Io sto con Israele: un effetto della manifestazione a VicenzaOro contro Israele

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Il presidio contro Israele, oggi a Vicenza, davanti all’entrata principale della Fiera ha contato la presenza di venti unità, divise tra di loro, forse due per sigla. Proporzionalmente eravamo di più “noi due” per una sigla “Io supporto Israele“; da una parte gli oltranzisti contro Israele e dall’altra i moderati, questi ultimi accompagnati da un signore con la barba bianca, se devo dire la mia opinione con onestà che non può piacere a tutti, era pure gradevole parlarci, anche se le nostre erano distanze discutibili ma vissute in un’ottica di serenità e confronto!
I firmatari della guerra contro Israele “a prescindere”, LeU (Liberi e Uniti, il nuovo partitino della Boldrini e di Grasso), Arci servizio civile (l’Arcigay assente, è in attesa di una succursale di democrazia in Palestina), CGIL, Donne in rete per la pace (forse era quella che mi urlava contro e non ho capito perché), Fornaci Rosse, M.I.R, LeU, Pax Christi, Progetto sulla Soglia, Salaam ragazzi dell’olivo-Vi, Vicenza Capoluogo, Potere al Popolo!, USB, Rifondazione Comunista, PCI e naturalmente Pax Christi…
Ad un certo punto, il dialogo con il signore con la barba bianca (che non conosceva nemmeno quell’angelo della Tamini) stava diventando troppo piacevole, nonostante le differenze, ho sentito il desiderio di mettermi la bandiera di Israele sulle spalle, perché non volevo essere confusa con i pro palestinesi… Solo per quello, sia chiaro! E lì è cominciata l’aggressione verbale da parte dei pro-pal oltranzisti, dai quali ho appreso che “anche Sharon avrebbe definito Israele uno stato nazista”… qualcosa nel corso degli anni deve essermi sfuggito… Io non nego il diritto né al confronto, né alla protesta, ma quando la protesta si fonda sull’ignoranza, sulla aggressività, sui diktat, sull’isterismo e non sullo scambio non dovrebbe essere tollerata.
Il poliziotto in borghese che conosco di vista, ha detto che “loro” (i pro-pal) erano autorizzati ed io no; secondo me non è corretto, i propal avevano segnalato il presidio in base all’ ART. 18 RD 773/31 Tulps, un regio decreto fascista del 1931, io non presidiavo, parlavo e camminavo.. L’autorizzazione è un’altra cosa, per questo ci vorrebbe qualche parlamentare di polso in grado di proporre una modifica alla legge, ho avuto le spalle coperte dalla bandiera di Israele per qualche minuto, ma non ero vestita in modo indecente, avevo diritto quanto loro di camminare con Enrico Richetti. Nulla mi vieta di camminare davanti a un presidio e nulla mi vieta di mettere una bandiera israeliana sulle spalle. O forse la bandiera di Israele, stato di diritto, è indecente?
Per ringiovanire ho deciso di ritornare quello che ero nel 1968 fino al 1973 (fatevene una ragione), non mi fermerò più davanti alle manifestazioni senza senso perché se la protesta poteva avere un senso seppur non condiviso, ha smesso di averlo per colpa di chi ha cominciato a gridare…
Come mi era stato detto venerdì “Paola, fai quello che vuoi… tanto inutile fermarti, ma l’ufficio politico della questura finirà con l’allontanare te con la bandiera israeliana, chiedendoti i documenti e di abbandonare il luogo del presidio“. Mai informazione fu più corretta. Siamo stati fermi per troppo tempo, per anni ci hanno consigliato di tenere profili bassi, soprattutto da Israele e il profilo troppo basso ha permesso lo sviluppo di manifestazioni al limite della legalità, perché lo striscione con scritto “Contro Israele” è insensato, adesso la Questura decida se aveva o meno autorizzato anche lo striscione!

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Paola Farina
Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.