
In base ai nuovi criteri di classificazione dei comuni montani contenuti nella cosiddetta Legge Montagna — un provvedimento ancora in discussione e fortemente voluto dal Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli — ben 16 comuni del Vicentino rischierebbero di perdere lo status di “montani”.
I centri interessati dalla riforma sono Bassano del Grappa, Breganze, Brogliano, Chiampo, Colceresa, Cornedo Vicentino, Fara Vicentino, Marostica, Monte di Malo, Pianezze, Piovene Rocchette, Romano d’Ezzelino, Salcedo, San Pietro Mussolino, Santorso e Trissino.
Una circostanza che ha spinto la Provincia di Vicenza a scendere in campo, chiamando direttamente in causa il Ministro per tutelare le peculiarità del territorio.
Legge Montagna: il rischio economico e sociale per il Vicentino
Pur esprimendo un parere positivo generale sulla riforma, i vertici di Palazzo Nievo hanno inviato una lettera formale a Calderoli (e per conoscenza a Regione Veneto e ai parlamentari del territorio) esprimendo forte preoccupazione. Il declassamento, infatti, non è una questione puramente formale: comporterebbe l’esclusione dai finanziamenti diretti, come il Fosmit (Fondo nazionale per lo sviluppo dei comuni marginali), la perdita di sgravi burocratici e delle tutele specifiche previste per le “terre alte“.
Secondo la Provincia, privare queste realtà dei fondi necessari accelererebbe fenomeni critici come lo spopolamento e il dissesto idrogeologico, quest’ultimo strettamente legato all’abbandono del presidio umano.
La posizione della Provincia: “La realtà non è fatta solo di numeri”
Il presidente Andrea Nardin, insieme al vicepresidente Moreno Marsetti e al consigliere delegato Renzo Marangon, sottolinea come la conformazione vicentina veda l’area montana proseguire senza soluzione di continuità in una vasta zona pedemontana e collinare che condivide le medesime fragilità strutturali della zona alpina.
“Chiediamo al Governo che la classificazione sia aderente alla realtà geografica e sociale – ha detto Nardin -. Non possiamo limitarci a tutelare solo le vette: dobbiamo salvaguardare l’intero sistema delle terre alte e delle loro pendici abitate, garantendo che nessuno venga lasciato indietro per colpa di un parametro numerico”.
“La distinzione tra zona alpina e pedemontana nel Vicentino – ha aggiunto Marsetti – è spesso solo altimetrica, ma non sostanziale in termini di svantaggio socio-economico. Molti comuni gestiscono territori vasti e impervi che richiedono manutenzione costante; privarli del supporto significherebbe condannarli all’abbandono”.
Infine Marangon (Delegato alla Montagna), ha concluso: “Il presidio antropico è l’unico vero argine contro il dissesto e l’avanzamento incontrollato del bosco. Perdere l’accesso ai finanziamenti comprometterebbe irrimediabilmente la gestione di un paesaggio fragile che richiede investimenti continui”.






































