Infermieri sovraccarichi, lo studio su 25 ospedali collega i carichi ai rischi per i pazienti

20
Infermieri sovraccarichi, assistenza e sicurezza dei pazienti in ospedale

La ricerca multicentrica ha coinvolto 2.349 professionisti e 21.044 assistiti. Nursing Up chiede organici adeguati alla complessità delle cure.

Quando aumentano i carichi degli infermieri sovraccarichi, crescono anche alcuni rischi per i pazienti. È il risultato centrale di uno studio multicentrico italiano pubblicato sul Journal of Advanced Nursing, che ha coinvolto 2.349 infermieri, 158 reparti e 25 ospedali, analizzando gli esiti assistenziali di 21.044 persone.

Nei reparti con maggiore pressione assistenziale lo studio rileva indicatori più elevati di cadute, lesioni da pressione e mortalità. La ricerca segnala anche il peso dell’organizzazione e della leadership infermieristica nel contenimento dei carichi e nella sicurezza delle cure. Un problema che si intreccia con la discussione sulla tenuta del sistema sanitario e sulla capacità di trattenere personale qualificato.

Il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, interpreta i risultati come un richiamo alle condizioni concrete nelle quali i professionisti devono sorvegliare, valutare e assistere i ricoverati. Secondo il sindacato, competenza e responsabilità individuale non possono compensare indefinitamente carenze strutturali degli organici.

Infermieri sovraccarichi, carenze medie del 22% nelle medicine interne

Un’indagine Fadoi del marzo 2026, condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna, stima una carenza media del 22% del personale infermieristico necessario; nel 18% delle strutture esaminate il deficit supera il 30%. Si tratta di reparti che assistono pazienti sempre più anziani, fragili e complessi.

Nursing Up richiama inoltre precedenti dati italiani: un paziente in più per infermiere sarebbe associato a un aumento del 3,4% della probabilità di mortalità durante il ricovero, mentre l’aumento dell’intenzione di lasciare il lavoro sarebbe correlato a un incremento del rischio. Il sindacato stima in circa 175mila unità il divario rispetto agli standard europei.

Il profilo sanitario OCSE ed europeo colloca l’Italia a 6,9 infermieri praticanti ogni mille abitanti, contro una media continentale di 8,4. Anche retribuzioni e spesa sanitaria restano distanti dai valori medi internazionali. Per il sindacato servono assunzioni diffuse, condizioni di lavoro sostenibili e una programmazione basata sulla complessità assistenziale, sui carichi reali e sugli indicatori di sicurezza, non soltanto sul numero dei posti letto.

La richiesta rivolta a Governo, Regioni e direzioni sanitarie è di trasformare questi indicatori in scelte strutturali. L’obiettivo è ridurre dimissioni e fuga all’estero, rendere più attrattiva la professione e garantire che il numero di operatori sia proporzionato ai bisogni dei pazienti.