Marzotto, su “L’Identità” le mosse di Antonio Favrin per far suo il Gruppo tessile internazionale

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Marzotto Valdagno

La Marzotto non è più dei Marzotto, è di Favrin“. Titola così L’Identità, quotidiano d’opinione cartaceo e online di base a Roma. Ivano Tolettini, in un suo articolo, ha ricostruito l’ascesa e l’ultima mossa di Antonio Favrin, ingegnere e manager di lungo corso all’interno del gruppo con sede a Valdagno, in provincia di Vicenza.

Lo storico gruppo tessile internazionale fondato nel 1836 non è più controllato dalla famiglia allargata di ricchi imprenditori veneti. Con la clamorosa zampata finanziaria del vecchio dirigente, che in 59 anni di onorato servizio per i Marzotto – fu assunto quando era ancora in vita il grande Gaetano junior – si è fatto timoniere, l’ingegnere Antonio Favrin”.

L’acquisto di Manifattura Internazionale, ovvero la cassaforte del gruppo, è avvenuto alle buste attraverso la finanziaria di Favrin, Faber Five, per 32 milioni e 10 mila euro. Ora, ci sono 2 mesi per perfezionare l’acquisto.

Il quotidiano online si sofferma su “quei” 10 mila euro che, a conti fatti, sono il margine con il quale Favrin ha superato l’offerta concorrente, quella di “Lodovico Donà Dalle Rose, 28enne figlio di Andrea”, quest’ultimo era vice presidente del Gruppo Marzotto quando è morto all’età di 76 anni. “Nelle buste consegnate al notaio Marchetti di Milano ha inserito un’offerta con una forchetta da 22 a 32 milioni di euro”, si legge.

La mossa di Favrin ha questo effetto: “Con questa operazione la sua (di Antonio Favrin, ndr) Faber Five sale all’80% del capitale di Trenora, mentre il rimanente 20% è di Vittorio Marzotto, fratello di Matteo, che entro un mese potrà esercitare il diritto di covendita a favore dei Favrin per 16 milioni di euro. A sua volta Trenora, che fu costituito da Umberto Marzotto – l’ex marito di Marta e padre di Vittorio, dandogli il nome del panfilo del padre Gaetano -, cui è soggetta la capogruppo Marzotto Spa, ha in pancia il 52% di Wizard, lo scrigno azionario che controlla appunto uno dei principali player internazionali del settore tessile, che occupa oltre 3 mila persone in Italia e all’estero con un fatturato a fine 2023 stimato attorno ai 400 milioni e un ebitda sui 50 milioni. L’altro 48% di Wizard rimane in quota per il 28% ai Donà dalle Rosa con MI e per il 20% a Simon Fiduciaria riconducibile alle figlie di Giannino Marzotto”.

Infine, il quotidiano online offre un retroscena sull’operazione: “L’identità – scrive Ivano Tolettini – è in grado di svelare per prima gli inattesi retroscena di una sorta di Dynasty interna alla sesta e settima generazione di alcuni rami dei Marzotto. Per mesi si era giocata nei salotti felpati della finanza milanese, con l’apertura di una data room ai fondi d’investimento che avevano stimato il valore del gruppo in 200 milioni di euro.

I rumors accreditavano che Lodovico Donà dalle Rose con la regia di Lazard volesse rilevare la partecipazione della famiglia Favrin, negoziando un prestito per la necessaria provvista di 50 milioni. Quelli complessivi che mette sul tavolo Faber Five se Vittorio Marzotto venderà la sua quota in Trenora. In realtà l’ing. Favrin non voleva cedere il comando, forte di un patrimonio valutato centinaia di milioni di euro. Egli con indubbia abilità ha pilotato una scalata che è partita vent’anni fa quando su volere di Pietro Marzotto entrò nell’azienda tessile dopo i quasi trent’anni trascorsi in Zignago. Il presidente di Marzotto è affiancato dal figlio Davide, che è l’amministratore delegato, con la figlia Federica che siede nel Cda con il vicepresidente Andrea Guaccero, Donatella Ratti e Federico Torresi.

I Favrin adesso diventano anche gli azionisti di maggioranza con il 68% di Ratti spa, quotata in Borsa. Così tra gli scenari possibili l’ingegnere può valutare la fusione inversa convocando l’assemblea straordinaria per riportare il gruppo tessile in Piazza Affari. Un colpo da maestro che valorizzerebbe ulteriormente l’investimento”.

Fonte: L’Identità