Mauro Fabris sul Corriere dello Sport: «Fu Giovanni Coviello a portarmi alla guida della Legavolley femminile». Per venti anni… di crescita

Mauro Fabris, nativo di Camisano Vicentino, ricorda pubblicamente il ruolo avuto dal vicentino adottivo Giovanni Coviello nella sua elezione a presidente della Legavolley femminile: da lkì 20 anni di crescita del movimento

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Giovanni Coviello con Mauro Fabris alla ricerca della Supercoppa dimenticata
Giovanni Coviello con Mauro Fabris (frame da intervista video di VicenzaPiùTv - LaPiù TV del 21 ottobre 2017)

Nell’intervista al Corriere dello Sport per i vent’anni alla guida della Legavolley femminile, Mauro Fabris, nativo di Camisano Vicentino, ricorda pubblicamente il ruolo avuto dal vicentino adottivo Giovanni Coviello nella sua elezione. Un passaggio che riporta alla memoria anche la stagione d’oro della pallavolo femminile vicentina tra Serie A1, Coppe europee e titoli nazionali maggiori e giovanili.

Il ricordo di Mauro Fabris sulla nascita della sua presidenza ventennale

La lunga intervista concessa a Pasquale Di Santillo da Mauro Fabris al Corriere dello Sport (clicca qui) per celebrare i suoi vent’anni alla guida della Legavolley femminile contiene anche un importante riferimento a Vicenza e a uno dei protagonisti della stagione più significativa vissuta dalla pallavolo femminile cittadina: Giovanni Coviello.

La prima pagina dell'intervista a Mauro Fabris su Il Corriere dello Sport del 12 maggio 2026
La prima pagina dell’intervista a Mauro Fabris su Il Corriere dello Sport del 12 maggio 2026

Mi firmo e d’ora in poi scrivo in prima persona perché amo la verità, che io conosco più di tutti per quanto mi riguarda, perché se TuttoSport e Il Corriere dello Sport si ricordano della mia storia, che è anche storia di Vicenza, i fogli locali si autocensurano e perché rifuggo dall’ipocrisia…

Nel ricostruire l’inizio della propria esperienza ai vertici del movimento nazionale, Mauro Fabris, vent’anni dopo e pur con qualche amnesia negli anni passati che gli perdono dall’alto della mia età anche per ringraziarlo del suo odierno ravvedimento… operoso (nel girarmi le pagine della sua intervista mi ha scritto “Diamo a Cesare quello che è di Cesare”), ricorda infatti il ruolo avuto proprio da me, che ero, dal 1994 il presidente e/o dg della società vicentina, nel convincerlo a candidarsi alla guida della Legavolley femminile.

La frase riportata nell’intervista è esplicita: «Mi ricordo ancora quando Giovanni Coviello, allora presidente di Vicenza, mi venne a cercare per chiedermi di fare il presidente visto che in Lega si riusciva solo a litigare. Ero impegnato in politica e non avevo tempo, quindi gli chiesi di venire con tutti i voti e avrei accettato, pensando di riuscire a scantonare. Invece…».

Parole che restituiscono il peso politico e sportivo che Vicenza aveva assunto all’interno della pallavolo femminile italiana tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. In quel periodo ero non soltanto il dirigente di una società importante, ma uno degli interlocutori più ascoltati e autorevoli del volley nazionale e non solo.

Dopo aver contribuito a portare la Unibit Roma di Simonetta Avalle per la prima volta in A1 nel 1991, sotto la mia guida, spesso supportata da bravi tecnici e dirigenti, alla fine, come spesso succede, rinnegata da altri, la pallavolo femminile vicentina riuscì infatti a compiere un salto storico. In una città tradizionalmente identificata soprattutto con il glorioso basket femminile dell’indementicato, da me, Antonio Concato, e il calcio della Nobile Provinciale, Vicenza arrivò per la prima e finora unica volta e, poi, stabilmente ai vertici della Serie A femminile di volley e delle competizioni europee.

Il percorso culminò con la promozione in Serie A1 nella stagione 1997-1998 della Biasia Vicenza, seguita da anni di grande competitività nazionale e internazionale spesso con gli sponsor Minetti e Infoplus. Durante la mia gestione arrivarono infatti e oltre alla fondamentante promozione in A1:

  • una Coppa Italia di A2,
  • semifinali scudetto,
  • una Coppa CEV e altre 3 finli europee,
  • una Supercoppa italiana,
  • 4 scudetti nel settore giovanile, per non citare quelli di Lega
  • 7 titoli tra scudetti e Coppe Italia nell’allora beach volley 4 x 4 di serie A.

Un’esperienza che contribuì anche alla crescita complessiva della Legavolley femminile , di cui fu più volte membro del Consiglio direttivo e per un lungo periodo anche vice presidente, proprio a cavallo degli anni in cui Mauro Fabris ne assumeva la guida e iniziava quel lungo percorso che oggi lui stesso definisce nell’intervista come la costruzione di «un movimento strutturato, con un’identità forte».

Il riferimento al sottoscritto non appare dunque come una semplice citazione nostalgica, ma come il riconoscimento del ruolo svolto da dirigenti capaci di contribuire non soltanto ai risultati delle proprie società, ma anche alla crescita complessiva del movimento pallavolistico italiano femminile.

A distanza di oltre vent’anni, quelle parole riportano così alla memoria una stagione sportiva nella quale Vicenza riuscì davvero a sedersi al tavolo della grande pallavolo femminile nazionale ed europea sulla base di un modello virtuosamente sostenibile (tradotto: avevamo pochi soldi”) prima che venisse azzerato in solo un anno dai nuovi gestori, pseudo sponsor locali.

La Vicenza “cupa” dei poteri, di certo non sportiva, che osteggiava questa testata web e quella cartacea fondata proprio nel 2006, mi aveva tolto il fiato ed era stata la causa principale della retrocessione nella stagione 2008-2009 dopo l’esilio forzato e pre agonico a Imola, voluto dai signori della guerra (alle nostre testate) in quella precedente.

Obbligato nel 2009 a farmi da parte, complici vari Giuda interni, ne guadagnarono, paradossalmente, proprio le testate che si volevano morte ma a cui mi dedicai, a quel punto, personalmente fino a festeggiarne insieme ai lettori e proprio quest’anno i “primi venti anni”, complessi ma costruttivi come i venti anni di Fabris alla guida illuminata della Legavolley.

Ma Vicenza perse la sua prima gemma, quella sportiva, prima di veder sparire o migrare verso altri lidi la Banca, la Fiera e la multiutility.

Se una perdita, quella delle decine di campionesse della Biasia e poi della Minetti Infoplus Vicenza applaudite e/o ammirate (con invidia mista a rispetto?) da decine di migliaia di tifosi della pallavolo in Italia e fino al Giappone e di esempio per oltre un migliaio di giovanissime biancorosse in città e di decine di migliaia nei club consorziati in tutta la Penisola, era solo un indizio, le altre tre “sparizioni” sono la prova che Vicenza sa… suicidarsi.

Ma anche risorgere dalle proprie ceneri.

Sto parlando di VicenzaPiù Viva e di ViPiu.it?

Decidetelo voi.


Giovanni Coviello con Mauro Fabris in un’intervista video di VicenzaPiùTv – LaPiù TV del 21 ottobre 2017