Ricevo da Teresa figlia di Angelo, uno dei tanti lavoratori della Marlane Marzotto morti di cancro, un breve commento sull’articolo che è stato pubblicato recentemente su ViPiù relativo alla bonifica e alla riqualificazione dell’area nella quale insistono il vecchio stabilimento della Marlane Marzotto, dismesso da quasi vent’anni, e un inquinamento che, evidentemente, è ancora presente e può essere pericoloso.

Che dire? In queste poche righe è riassunto il dolore di chi ha perso un padre che lavorava in una situazione sostanzialmente pericoloso e che si è ammalato. Ma c’è tutto il dramma della solitudine dovuta all’indifferenza degli “altri”, degli indenni dalla tragedia, di chi vuole dimenticare, di chi potrebbe e non fa, di chi si limita a qualche frase di circostanza. C’è (e chi conosce Teresa lo sa bene) anche la rabbia perché le cose non cambiano, perché, nel lavoro, ci si continua ad ammalare, ci si infortuna, si muore.

Le vittime sono centinaia, migliaia ogni anno come rileva in maniera quasi maniacale l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro curato da Carlo Soricelli. Una Persona che dobbiamo sempre ringraziare perché riesce a informare su una questione – la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro – che i più tendono a ignorare o sottovalutare.

Adesso passo il testimone a Teresa. Leggete queste poche righe, c’è da imparare.

Riqualificazione e bonifica. Sarà così? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per ora si contano i morti tra gli operai che in questa fabbrica lavoravano. Nomi e cognomi di donne e uomini che si sono ammalati perché a contatto con materiali dannosi e nocivi senza alcuna protezione. Uomini e donne che per la giustizia però sono morte per coincidenza, o perché non si curavano, perché fumavano a detta di chi era invece pagato per difendere i loro interessi.

Un progetto in atto mentre un processo, un secondo, va avanti nel silenzio come fu per il primo.

Per un green pass si sono spostate e sono scese in piazza moltissime persone ma guarda caso per storie come queste o come altre che interessano la nostra bella Italia non si è mosso nessuno, anzi no si sono mosse poche persone. Questi morti meritano molto poco, chi si ammala di cancro merita molto poco. A parte i giorni della memoria o le giornate calendarizzate che servono a “pulire” le coscienze.

Resta il fatto che i cavilli burocratici sono lunghi e infiniti, il fatto che chi ha sbagliato sapendo di farlo non ha mai pagato e il resto di questi danni è visibile agli occhi di tutti … Non pretende e Tace!”

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.