
La commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo, a scrutinio segreto, ha approvato la richiesta di revocare l’immunità all’eurodeputata del PD e politica di Vicenza, Alessandra Moretti, nell’ambito del Qatargate. Il voto si è concluso con 16 sì, 7 contrari e un’astensione. La decisione finale spetterà ora alla plenaria dell’Eurocamera.
Come riporta Gabriella Cerami su La Repubblica in edicola oggi, la stessa richiesta, avanzata a marzo dalla procura del Belgio, è stata invece respinta con un voto esattamente speculare (16 no, 7 sì e un astenuto) nei confronti di un’altra eurodeputata PD, Elisabetta Gualmini.
Secondo quanto analizzato dall’autrice dell’articolo, l’esito del voto a sfavore di Moretti sarebbe frutto di un blitz dettato da contrasti tra gruppi politici. L’eurodeputata vicentina non avrebbe ottenuto i voti del Partito Popolare Europeo (PPE), che si è invece allineato a Fratelli d’Italia (FdI) in un asse contro i socialisti.
La relazione per chiedere la revoca dell’immunità di entrambe le parlamentari è stata preparata da Marcin Sypnwieski dell’ESN (Europa delle Nazioni Sovrane). La relazione sostiene che sarebbero stati raccolti diversi tipi di prove riguardanti una serie di vantaggi specifici che Alessandra Moretti avrebbe cercato e/o ottenuto.
Le accuse nel Qatargate e i precedenti
L’inchiesta Qatargate è esplosa nel dicembre del 2022 con gli arresti di figure centrali del gruppo dei Socialisti e Democratici, tra cui l’ex europarlamentare PD Pier Antonio Panzeri, il suo assistente Francesco Giorgi e la compagna di quest’ultimo, l’allora vicepresidente dell’Eurocamera Eva Kaili. Successivamente furono coinvolti altri europarlamentari, sempre del gruppo dei socialisti, come Andrea Cozzolino, Marc Tarabella e Maria Arena.
Nel marzo scorso, la procura federale di Bruxelles ha inoltrato le richieste di revocare le immunità anche di Moretti e Gualmini, fino a quel momento mai coinvolte ufficialmente nell’inchiesta come indagate.
Come spiega Il Fatto Quotidiano, in cambio dei favori ipotizzati, Moretti avrebbe “partecipato a eventi o incontri in cui avrebbe parlato a favore del Qatar dopo aver presumibilmente non solo ricevuto passivamente istruzioni, ma anche attivamente chiesto consigli su quali azioni intraprendere e cosa dire nei suoi interventi”. Non solo: “Avrebbe contattato anche altri deputati, offrendosi di sostituirli durante determinate votazioni sul Qatar”.
Già nel dicembre del 2022, l’ufficio dell’allora assistente di Moretti (in passato collaboratrice di Panzeri) al Palazzo del Parlamento UE era tra quelli perquisiti dagli investigatori. A fare il nome della deputata italiana era stata la coppia formata da Kaili e Giorgi. Quest’ultimo era stato intercettato il 14 novembre del 2022, il giorno in cui il ministro del Lavoro del Qatar, Ali Bin Samikh Al Marri, doveva essere audito davanti alla commissione Diritti umani al Parlamento UE. In quell’occasione, Giorgi e Panzeri avevano fatto riferimento all’arrivo e al possibile coinvolgimento della “Moretti” per proporre domande in aula. L’eurodeputata ha sempre negato ogni accusa.
La posizione della Gualmini
Se – come emergerebbe dalle prime analisi del voto – si potrebbe essere trattato di una resa dei conti, viene spontaneo chiedersi il perché del trattamento opposto tra la Moretti e la Guelmini.
La posizione nell’inchiesta di quest’ultima è stata ricapitolata da Il fatto Quotidiano che così scrive: “Per quel che riguarda Gualmini, invece, la richiesta della commissione riporta come l’eurodeputata sia accusata di ‘aver accettato l’influenza della presunta organizzazione criminale per ottenere la carica di vicepresidente del suo gruppo politico nell’ottobre del 2022 e in cambio avrebbe esercitato l’influenza derivante da tale carica all’interno del suo gruppo politico per assecondare gli interessi dell’organizzazione criminale‘.
