Posto ergo cogito? Francesca tra vocazione e provocazione, nel e sul video di Renzo Rosso: donarsi a Dio “il Bene” e non Natura matrigna

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Francesca, il video di Diesel e
Francesca, il video di Diesel e "Posto ergo cogito?"

Se da un lato Francois Rousselet, il regista di Francesca nello spot commissionato da Renzo Rosso per la Diesel, che ormai viaggia sulle 186.000 visualizzazioni, ha voluto richiamare l’attenzione su un tema delicato, come quello della sessualità o, meglio, dei problemi connessi con la condizione di chi sente di essere nato in un corpo che non accetta per ragioni sessuali, dall’altro egli ha voluto, in maniera molto provocatoria, legarlo alla religione, alla scelta di dedicarsi completamente a Dio.

Già l’associazione di questi due temi, cioè la sessualità e la religione, la provocazione sessuale e la vocazione monastica, rappresenta per molti utenti del web, dei cui commenti si occupa la nostra rubrica Posto ergo cogito?, un ossimoro che rimanda a vecchi tabù e che rende necessari esorcismi per allontanare l’ombra del demonio «The Synagogue of Satan is hard at work» (La sinagoga di Satana è al lavoro), «Povera umanità, l’anticristo sta vincendo», se non proprio scenari medievali coi redivivi tribunali dell’Inquisizione: «L’inquisizione per tali idioti non è abbastanza».

E, invece, l’incontro della religione con la sessualità, messo sulla scena in poco meno di due minuti, mostra una profondità di vedute strabiliante, uno spessore che alcuni utenti di quegli utenti, che, occorre dirlo, riflettono una platea abbastanza indifferenziata di soggetti con una voglia matta di interagire e testimoniare i propri pensieri, non potevano non cogliere.

Posto ergo cogito?
Posto ergo cogito?

Da parte nostra, per cercare di dirimere la questione, nel precedente articolo di “Posto ergo Cogito?” avevamo cercato di distinguere due aspetti. Da una parte vi è il fatto di nascere in un determinato corpo e che, per quanto possa piacere o meno, non ha nulla a che fare con Dio, ma con ciò che noi abbiamo chiamato la Natura. Per di più, lo abbiamo fatto richiamandoci a Leopardi, alla sua concezione della Natura matrigna, un’espressione poetica per dire che essa è sostanzialmente stronza, cioè incurante dei progetti dei singoli esseri viventi.

Intesa così, la Natura non è altro che un insieme di fenomeni che obbediscono ad un ciclo meccanico, insensibile davanti alla sofferenza che riserva alle proprie creature. Dio, invece, il padre o, come sostiene la teologia femminista, la vera madre, non può volere il male delle proprie creature; Dio non può condannare alla sofferenza e al dolore i propri figli perché è per definizione il Bene assoluto, la Pace.

E tuttavia, comprendiamo bene la confusione in cui può trovarsi un pubblico che non viene adeguatamente educato e poi istruito sia sulla sessualità sia sulla religione, e che, di conseguenza, non distingue bene la Natura da Dio: «Cheating God. Well played Francesca» (Dio imbroglione. Ben interpretata Francesca). Ora, attribuire a Dio l’errore della Natura, l’imbroglio che condanna Francesca all’infelicità non è proprio corretto dal punto di vista della teologia cristiana.

Del resto, anche nella stessa prospettiva di Francesca, se il suo dolore fosse imputato a Dio, non ci sarebbe alcun motivo per dedicargli poi l’intera vita da suora. E, in effetti, un altro utente evidenzia il corto circuito che sta dietro l’attribuzione dell’errore a Dio: «Interesting take on it “Cheating God”. The “control your destiny” is quite provocative». (Interessante l’interpretazione del “Dio imbroglione”. Piuttosto si dovrebbe considerare la provocazione che sta dietro “Il controllo del proprio destino”).

Comprendiamo bene che l’esistenza del male, del dolore fisico e della sofferenza mette a dura prova l’idea che esista un Dio buono e onnipotente e questa disperazione umana rappresenta da sempre la sfida più grande e l’approdo finale di ogni ateismo. Tuttavia, il messaggio di liberazione di Francesca, assolutamente compatibile con un certo cristianesimo, ci vuole testimoniare che la sofferenza e il male, se non sono causati direttamente dalla Natura, spesso sono imputabili agli stessi uomini, come ammonisce Giobbe, il quale rimprovera duramente i suoi amici per la loro ostinazione, mentre attende dalla mano di Dio la liberazione:

«Fino a quando tormenterete la mia anima

e mi opprimerete con le vostre parole?

Sono dieci volte che mi insultate;

non avete vergogna di torturarmi?

Come mi consolate con menzogne,

le vostre risposte restano un inganno». (Gb 19,2-4)

Alla fine di tutta la sofferenza per le sciagure subite, Giobbe, come la nostra Francesca, trova anche la forza per perdonare i suoi amici stolti e intercedere per loro presso Dio, il quale apprezza il gesto e gli dona la felicità terrena e celeste, la liberazione finale da ogni male e la pace assoluta. Solo chi, come Giobbe, ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della sofferenza e del dolore esistenziale può capire il senso della liberazione e la scelta di donare la propria vita a Dio, proprio come fa Francesca.

Qui e anche qui tutte le puntate di Posto ergo cogito?