Padri vittime di violenza, chiesto un numero verde nazionale dedicato all’ascolto

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numero verde per i padri

Padri in Movimento chiede a Governo e Parlamento l’istituzione di un numero verde per i padri che subiscono violenza psicologica o economica e per chi attraversa una grave crisi familiare.

L’associazione sostiene che l’attuale sistema pubblico offra correttamente strumenti alle donne vittime di violenza e percorsi per gli uomini autori di abusi, ma non preveda un canale nazionale riconoscibile per gli uomini che dichiarano di subire prevaricazioni. La proposta è illustrata sul tema dalla rete Padri in Movimento.

La richiesta del numero verde per i padri segue altre iniziative dell’associazione, tra cui quella sugli alloggi temporanei per genitori separati in Veneto. Il coordinatore Luca Valentini insiste sul principio di aggiungere tutele, senza ridurre quelle esistenti per donne e minori.

Nel comunicato vengono citati i dati Istat relativi al 1522: nel 2025 una quota delle chiamate valide è stata classificata fuori target, categoria che comprende anche contatti da o su vittime di sesso maschile. L’associazione richiama inoltre i dati sui reati di atti persecutori e maltrattamenti in famiglia per sostenere la necessità di servizi capaci di intercettare anche le vittime uomini.

Numero verde per i padri, la proposta al Governo

Padri in Movimento propone un servizio pubblico di ascolto e mediazione preventiva dedicato alla paternità in crisi. Il canale dovrebbe offrire un primo orientamento nei casi di violenza psicologica, difficoltà economica e interruzione conflittuale del rapporto con i figli, indirizzando poi le persone verso servizi competenti.

Valentini sottolinea che intervenire soltanto quando un reato è già avvenuto non esaurisce la prevenzione. La richiesta è rivolta alla Presidenza del Consiglio, al Ministero per la Famiglia e ai gruppi parlamentari, chiamati a valutare un’integrazione dell’attuale rete di sostegno.

Il numero verde per i padri, nelle intenzioni dei promotori, non dovrebbe creare una competizione fra vittime né mettere in discussione gli strumenti esistenti. L’obiettivo dichiarato è colmare un vuoto nell’accesso all’ascolto e proteggere anche i figli coinvolti nelle separazioni ad alta conflittualità.