
Il direttore generale Giovanni Carretta interviene dopo la segnalazione di una madre: la selezione clinica dei parti tutela donna, neonato e futuro del servizio.
La sicurezza deve restare il criterio decisivo per il punto nascita di Asiago, anche quando ciò comporta indirizzare una gestante verso un altro ospedale. È la posizione espressa dal direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, in una nota diffusa dopo la segnalazione di una madre che avrebbe voluto far nascere il secondo figlio sull’Altopiano.
Carretta non entra nel caso individuale, ma richiama il quadro nel quale opera il presidio. Le caratteristiche geografiche dell’Altopiano e i collegamenti con gli altri ospedali hanno consentito ad Asiago di ottenere una deroga rispetto alla soglia ordinaria prevista per mantenere attivo un punto nascita. Il tema era già emerso nel confronto sulla continuità e la sicurezza del servizio ostetrico di Asiago.
Negli ultimi mesi, spiega il direttore, l’azienda sanitaria ha rivisto le procedure interne e introdotto la reperibilità dei pediatri ventiquattro ore su ventiquattro, insieme alla presenza delle altre figure coinvolte nel parto. È stato inoltre definito un programma di rotazione delle ostetriche tra Asiago, Bassano del Grappa e Santorso, così che ciascuna professionista mantenga esperienza e allenamento con almeno 20-25 parti all’anno.
Punto nascita di Asiago, perché la selezione clinica resta centrale
La valutazione dei parti che possono essere eseguiti ad Asiago, sostiene Carretta, risponde anzitutto alla tutela della madre e del neonato. Anche una complicanza statisticamente rara può diventare pericolosa se non viene gestita nel contesto più adatto. Per questo l’esito positivo di precedenti gravidanze non può sostituire il giudizio dei professionisti sul singolo caso e sull’applicazione del principio di massima precauzione.
L’ULSS 7 lega questa scelta anche alla prospettiva di mantenere il servizio. Secondo i dati citati nella nota, dalle famiglie dell’Altopiano nascono circa cento bambini ogni anno: approssimativamente metà viene alla luce a Bassano o Santorso e una cinquantina ad Asiago. Nel quadro del calo nazionale delle nascite, raggiungere la soglia di 500 parti annui non viene considerato un obiettivo realistico.
Per la direzione generale, rincorrere il numero dei parti accettando situazioni con potenziali complicanze aumenterebbe il rischio sia per le persone coinvolte sia per il futuro del percorso nascita. L’attaccamento delle famiglie al reparto viene riconosciuto come un sostegno importante, ma deve accompagnarsi alla comprensione delle decisioni cliniche: in alcuni casi, conclude Carretta, proteggere il punto nascita di Asiago significa orientare la donna verso una struttura diversa.


































