Ponte Morandi, tutti sapevano. La colpa tanto era “dell’altro”

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Scusatemi, ma forse mi sfugge qualcosa. Mi riferisco alle dichiarazioni post crollo del “ponte Morandi“. Tutti, oggi, sapevano. C’è Bertolaso (mi “sembra” che fosse alla protezione civile) che dichiara che “Quando attraversavo quel ponte, se ovviamente il traffico me lo permetteva, violavo tutti i limiti di velocità e ci passavo il più velocemente possibile?. Quelli del M5S dicono di tutto e di più (lo fanno a muso duro, senza, magari, conoscere vincoli e contratti in essere, ma dai, va bene così), ma si dimenticano che qualche anno fa (nel 2014, quindi pochi anni fa) parlavano di “favoletta dell’imminente crollo del ponte”.
Salvini dice di tutto e, alla fine, chiede ad Autostrade per l’Italia deve dare un segnale concreto. Ma quale? La sospensione dei pedaggi. Ma cosa significa? Cosa vuole? Una specie di compensazione?
Guardiamo chi fossero i ministri delle infrastrutture e dei trasporti dal 2005: Pietro Lunardi (FI), Antonio di Pietro (IdV), Altero Matteoli (PdL con Roberto Castelli, Lega, viceministro), Corrado Passera (Indip.), Maurizio Lupi (PdL e poi NCD), Matteo Renzi (interim PD), Graziano Del Rio (PD), Danilo Toninelli (M5S).
Oggi tutti quelli che sono stati in Parlamento (parliamo degli ultimi 10 anni) dicono che si doveva fare qualcosa, che si sapeva da tempo, che quel ponte era pericoloso, che non sono stati fatti i dovuti accertamenti, che è mancata la manutenzione… Si domandano perché non è stato fatto niente. Tutto vero, per carità. Si doveva fare qualcosa. Ma, secondo voi, perché non è stato fatto niente? Eppure quelli che oggi “sapevano” erano al governo o nei paraggi. Tutte queste esternazioni odierne non sono forse un grande esercizio di propaganda? Del resto, come si è abituati nel nostro paese la responsabilità è sempre dell’altro (cioè, alla fine, di nessuno).
Hanno anche parlato di togliere le concessioni ai privati, di “nazionalizzare” (questa è Giorgia Meloni che, mi sembra, facesse parte di governi che hanno privatizzato di tutto e di più), di “fargliela pagare ai padroni”. Lo dicono gli stessi che sono ammanicati con padroni di ogni specie. I rappresentanti di partiti che hanno permesso e incentivato privatizzazioni selvagge di ogni tipo (sanità, istruzione, trasporti ecc. ecc.). Insomma, un gran polverone che serve a nascondere il nulla. Vedrete, finirà tutto in poco o niente. Si troverà un colpevole (magari un prestanome), il processo (se inizierà) sarà lunghissimo e arriverà la prescrizione. I veri colpevoli non saranno toccati perché sarà impossibile dimostrare responsabilità personali (come per i tanti processi per i morti sul lavoro o di lavoro). Ma, intanto, ognuno accuserà gli altri. E si sentirà assolto.
Tutti sapevano, ma nessuno ha mosso un dito. Chi perché non era di sua competenza, chi perché lo doveva fare un altro, chi perché non era lui che  doveva controllare, chi perché non pensava … e così via. 
Oggi tutti dichiarano sapevano, tanti ci avvisano che “l’avevano immaginato” che andasse a finire così. Ma nessuno ha mosso un dito. La colpa, tanto era “dell’altro”. 
Ma è bene ricordare che chi era al governo, in parlamento e nelle istituzioni preposte (parafrasando una canzone di Fabrizio de Andrè), anche se non se ne è accorto, era, è e sarà per sempre coinvolto.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.