Il Sistema, magistrato Schiavon: Palamara da radiare “di nuovo” per libro di Sallusti. Sullo sfondo banche venete, Bankitalia e procura di Treviso

Luca Palamara al cellulare
Luca Palamara al cellulare
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Da pochi giorni è stato pubblicato un libro, Il Sistema, edito da Rizzoli,  che raccoglie una lunga ed analitica intervista rilasciata a un noto giornalista, Alessandro Sallusti, da Luca Palamara, fresco di radiazione dall’ordine giudiziario, ad opera del C.S.M.

L’ex magistrato, ritenendo ingiusta questa grave e storica sanzione a suo carico, ha annunciato che l’avrebbe impugnata per poter indossare ancora la toga.

Non è facile resistere alla tentazione di esprimere un grave giudizio sulla persona dell’ex magistrato, anche e soprattutto alla luce di questo suo libro. Anche a prescindere dalla gravissima vicenda della cena allargata a qualche noto uomo politico, organizzata all’Hotel Champagne per trovare, in una sede decisamente impropria, un accordo sulla nomina del nuovo Procuratore capo di Roma, Palamara dovrebbe essere radiato quantomeno adesso,  per le sue inqualificabili condotte descritte nel libro, che evidenzia, se ci fosse stato ancora qualche dubbio, una deviata personalità, sistematicamente votata all’esercizio del  puro potere, come suo unico valore comportamentale.

Si è confermato essere un uomo cinico, privo di etica e costantemente impegnato a svolgere il ruolo del sensale di posti, di nomine, di incarichi, di funzioni, pur di esprimere, anche con frequenti doppi giochi, la propria capacità di muoversi all’interno del “sistema”.

E ad una persona del genere è stato concesso di fare, per un certo numero di anni, il magistrato, incidendo non poco sulla vita altrui, e di rappresentare al più alto livello, l’intera categoria associata!

La magistratura finirà inevitabilmente per pagare a caro prezzo le proprie scelte rappresentative, essendo prevedibile che i destinatari del “servizio giustizia” – i cittadini – perderanno ancor più rapidamente quella fiducia nelle istituzioni che sta alla base della convivenza sociale e che, da tempo, già traballa.

Poco importa, ora, se esistano o non esistano ipotesi di reato nell’attuazione delle multiformi trame ordite dal Palamara e dai suoi interlocutori, magistrati o politici che siano; perché, proprio dal libro, esce un quadro di uno squallore inesprimibile, che mortifica i tantissimi magistrati che, forse neppure resisi conto del livello di degenerazione e di invasività correntizia, hanno svolto il loro delicato lavoro con tenacia e con impegno professionale quotidiano. Essi devono sentirsi traditi da uno come Palamara e dai suoi sodali: che – si consideri bene – sono, quasi tutti, pubblici ministeri e non magistrati giudicanti. Considerazione che  sembra avallare l’idea dell’opportunità della separazione fra le carriere dei magistrati.

Qualche tempo fa, proprio su questo giornale, avevo espresso non pochi dubbi sulla credibilità dell’indagine penale che ha preceduto il processo, attualmente pendente innanzi al Tribunale di Treviso, per la vicenda di Veneto Banca: alcuni conti non tornavano, come quello della decisione della Procura della Repubblica di Treviso di trasferire sistematicamente a quella di Roma il carteggio del procedimento (ora a carico del solo Consoli), per un’asserita sua competenza, poi negata dal giudice della Capitale.

Mi era venuto il dubbio che la richiesta degli atti, da parte dei PM romani, fosse dovuta alla loro intenzione di indirizzare le indagini solo verso una vittima predestinata (id est, Vincenzo Consoli) per evitare pericoli di coinvolgimento nei confronti degli uomini di Banca d’Italia. E così, impostato il capo di accusa in questa direzione, gli atti sono stati restituiti, dopo tre anni, a Treviso.

Pignatone con Napolitano
Pignatone con Napolitano

Questo mio dubbio si è rafforzato quando ho poi saputo che il capo della Procura di Roma, dott. Giuseppe Pignatone (di cui  tanto ora parla Palamara, nel suo libro, facendolo sembrare alquanto incline ai giochi di palazzo), una volta andato in pensione, è stato chiamato a svolgere le funzioni di presidente del Tribunale del Vaticano, dove – guarda caso – opererà anche quel Carmelo Barbagallo, più volte chiamato in causa come ipotetico corresponsabile del disastro della banca montebellunese. E’ solo una coincidenza?

Personalmente anche su questo nutro qualche dubbio, considerato che queste funzioni sono normalmente assegnate dopo trattative e programmazione che richiedono tempi di preparazione abbastanza lunghi.

Quanto a Palamara, sono disposto a scommettere che, ben presto, lo vedremo entrare in politica….

Magistrato Giovanni Schiavon

già presidente del tribunale di Treviso


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Nato a Treviso nel 1940 è stato magistrato dal 1967, svolgendo funzioni di giudice presso il Tribunale di Venezia , di consigliere presso la Corte di Appello di Venezia, di presidente di sezione del Tribunale di Treviso, di presidente del Tribunale di Belluno, di Capo dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia, di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, di presidente del Tribunale di Treviso. A partire dall’anno accademico 1989-1990, ha assunto l’incarico di docente presso la Cattedra di Diritto Fallimentare della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Udine. E’ stato nominato componente della commissione ministeriale per l’elaborazione dei principi di riforma del diritto concorsuale e in seguito, membro della ristrettissima Commissione per la redazione della stessa legge di riforma. E’ stato componente della commissione Disciplinare della Federazione Ciclistica Italiana, componente della Commissione Nazionale Antidoping del CONI, presidente di una società professionistica ciclistica.