E le viene contestato – prosegue Il Fatto – di aver presieduto la riunione del gruppo il 16 novembre 2022: lo scopo era ‘determinare la posizione’ di S&D su un voto relativo ai diritti umani in Qatar. Contestazioni inedite, visto che finora su Gualmini erano emersi solo i messaggi scambiati con Giorgi il 15 novembre 2022, subito dopo l’audizione del ministro del Lavoro di Doha.
L’eurodeputata diceva all’ex assistente di Panzeri che ‘non poteva esporsi di più’ ma che sarebbe diventata ‘più aggressiva con il tempo’. Cosa intendeva dire? ‘Durante la discussione, ho deciso di non seguire la linea indicata da alcuni deputati europei e Giorgi, sono intervenuta a favore del dibattito in plenaria’, ha sostenuto lei nel libro QatarGate (HarperCollins).
L’obiettivo di Giorgi e Panzeri, infatti, era bloccare la votazione in plenaria di una risoluzione critica nei confronti Qatar. ‘Per questo, dopo la discussione, mi sono sentita in imbarazzo e – per cortesia, avendo da qualche settimana cominciato a ricoprire un incarico nuovo – ho detto a questo Giorgi che non potevo seguire la linea indicata. Confermo inoltre di non essere mai stata coinvolta in questioni relative al Qatar, ai suoi ambasciatori, alle missioni o agli eventi in Qatar. Inoltre non avrei mai immaginato che Francesco Giorgi stesse facendo campagna per quello Stato’”.
Moretti a La Repubblica: “Voto politico. Morto istituto dell’immunità parlamentare”
E l’eurodeputata vicentina – “più di una volta coinvolta in faccende non chiare” sostengono anche ambienti locali “per i finanziamenti a una sua campagna elettorale in una riunione facilitata da esponenti della Maltauro nel giorno dell’arresto di un suo esponente per le tangenti legate ad Expo di Milano e per la vicinanza a un discusso imprenditore orafo indiano” – mantiene questa linea anche dopo il voto per la revoca dell’immunità registrato nelle scorse ore, rilasciando delle dichiarazioni a La Repubblica. Che si tratti di un voto politico “Non l’ho detto io, ma Fratelli d’Italia. Hanno spiegato che non hanno valutato il merito della questione. Hanno fatto una scelta politica”, ha detto al noto quotidiano nazionale.
Secondo la Moretti la vicenda andrebbe inquadrata comune una “resa dei conti tra gruppi parlamentari“, aggiungendo di essere stata contatta in serata dalla segretaria del Partito democratico, Elly Schlein,che si è detta “dispiaciuta e stupita per quanto avvenuto“, ha riferito la politica dem.
Incalzata sul peso “politico” del voto ha aggiunto: “Tutti i gruppi, incluso il Ppe, avevano constatato, dopo la mia audizione, e la produzione di 70 pagine di documenti, che la richiesta della Procura era debolissima. Tanto che la Commissione giuridica aveva chiesto di fornire nuovi elementi a supporto della revoca: una cosa mai successa prima”.
Ha poi ribadito di non aver messo ina tto alcun favoritismo per il Qatar e si è difesa affermando che “l’accusa colpisce le prerogative di un parlamentare, che può votare o esprimere le proprie opinioni in maniera libera”.
Ha votato a favore del Qatar, le viene chiesto: “Ho fatto il contrario. Sono sempre stata molto critica nei confronti del Qatar, ho espresso giudizi molto duri in linea con il gruppo dei socialisti democratici” e “se anche avessi fatto il contrario questo sarebbe rientrato fra i miei diritti”.
Queste poi le dichiarazione di Alessandra Moretti circa i vantaggi presumibilmente ottenuti: “Dicono che io avrei ricevuto dei biglietti per andare a vedere una partita dei Mondiali 2022, ma io non sono mai stata a vedere la partita di calcio in Qatar. Ho prodotto il mio passaporto, da cui ciò emerge chiaramente“.
Infine, l’eurodeputata dem ha chiarito che le fonti di prova contro di lei sarebbero dichiarazioni rese dagli altri indagati, di non essere mai stata intercettata e sulla collaborazione con la figura chiave dell’inchiesta, Antonio Panzeri: “Io ho sempre lavorato nelle commissioni dei diritti umani, e ho avuto rapporti, come tutti, con Francesco Giorgi, uno degli indagati, che lavorava come assistente qualificato per la delegazione italiana e il nostro gruppo”.
Chiusura: “È morto in maniera definitiva l’istituto dell’immunità parlamentare“.

































