Si accende il dibattito a Vicenza: bilancio partecipativo, consigli di quartiere o cos’altro?

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Spendiamo qualche parola sulle origini del sistema delle circoscrizioni, nate nel 1976, sebbene indicate nella Costituzione del 1948. Erano state precedute dalla nascita dei “comitati spontanei“di quartiere, di contrada, anche attorno a singoli problemi. Ne citerò uno, quale esempio, ma a dire il vero vi furono momenti che in Vicenza agirono più di una trentina di comitati spontanei tanto che sentirono la necessità di darsi una coordinamento. Il comitato, preso quale esempio, è quello nato per difendere la Roggia Riello, inquinata pesantemente tanto da creare autentici e reali problemi di salute ai residenti.

Ebbe il suo momento forte in una serata straordinaria, con proiezioni di diapositive, verso la fine degli annni del 1970, in presenza di una grande folla. Poi venne varata nel 1976 la legge che diede il via alle circoscrizioni (nella foto Villa Tacchi sede della n. 7 a Vicenza)

Le 7 circoscrizioni di Vicenza

In un primo momento, per un paio di anni suppergiù, a Vicenza, le circoscrizioni, in numero di sette, si formarono con un voto di secondo grado, cioè furono nominati (eletti?) i consigli di circoscrizione dal Consiglio comunale, previ accordi con i partiti presenti nella assemblea consigliare. Un gruppo di lavoro fu formato e, mi pare di ricordare fosse presieduto dall’avv. Foletto, ma non trovava la quadra. Tre componenti, un comunista, un socialista e un giovanissimo liberale lavorarono per conto loro e produssero un documento che venne accettato e presentato, in Consiglio Comunale, al momento che la legge divenne operativa e se la memoria non mi inganna, dall’assessore Pio Saverio Porelli. Da quel momento le circoscrizioni divennero istituzioni e i consigli furono eletti direttamente dalla cittadinanza. La formula era quella del “decentramento e partecipazione“, formula bellissima sulla carta che un poco alla volta deragliò e li trasformò, ci vollero diversi anni, in parlamentini che discutevano di tutto e di più. Per ciò i consigli di circoscrizione persero, anche sull’onda della guerra alla politica (ma questo è un altro tema), la capacità di affrontare i temi locali, asserragliandosi l’amministrazione sul primo concetto, cioè sul decentramento dei servizi, e abbandonando totalmente quello della partecipazione alle scelte amministrative. Fine (o quasi) di una pagina di democrazia sostanziale oltre che formale.
Gli sviluppi
Passano gli anni e la precedente legislatura, quella del Variati bis (o tris) esce con la formula del “bilancio partecipativo“. Bel titolo per una cosa interessante ma molto limitata e che non aveva certamente lo spessore dell’originario art. 5 della Costituzione, che recitava (al passato) “La Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.“.

L’articolo costituzionale non esiste più in quei termini ma non esiste nemmeno il concetto di partecipazione, in senso lato, nemmeno nel bilancio partecipativo. Fosse solo per la minima dimensione economica della proposta, ma soprattutto perché posta come una specie di corsa ad ostacoli con il premio finale e non certo come un partecipare della cittadinanza alle scelte del bilancio comunale, fosse solo nelle sue linee principali.
È cosa buona che le esigenze, di vario genere, che il singolo cittadino (così come un’associazione, un gruppo, anche un’azienda, un comitato ecc.) rileva e porta a conoscenza della amministrazione. Non lo è altrettanto il fatto che queste esigenze siano gestite, magari da un assessorato alquanto sprovveduto, come una caccia la tesoro.
Una valutazione delle dichiarazioni di Matteo Tosetto e del gruppo Pd di Vicenza
Ma leggo ora, su VicenzaPiu.com (così come ogni altro testo riportato in questa sede), la dichiarazione di Matteo Tosetto, attuale vice sindaco e con alle spalle una buona esperienza della vita delle circoscrizioni (esperienza e conoscenza diretta che una buona parte dell’attuale gruppo consigliare del PD non ha) che recita parlando del bilancio partecipativo “…a mio parere va rivisto rispetto a come è stato portato avanti dalla precedente amministrazione. La mia e quella dell’amministrazione Rucco è infatti un’idea molto diversa del concetto di partecipazione dei cittadini, che deve essere attiva tutto l’anno, non solo il tempo di un bando.“. L’esempio che porta, quello relativo ai lavori di manutenzione di una scuola che vengono fatti o non fatti per merito di un comitato genitori più attivo di un altro, calza a pennello. Quella è normale manutenzione, non il premio a fine gara.

