“Posto ergo cogito?” n. 11, la web (dis)informazione nel e sul video Solenghi: la solidarietà tedesca e la vera solidarietà

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Posto ergo cogito?
Posto ergo cogito?

Come si diceva nella scorsa puntata di Posto ergo Cogito?, la strategia di fomentare l’odio nei confronti degli altri, evidenziando i loro difetti, non mette in campo l’empatia necessaria per attivare la solidarietà, soprattutto, non dimentichiamolo, non agevola l’esistenza, in questo momento, degli italiani che vivono e lavorano in Germania, i quali si mostrano un tantino risentiti: «È veramente strano il nostro popolo, il popolo italiano (me compreso). In Crisi come questa, cerchiamo di non annegare, cerchiamo un colpevole, dando la colpa a TUTTI purché non a noi stessi. […] Mi domando, scusatemi, ma veramente la Germania ha rubato soldi agli italiani? Dove caxxo vanno a finire tutti i soldi che i poveracci pagano in tasse? Perché accettate di lavorare al NERO senza pagare tasse? Ragazzi, noi in Germania stiamo bene, stiamo meglio, ma noi diamo fino al 42% del nostro guadagno in tasse. Mi dispiace, ma finché darete le colpe agli altri, non sarete mai in grado di andare avanti. Dare la colpa alla Germania, non aiuterà».

E al fondo dei pregiudizi, che alimentano la costruzione del nemico e impediscono di attivare la solidarietà necessaria tra i popoli, vi è una sorta di pigrizia conoscitiva, vi sono scarse conoscenze ed esperienze, chiusura in sé stessi e nella propria comunità, infatti chi si apre agli altri può testimoniare che: «io abito in Germania da anni e ti posso assicurare che i tedeschi sono diversi da come li descrivi tu. Soprattutto sono consapevoli di quello che è successo negli ultimi 100 anni, e non ne vanno fieri, ma ancora di più i tedeschi di oggi non sono responsabili di quello che ha fatto “baffetto”».

D’altro canto, di tedeschi che conoscono bene il nostro paese, la nostra cultura e le nostre spiagge ce ne sono tantissimi; con gli anni abbiamo attivato strategie per offrire i nostri prodotti migliori, oltre a mostrare i nostri aspetti più cordiali e solidali e i tedeschi più avveduti lo sanno: «Rassist und Nazi ist eben keine Frage der Nationalität, sondern der Haltung. Auf keinen Fall sollten wir jedoch dieses Pöbeleien einer Minderheit “den Italienern” insgesamt zuschreiben, und uns von diesen Hetzern gegeneinander aufbringen lassen». (Razzista e nazista non è una questione di nazionalità, ma di atteggiamento. In nessun caso, tuttavia, dovremmo attribuire questo mobbing a una minoranza “agli italiani” nel suo insieme e lasciare che questi agitatori ci agitino l’uno contro l’altro).

Un tedesco famoso – lui si sarebbe definito prussiano – di nome Immanuel Kant nel 1795 scrisse un libretto che ha avuto una discreta fortuna dal titolo Per la pace perpetua. Un progetto filosofico[1]. A dispetto del titolo presuntuoso, non era poi così utopistico e irrealizzabile come progetto politico, infatti secondo il filosofo prussiano la tanto agognata pace nel mondo e la solidarietà tra tutti i popoli dell’universo si poteva realizzare seguendo tre semplici principi: tutti gli Stati dovevano avere una Costituzione repubblicana, bisognava realizzare il federalismo tra gli Stati e doveva esserci la possibilità di muoversi liberamente in tutti i territori, realizzando concretamente il cosmopolitismo.

Michele Lucivero
Michele Lucivero

È probabile, per noi di Posto ergo Cogito?, che molti utenti del web, sia tedeschi sia italiani, abbiamo letto Kant, come anche può essere che nessuno l’abbia letto, ma sono convinto che non sia necessario leggere trattati filosofici per accedere alla dimensione della solidarietà e, forse, nella sua estrema sintesi il web ha qualcosa di molto più poetico da dire sul cosmopolitismo: «Dal momento che ci siamo dentro possiamo scegliere di dare il meglio o il peggio di noi stessi. Io, orgogliosissima della mia identità italiana, considero tuttavia l’Europa, anzi il mondo, come un unico corpo, se un piede è rotto, il corpo traballa. Che il corpo si chiami Italia o Germania…è irrilevante».

Ovviamente, lo sappiano noi «chiedi a Salvini e alla nostra politica affarista dove sono i soldi e dove è la solidarietà che tanto cerchi dai tedeschi, un popolo che può anche avere tanti difetti, ma che ama l’Italia molto più di tanti italiani, che la distruggono ogni giorno attraverso scelte scellerate e autodistruttive» e lo sanno anche i tedeschi che abbiamo un problema interno di solidarietà: «Es gibt da eine Partei Namens “Lega nord”, deren Ziel die Abspaltung der reichen nördlichen Regionen von Italien ist. Nicht gerade eine Splitterpartei. Und diese Leute, die ihre eigenen Mitbürger im Stich lassen wollen, werfen uns fehlende Solidarität vor. (C’è un partito chiamato “Lega nord”, il cui obiettivo è quello di dividere le ricche regioni settentrionali dell’Italia.. Non è esattamente una piccolo partito. E queste persone, che vogliono deludere i propri concittadini, ci accusano di mancanza di solidarietà).

Occorre fare una distinzione necessaria quando, come in questo caso, si vuole prendere in esame ciò che ci restituisce il web sotto forma di sentire o sapere collettivo: la rete è uno strumento, come tanti altri, che serve per comunicare e, in genere, si comunicano informazioni e sentimenti. Le prime hanno bisogno di complessi meccanismi per essere accettate, i sentimenti, invece, vanno dritti al cuore senza mediazione. La sfida per il successo è presentare le informazioni sotto forma di sentimenti: «Es ist traurig das so viele Italiener sterben. Es ist traurig das die Wirtschaft den Bach runtergeht. Das Problem habt ihr aber selbst zu verantworten. Solidarität ist gut und richtig, die muss man sich aber verdienen». (È triste che così tanti italiani stiano morendo. È triste che l’economia stia andando a fondo. Ma devi rispondere tu stesso al problema. La solidarietà è buona e giusta, ma devi guadagnarla).

[1] I. Kant, Per pace perpetua. Un progetto filosofico, Editori Riuniti, Roma 1985.

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Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e poi in Forme e Storia dei Saperi Filosofici presso l’Università degli Studi del Salento, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Etica e Antropologia. Storia e Fondazione. Ha conseguito anche il Diploma di Scienze Religiose presso l’Istituto “Italo Mancini” dell’Università degli Studi di Urbino. Abilitato all’insegnamento di Filosofia e Storia e specializzato nella Didattica per le Attività di Sostegno presso l’Università di Padova, attualmente è docente di ruolo nella scuola pubblica. Dirige con Michele Di Cintio la collana Pratiche Didattiche e Percorsi Interculturali presso la casa editrice Aracne di Roma, all’interno della quale ha pubblicato e curato diversi volumi di taglio didattico su argomenti storici, filosofici, antropologici e sociologici. Dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni a respirare il profumo del muschio montano vicentino dal 2018 è tornato a bearsi dell’aroma della salsedine pugliese. Giornalista pubblicista da giugno 2021