Alla serata antifascista a Vicenza per il Psi Luca Fantò, Gianluca Capristo e Giovanni Coviello, che ricorda il padre in campo di concentramento e i morti per la libertà

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Dopo aver incontrato anche oggi i cittadini di Vicenza e non solo al gazebo in Contrà Cavour a Vicenza, Luca Fantò, segretario regionale del Psi del Veneto, Gianluca Capristo, vice segretario provinciale e candidato di Insieme alla Camera a Vicenza 5 plurinominale, e Giovanni Coviello, coordinatore cittadino del Psi di Vicenza e candidato al plurinominale del Senato nel collegio Veneto 2 (Vicenza, Verona e Padova) per la lista “benedetta” da Romano Prodi che unisce socialisti, verdi e ulivisti, si sono recati a Piazza delle Erbe per partecipare (nella foto sono accanto a Giovanni Rolando) all’evento antifascista programmato stasera per iniziativa di Anpi Vicenza, Associazione Fornaci Rosse, C. S. Bocciodromo e sigle sindacali locali.

Non erano poche le persone presenti, mentre un gruppo di estrema destra, non autorizzato a manifestare, teneva all’erta le forze di polizia contrapponendosi agli agenti presenti per vigilare che tutto si potesse svolgere nell’ordine.

Dopo il discorso dell’Anpi e gli interventi di Stefano Pogggi per Fornaci Rosse e degli altri promotori il microfono veniva aperto per chi volesse intervenire e solo per un disguido organizzativo Giovanni Coviello non ha potuto rivolgere alla piazza il saluto dei socialisti vicentini.

Gli diamo qui la parola perchè possa rendere noto il suo breve messaggio: “nel 1943 mio padre non aderì alla Repubblica di Salò e fu deportato nel campo di concentramento di Stettino in Polonia da cui tornò per merito della Croce Rossa che riuscì a riportare in Italia un gruppo di internati colpiti da gravi malattie. Lui tornò distrutto nel fisico, pesava 39 chili, ma più forte nella dignità di uomo mi trasmise insegnamenti di democrazia e antifascismo che nessun libro potrebbe contenere. Non dico altro se non che saluto qui stasera a nome dei socialisti di Vicenza chi come lui, pochissimi ebrei e antifascisti, è tornato vivo dai acmpi di concentramento ma soprattutto i moltissimi di più che mai tornarono e chi morì nella lotta partigiana. La loro morte segnò la nascita della democrazia. Grazie!”  

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