Rotonda del Palladio a Nablus si chiama Beit Falasteen, Casa della Palestina. Tycoon palestinese Munib al-Masri: la mia è… 10 metri più alta

La Rotonda... di Nablus di Munib al Masri (Photograph Eitan Simanor Alamy)
La Rotonda... di Nablus di Munib al Masri (Photograph Eitan Simanor Alamy)
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Ieri sera un amico mi ha inviato la foto di una villa, di proprietà di un palestinese (vero). Non ho colto la sua provocazione, ho solo ironizzato, non ho minimamente pensato che fosse il frutto di tante guerre. Si tratta di Beit Falasteen, la Casa della Palestina, una copia, non di mio gusto della Villa la Rotonda, proprietario un tycoon di Nablus.

Lo sfondo della Rotonda di Nablus
Lo sfondo della Rotonda di Nablus

La casa si trova, appunto, a Nablus… cittadina di cui non ho molti ricordi, ma che sono certa di aver visitato negli anni 80. È a una sessantina di chilometri a nord di Gerusalemme, tra il monte Ebal e il Garizim. La popolazione è araba, attiva nella produzione di lane cardate, olii, sapone. È stata conquistata dall’Esercito israeliano durante la guerra dei sei giorni. Nel 1995, a seguito degli Accordi di Oslo, è stata sottoposta alla giurisdizione della Autorità Nazionale Palestinese.

Munib al Masri nella sua casa di Nablus (foto di APF)
Munib al Masri nella sua casa di Nablus (foto di APF)

La Palladiana e… Palladio mi perdoni” è la casa di Munib al-Masri, l’uomo più ricco dei territori contesi, un magnate del petrolio diventato filantropo con la passione per l’antiquariato.  Nato a Nablus nel 1934 si trasferì in America, per studiare geologia del petrolio nel 1952. Lui in un’intervista racconta che lavorava tante ore per pagarsi gli studi (come tanti studenti), ma io dico che all’epoca pochi studenti arabi o ebrei avevano il privilegio di studiare all’estero, per cui, se ciò a quei tempi era possibile, alle spalle c’era una famiglia benestante. Prima di tornare a Nablus fonda una redditizia compagnia energetica in Giordania e si espande in Medio Oriente. Come presidente della Palestinian Development and Investment Company (Padico), rappresenta circa un quarto dell’economia palestinese, il suo impero economico ora abbraccia tutto, dalle telecomunicazioni e aalle banche e all’edilizia all’agricoltura.

Munib al Masri all'interno della sua casa a Nablus
Munib al Masri all’interno della sua casa a Nablus

Non entro nel merito di gusto degli altri, per me il gusto è l’espressione del proprio vissuto, per altre persone è l’espressione dell’arroganza arricchita, per altre ancora solo l’ostentazione.  Masri ha dichiarato al Guardian “La mia versione (della Rotonda) è più alta di 10 metri”…. “E a Vicenza non hanno Adamo ed Eva o l’Arca di Noè. Per me, questo è l’originale”. Palladio ringrazia.

Munib al Masri davanti a una foto con Arafat (Photo di AFP)
Munib al Masri davanti a una foto con Arafat (Photo di AFP)

La costruzione di questa reggia è iniziata negli anni 90 con il contributo di suo figlio Rabih (bell’uomo, niente da dire, per ora), che ha studiato architettura presso l’università di Berkeley in California, così con un po’ di campanilismo veneto dico che se avesse studiato a Venezia, forse le cose sarebbero andate diversamente. Nel 2002 durante la seconda Intifada l’area in costruzione è stata occupata dall’esercito israeliano, che l’ha rovinata… ma, si sa, la guerra è soprattutto questo, una rovina per tutti. Non gliel’ha espropriata, gliel’ha ritornata con qualche danno, non lo metto in dubbio. Si ritenga fortunato!

Munib al-Masri non si è fatta mancare la piscina nella sua... Rotonda a Nablus (foto Atta Awisat)
Munib al-Masri non si è fatta mancare la piscina nella sua… Rotonda a Nablus (foto Atta Awisat)

Secondo il proprietario la casa è stata concepita come un monumento alle aspirazioni dello Stato palestinese, in parte memoriale di ciò che è andato perduto, in parte faro per un possibile futuro (fonte the Guardian 2019). Al Jesualem Post nel 2016 dichiarava che la casa era dedicata al popolo palestinese. Io prendo solo atto che ci abita lui.

Per un futuro di coesione possibile, sia per Israele, sia per l’Autorità Nazionale Palestinese è che entrambi provino a coinvolgere i filantropi, per collaborare per la costruzione di una pace vera e duratura, nel rispetto degli accordi da ambo le parti. Negli accordi politici c’è sempre qualcuno che viola gli interessi dell’uno o dell’altro, ma sono sicura, per provata esperienza che anche nella filantropia ci sono guerre di potere, soprattutto in Medio Oriente e nella fascia a ridosso della regione asiatica.

L'interno della Beit Falasteen, Casa della Palestina, la Rotonda di... Nablus
L’interno della Beit Falasteen, Casa della Palestina, la Rotonda di… Nablus

Nel mio percorso di vita ho conosciuto solo filantropi per bene, quelli che portano avanti i loro progetti senza mai prestarsi al gioco mediatico e alla prostituzione televisiva. La verità è che la maggior parte dei filantropi, soprattutto quelli di nuova generazione, nati dai social, sono portatori delle parole “pace” e “solidarietà”, ma sostenitori del proprio ego. Abusano del ruolo per dar lustro a se stessi, parlano a comizi, in TV, spesso con scarsa conoscenza dei fatti e non si rendono conto che le loro sparate, dettate più dalla pancia che dall’anima, diventano oggetto di attrito e non di coesione.

La Rotonda doc del Palladio
La Rotonda doc del Palladio

I migliori sono quelli che lavorano dietro le quinte, non hanno la risonanza che meriterebbero, ma è giusto che sia così, perché filantropia altro non significa che “amore per il prossimo che induce a compiere atti di solidarietà”.

E… che possa Andrea Palladio riposare in pace, senza rivoltarsi nella tomba.

Fonti

https://www.jpost.com/magazine/munib-al-masri-the-journey-one-of-the-wealthiest-palestinians-472229?fbclid=IwAR0lDQYfVzgEXy2QiVTrO-lXBJtcsMSW-8G6s41

https://www.theguardian.com/artanddesign/2019/feb/06/house-of-palestine-architectural-wonder-west-bank-oil-tycoon-munib-al-masri

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.