Da mesi Carlo Calenda si vanta della popolarità della quale godrebbe in Veneto.
A parte l’essere scomparso dopo aver intascato l’elezione al Parlamento Europeo, forse non ha capito che tanti elettori veneti – quelli democratici e progressisti – non sono interessati solo al portafogli, ma anche al progresso civile.
Quando Calenda, chiamato ad esprimersi sulla legalizzazione della cannabis, ammette di non avere una posizione in merito, dimostra di non aver capito che un programma elettorale incentrato sulle questioni economiche ma che ignora i temi sociali, è qualcosa che non sta in piedi.
Non ci si può occupare di giovani e di soldi pubblici senza considerare il peso delle narcomafie sulla vita quotidiana dei nostri ragazzi e sull’elusione fiscale.
Altrettanto non si può parlare di bilanci delle famiglie senza occuparsi del riconoscimento di unioni e dei diritti all’adozione.
Infine non si può parlare di spesa pubblica per la sanità e l’assistenza senza affrontare il tema del fine vita.
Ma Calenda su tutto questo non sa che dire e si propone con il suo assordante silenzio in una regione dove bigottismi, arretratezza sui diritti civili, integralismi religiosi e ideologici lasciano ancora segni profondi.
Se Calenda vorrà confrontarsi, sappia che noi di +Europa su tutti questi temi abbiamo idee molto chiare.

Giorgio Pasetto
Candidato capolista al Senato nel collegio plurinominale Veneto 2.