Tralasciando le affermazioni del gruppo Pd di Vicenza, ora all’opposizione, quando parla delle dichiarazioni di Matteo Tosetto rilasciate al solo Giornale di Vicenza, perché essendo state fatte in una conferenza stampa è evidente che erano dirette a tutti i mass media, cito, invece, tratto dalla dichiarazione del gruppo consigliare del PD, qualche brandello. Il primo “il vicesindaco Matteo Tosetto annuncia l’intenzione di eliminare lo strumento del bilancio partecipativo. Con la stessa preoccupazione leggiamo le dichiarazioni odierne. Confermano la grande confusione della maggioranza“. Mi sembra che le cose non stiano affatto così. Tosetto parla solo di rivedere il bilancio partecipativo di marca variatiana e dice anche a questo proposito “si intervenga sul territorio attraverso il bilancio partecipativo per promuovere idee innovative, progetti culturali o sociali, attività che creino aggregazione e integrazione“.  Personalmente mi permetto di dire che lo si può fare anche senza questa formula del bilancio partecipativo.

Il secondo brandello (non nell’ordine degli autori) “Tosetto annuncia la volontà di dar vita ai ?Consigli di Quartiere‘ ripartendo dal modello delle circoscrizioni, ma appare un’idea fumosa ed indefinita più di “comunicazione” che di partecipazione”. Terzo brandello “Ci impegniamo, come opposizione, con ogni strumento possibile perché l’amministrazione Rucco non elimini nessuno strumento di democrazia diretta e chiederemo la garanzia che i progetti che hanno ricevuto l’approvazione vengano realizzati nei tempi tecnici previsti e da rispettare“. Detto, per onor del vero, che non risulta da quanto si legge nelle dichiarazioni di Tosetto alcuna volontà di non realizzare i progetti approvati, qui le cose si fanno serie.

Gli sviluppi

L’affermazione fatta dal gruppo consiliare del PD di voler tutelare tutti gli strumenti di democrazia diretta, è una bella e condivisibile affermazione. Ma la democrazia ha molte vesti, a volte intercambiabili. Vi è la democrazia formale, quella sostanziale, quella delle parole, che scivola spesso in demagogia, quella delle concretezze e quella del rispetto delle leggi, democratiche naturalmente. Poi vi è quella della responsabilità che si assume chi gestisce la cosa pubblica. Un aspetto di questa è anche il tentare di migliorare quanto ereditato dal passato, un passato che cedeva spesso al gusto del “marchingegno“. Termine questo non mio (ma di Jacopo Bulgarini d’Elci per il cosiddetto “ingaggio” del prof. Giovanni Carlo Federico Villa al Chiericati con annesso ruolo nel cda della Fondazione Roi con le conseguenze, anche giudiziarie, ora in via di sviluppo, ndr). Matteo Tosetto propone, cosa corretta, la formula dei Consigli di Quartiere. Altri potranno proporre soluzioni diverse. Ritengo che si aprirà un dibattito e che sarà proiettato verso un allargamento della platea partecipativa rispetto a quella del “bilancio partecipativo”. Se sarà così, come mi auguro, sarà interessante ascoltare le proposte alternative e ricavarne il meglio.

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Nato a Thiene (Vicenza) il 21 aprile 1934 Residente in Vicenza - Piazzetta San Pietro n. 5 Già insegnante di educazione artistica presso le Scuole Medie della Città e della Provincia . Successivamente , in qualità di docente di ruolo, insegnante di Disegno Tecnico e Tecnologia delle Costruzioni presso l’Istituto Statale per Geometri “A. Canova” di Vicenza. Ricercatore presso l’Istituto Universitario di Venezia – Facoltà di Architettura - Dipartimento di Restauro dei Monumenti (coordinatore: prof. Romeo Ballardini). Attualmente in pensione- Organizzatore di rassegne d’arte e contitolare per un decennio della Galleria l’Incontro - alla Casetta del Palladio in Vicenza Già : * Consigliere Comunale dal 1970 al 1995; * Assessore alla Cultura di Vicenza dall’Aprile 1987 all’ottobre 1992; * Vice sindaco dal Maggio 1990 all’ottobre 1992. * Presidente della Istituzione pubblica “Biblioteca Civica Bertoliana” dal Marzo 1999, all’ottobre 2008 * Presidente della Fondazione “Vicenza Città Solidale”.Onlus * Presidente della Associazione Culturale “11 settembre” *Coordinatore Comitato Scientifico per le celebrazioni del 60° della Costituzione - fino al 150° della Unità d’Italia nel 2011- Prefettura di Vicenza - Decreto Prefetto dott. Mattei - Prot. 2007/4 Area Gab - * Per sei anni collaboratore della Fondazione Brodolini (emanazione del Ministero del Lavoro) di Roma occupandosi del rapporto tra il mondo del lavoro e le scuole professionali ad indirizzo artigianale - artistico. Ha scritto per varie testate