luce che gli italiani dovranno sostenere nel 2021 (qui tutti gli articoli della nostra rubrica “Il costo della transizione ecologica”). In particolare, tra le cause di questo aumento, si è fatto cenno al mercato dei permessi di emissione all’interno del sistema ETS. Molti paesi dell’Ue hanno chiesto di fermare la speculazione finanziaria sul valore delle quote di scambio. Di questo se ne parlerà la prossima settimana, durante il summit sul clima a Glasgow. Intanto, cosa sono le quote di emissione e come funziona questo mercato? Al momento il sistema ETS rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la lotta al cambiamento climatico.

Sistema «cap-and-trade»

L’Emissions Trading System (ETS) è il sistema di scambio e limitazione delle quote di emissione di gas serra chel’Unione europea ha lanciato per rispettare i vincoli imposti dal Protocollo di Kyoto del 1997. Il sistema – detto «cap-and-trade» – impone un tetto di emissioni complessive ai soggetti vincolati (allowences), al di sotto del quale possono immettere le quote eccedenti nel mercato e venderle ad altri soggetti che ne hanno bisogno. Ogni quota posseduta dall’impianto dà diritto a emettere una tonnellata di CO2. Ma, oltre alla C02, all’ETS deve partecipare anche chi emette l’equivalente quantitativo di ossido di azoto e perfluorocarburi.

Ogni soggetto è tenuto a monitorare annualmente le proprie emissioni di gas serra e compensarle con le quote di emissione europee. Queste possono poi essere scambiate attraverso le aste pubbliche. E ogni anno gli operatori devono restituire le quote per ogni tonnellata di CO2 prodotti, pena una sanzione. Il gettito delle aste viene poi raccolto dagli Stati membri, con vincolo di impiegare la somma nella lotta al cambiamento climatico. Per questo la Commissione europea svolge un ruolo di controllo su come vengono impiegate queste risorse.

Dal 2013 il tetto massimo di emissione è stato progressivamente ridotto dell’1,74% ogni anno, portando di conseguenza a un progressivo aumento del prezzo dell’anidride carbonica. Dal primo gennaio del 2021, poi, l’ETS è entrato in una nuova fase. Da quest’anno il totale delle quote diminuirà del 2,2% ogni anno.

Limiti del sistema ETS

Al mercato delle quote di emissione partecipano tutti gli Stati dell’Unione europea. Partecipano poi Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Il mercato comprende circa 11 mila soggetti, tra centrali energetiche e impianti nel settore industriale e manifatturiero, e dal 2012 anche l’aviazione civile (ma solo quella compresa nello Spazio economico europeo). In Italia sono quasi 1.200 gli impianti coinvolti. Al momento il mercato ETS regola il 45% delle emissioni di gas a effetto serra nell’Unione europea. Il più grande problema attuale è che non tutti i settori che emettono gas serra partecipano al mercato delle quote di emissione.

A causa della crisi economica del 2008-2009 molte delle quote di emissione risultavano sovrabbondanti rispetto alla quantità scambiata tra gli operatori. Questo ha portato a una distorsione nella dinamica di aggiustamento tra domanda e offerta. Problema risolto con il  Market StabilityReserve, che ha assorbito e messo da parte oltre 900 milioni di quote in eccesso, togliendole dalle vendite delle aste e quindi aggiustando l’equilibrio nel mercato.

Il futuro del mercato delle emissioni

Il sistema degli ETS al momento è il metodo più efficace per costringere i grandi operatori del mercato a ottimizzare le tecnologie e arrivare a una produzione sostenibile. Con questo modello, entro il 2050 le emissioni si ridurranno del 90% circa rispetto al 2005. Alla Cop26 si discuterà di come migliorare il mercato ETS ed eventualmente di come “esportarlo” nel mondo. Il modello europeo è infatti quello meglio funzionante al momento, sebbene altri paesi come Canada USA abbiano un meccanismo simile.

Ma questo pone di fronte ad alcuni interrogativi. A livello globale, attraverso lo scambio di quote, i paesi ricchi potranno comprarsi i diritti di emissione dei paesi più poveri che inquinano meno. Il risultato è che entrambi continuano a inquinare globalmente come prima. L’altro problema che il vertice sul clima dovrà affrontare è invece la volatilità dei prezzi delle quote di emissione, tra le cause della crisi energetica.