
I consiglieri regionali Manildo, Luisetto e Sambo sollecitano una risposta investigativa e propongono un confronto istituzionale sulle politiche rivolte ai giovani.
Le minacce nelle chat scolastiche richiedono indagini sui responsabili e una protezione concreta per studenti, famiglie e docenti. È la posizione espressa da Giovanni Manildo, Chiara Luisetto e Monica Sambo del Partito Democratico in due invii coincidenti esaminati e accorpati.
Manildo parla di una rete interessata a diffondere paura e caos sociale attraverso messaggi su possibili devastazioni e stupri. Collega l’episodio ai falsi allarmi bomba che hanno portato all’evacuazione di diversi istituti veneti e chiede un’azione investigativa capace di ricostruire origine e diffusione dei contenuti.
Le indicazioni nazionali per la tutela degli studenti sono pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Sul caso sono già emerse altre reazioni alle minacce nelle chat.
Minacce nelle chat scolastiche, protezione e prevenzione
Luisetto e Sambo sottolineano l’effetto delle minacce sulle paure vissute dalle studentesse, in un contesto segnato dalla violenza contro le donne. Chiedono che il mondo della scuola sia protetto da attacchi e strumentalizzazioni e che le persone coinvolte possano continuare a frequentare gli istituti in condizioni di tranquillità.
I tre consiglieri si dichiarano disponibili a un confronto con il presidente della Regione Alberto Stefani e con la Giunta. Accanto alla sicurezza propongono di rafforzare le politiche sociali, educative e psicologiche rivolte ai giovani, intervenendo sulle fragilità prima che possano trasformarsi in rabbia o diventare terreno di manipolazione.
La presa di posizione distingue l’accertamento giudiziario dalla risposta politica. Stabilire chi abbia creato o rilanciato i messaggi compete alle autorità; alle istituzioni spetta invece assicurare protezione, coordinamento con le scuole e strumenti di sostegno accessibili alle famiglie.
Le minacce nelle chat scolastiche restano oggetto di verifica. Manildo, Luisetto e Sambo chiedono che il caso non sia ridotto a una provocazione online e che alle indagini si accompagni un lavoro stabile di prevenzione.
































