“Persone con disagi mentali legate per ore al letto”, la denuncia delle associazioni e del consigliere Asproso (Coalizione Civica): “preoccupazione per pratica in aumento”

centro salute mentale disagi mentali
centro salute mentale disagi mentali
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Il 4 dicembre scorso Fernando Pretto, Presidente della ODV Cittadinanza e Salute, Gisella Trincas, Presidente UNASAM, Riccardo Cagnes, Coordinatore FISH della provincia di
Vicenza, Aida Brusaporco, Segretaria SPI CGIL Lega di Dueville, hanno cercato di attirare l’attenzione di istituzioni politiche e sanitarie su un tema molto delicato come quello del disagio mentale con una lettera inviata ai sindaci e ai direttori delle Ulss 7 Bortolo Simoni (commissario) e 8 Giovanni Pavesi. Nella lettera si denunciava in particolare la pratica della contenzione fisica, cioè di legare al letto queste persone, nelle strutture, esterne agli ospedali ma dipendenti dalle Ulss, che non sono manicomi, perché sono stati abolito, che si occupano di disagi mentali.

Il consigliere comunale di Vicenza Ciro Asproso ha raccolto le istanze di queste associazioni presentando un’interrogazione al sindaco e presidente della provincia di Vicenza Francesco Rucco.

Consigliere Asproso, c’è mai stata una risposta alla lettera delle associazioni?

“Non mi risulta che qualcuno si sia preso la briga di rispondere, a parte alcune dichiarazioni per cui la pratica sarebbe giustificata per brevi periodi di tempo”.

Cosa potrebbe fare concretamente il sindaco e presidente della provincia di Vicenza Rucco?

“Lui ha un ruolo importante nel coordinamento provinciale dei sindaci, potrebbe farsi sentire con le Ulss. Quanto meno sarebbe il caso di una sua presa di posizione contraria e di capire come mai stia aumentando questa pratica negli anni, ci saremmo aspettatti il contrario”.

Di seguito alcuni passaggi della lettera:

Considerando le ultime politiche sulla salute mentale dalla Regione Veneto sembra sia in
atto una vera e propria restaurazione per arrestare il processo di civiltà che ha portato in Italia alla legge Basaglia, restituendo la piena dignità e il diritto di cittadinanza alle persone con disagio mentale: 1) Si chiudono poco a poco servizi territoriali essenziali (il CSM di Schio lo è da quasi un anno e mezzo); 2) nascono in compenso “piccoli manicomi”, come sarebbe giusto chiamarli, istituiti con la delibera regionale n. 59 del 28/5/2018, strutture che possono concentrare fino 40 ultra quarantacinquenni, dichiarati già a quell’età malati cronici; 3) si delibera che nelle nuove residenze le rette siano sostenute in una percentuale elevata (il 40%) con la quota sociale (quindi dalle famiglie e dagli enti locali).

A Montecchio Precalcino con buona probabilità ne sorgerà uno nell’area dell’ex ospedale
psichiatrico. Non si può negare una certa coerenza nella scelta del luogo. E’ una storia che si ripete: si torna a strappare dal corpo sociale e ad isolare le persone che si pensa non valga più la pena di curare e riabilitare. Con costi, peraltro, da sostenere tendenzialmente per tutta la loro vita, non essendo prevista, a partire da quelle residenze, alcuna forma di reale reinserimento sociale. Vogliamo ora però denunciare in particolare la pratica drammatica della contenzione meccanica, ovvero l’abitudine di legare al letto per ore, giorni, le persone con disagio e disturbo mentale nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura (spdc) della Provincia. Questo avviene nel totale silenzio della società civile, delle istituzioni e della politica, nonostante le raccomandazioni all’Italia di abbandonare tali pratiche da parte del Consiglio d’Europa. La contenzione fisica è assolutamente illegittima. Non ci sono disposizioni di legge che offrano copertura giuridica a chi la attua, mentre invece c’è la condanna solenne della nostra Costituzione repubblicana con gli articoli 13 e 32.

Questa pratica è sopravvissuta ai manicomi ed è diffusa, salvo lodevoli eccezioni, in tutto il
Veneto. E’ il marchio dei servizi di pessima qualità. E’ il segno di una psichiatria difensiva,
orientata prevalentemente al custodialismo, più che alla cura e presa in carico.
Così il magistrato Grassi e il dr. Ramacciotti scrissero anni fa a proposito della contenzione:
“Quello di potersi muovere liberamente è il diritto primario, al quale conseguono tutti gli altri diritti. Tale diritto spetta a chiunque. Anche gli autori dei più gravi reati hanno la libertà di muoversi, seppur entro i limiti del carcere e delle sue regole. È qualcosa di ancora più forte di un diritto, è la condizione necessaria per una vita umana.” Quanto questa cattiva pratica sia pericolosa lo dice la cronaca ininterrotta dei morti legati al letto, mentre non è noto alla maggioranza delle persone quanto dolore, profonda umiliazione, rabbia e terrore provi chi si trova in questa condizione di assoluta soggezione. “Lo faccio perché ho il terrore di finire ancora legato ad un letto” Così inizia la lettera che Michele B. di anni 29, di
Castelfranco Veneto, ha scritto sulla sua pagina F.B. prima di suicidarsi qualche giorno fa.

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Giornalista pubblicista dal 2020 nato nel Basso Vicentino nel 1987, laureato in Teoria e critica letteraria. Ex presidente dell'associazione culturale e redattore della rivista "ConAltriMezzi". Ho pubblicato racconti nelle raccolte "Write not die" ed "Escape" e poesie in siti vari e "Pagine". Ospite della trasmissione televisiva "MattinaInFamiglia" nel 2013. Ex collaboratore di PopcornTv, Notizie.it, BlastingNews e Vvox