
L’esito della mediazione con PwC per i bilanci di Veneto Banca, di cui era revisore, riconosce 1.000 euro ai risparmiatori. Ma uno scambio di mail tra un assistito e lo Studio Calvetti solleva interrogativi su anticipi già versati, compensi e chiarezza dei conteggi.
L’esito della mediazione tra alcuni ex azionisti e obbligazionisti di Veneto Banca e la società di revisione PwC continua a far discutere (leggi anche “Veneto Banca, processo PwC per l’ostacolo alla vigilanza: la tagliola della prescrizione“).
A emergere, oltre alla modestia degli importi riconosciuti, sono anche i dubbi sulla gestione degli anticipi legali già versati allo Studio legale Calvetti, che ha curato un’azione collettiva e a cui, dopo tentativi di contatto non felici per il periodo in corso, abbiamo chiesto e chiediamo un commento.
Nel caso, ad esempio, di Marco Raengo, come per tutti coloro che rientrano nella sua tipologia di socio “minore” di Veneto Banca posta in LCA, la proposta transattiva, ben diversa di quella a favore di Consob e Banca d’Italia, sia pure “reclamanti” a titolo diverso e non per danni diretti come quelli subiti dai soci, prevede il riconoscimento di 1.000 euro “netti”, a saldo e stralcio di ogni pretesa nei confronti di PwC.
Una cifra che lo stesso studio, nello scambio di mail che Raengo ha sottoposto alla nostra attenzione, ammette essere lontana dalle perdite subite, magari attribuibili a presunti controlli non esaustivi di PwC sui bilanci dell’Istituto di Montebelluna, ma che viene giustificata con le difficoltà probatorie di un eventuale contenzioso civile. Secondo quanto spiegato nelle comunicazioni ufficiali tra socio e studio, gli unici elementi spendibili in giudizio deriverebbero dal procedimento penale in corso a Roma e riguarderebbero esclusivamente il bilancio 2014, con forti limiti temporali per gli investimenti antecedenti.
Il nodo critico, però, non è tanto l’entità “forzosamente limitata” del ristoro ma, come si evince dalla scambio di mail, la questione degli anticipi già versati dai risparmiatori negli anni allo studio legale (presumibilmente anche ad altri studi/associazioni chi avessero seguito strade simili per questa banca), a titolo di acconto sul compenso pattuito, pari al 15% delle somme recuperande.
Raengo, che ha scritto con precisione anche se altri soci hanno solo lamentato verbalmente analoghe situazioni, sottolinea come tali anticipi superino ampiamente i 150 euro teoricamente spettanti allo studio su un rimborso di 1.000 euro, chiedendo quindi chiarimenti sulla restituzione delle somme eccedenti.
Nella risposta lo Studio Calvetti afferma che l’importo riconosciuto da PwC sarebbe in realtà di 658,86 euro, arrotondato a 1.000 euro dallo studio stesso, che dichiara di rinunciare al proprio compenso percentuale. Una spiegazione che l’assistito definisce “difficile da comprendere”, soprattutto perché non chiarisce in modo puntuale come debbano essere considerati e contabilizzati gli anticipi già corrisposti.
Al di là del singolo caso, la vicenda mette in luce una questione più ampia: il rapporto di fiducia e trasparenza tra studi legali, associazioni varie e risparmiatori coinvolti in lunghe e complesse azioni collettive e singole nate dal crac delle banche venete. La mediazione con PwC riduce, nel caso specifico e pur nella sua esiguità, il rischio di anni di contenzioso dall’esito incerto, ma lascia aperti interrogativi su costi sostenuti, aspettative alimentate e reale beneficio finale per chi, da tempo, attende(va) giustizia.



































