Rapina del Rolex a Bassano, due uomini in carcere dopo l’indagine dei Carabinieri

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Rapina del Rolex a Bassano, Carabinieri durante gli accertamenti nel quartiere

Per la rapina del Rolex a Bassano del Grappa sono finiti in carcere due uomini di 38 e 39 anni, gravemente indiziati anche di lesioni e uso indebito del bancomat.

Due uomini di 38 e 39 anni sono stati condotti in carcere nell’ambito dell’indagine sulla rapina del Rolex a Bassano. I Carabinieri della Stazione cittadina, con il supporto della Sezione Radiomobile, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per rapina aggravata, lesioni personali e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Informazioni sull’Arma sono disponibili sul sito dei Carabinieri.

L’episodio risale alla tarda serata dell’8 settembre nel quartiere San Vito. Secondo la ricostruzione investigativa, un 41enne che stava tornando a casa sarebbe stato bloccato alle spalle e immobilizzato da due persone. Gli aggressori avrebbero sottratto un orologio Rolex, 75 euro in contanti e una carta bancomat.

La carta sarebbe stata utilizzata poco dopo per diversi pagamenti, prima che i responsabili facessero perdere le proprie tracce. La vittima ha dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale ed è stata dimessa con una prognosi di venti giorni. ViPiù ha seguito anche altre indagini per rapina, tra cui la rapina da 600 mila euro a Marostica.

Rapina del Rolex a Bassano: gli elementi dell’indagine

La denuncia è stata presentata il mattino successivo. I militari hanno avviato gli accertamenti ricostruendo spostamenti e condotte dei sospettati. Un primo passaggio sarebbe stato il riconoscimento fotografico del trentanovenne da parte della vittima, elemento poi inserito nel quadro raccolto dagli investigatori.

Per identificare il presunto complice, i Carabinieri hanno analizzato le immagini dei sistemi di videosorveglianza degli esercizi vicini alla stazione ferroviaria, nella zona in cui il bancomat era stato utilizzato. Le registrazioni avrebbero consentito di attribuire anche al trentottenne un ruolo nella vicenda.

I due uomini, entrambi di origine marocchina e già noti alle forze dell’ordine, sono stati rintracciati in luoghi diversi. Uno si trovava nella propria abitazione, l’altro in uno stabile abbandonato del quartiere Firenze. Dopo le formalità sono stati trasferiti alla Casa circondariale di Vicenza.

La custodia cautelare è una misura adottata nella fase delle indagini preliminari e non costituisce una condanna. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel processo e, in base al principio costituzionale di presunzione di innocenza, potrà considerarsi definitiva soltanto in presenza di una sentenza irrevocabile.

L’operazione, sottolinea il Comando provinciale, è stata resa possibile dalla conoscenza del territorio e dal rapido incrocio tra riconoscimenti, immagini e transazioni. Restano affidate all’autorità giudiziaria le successive valutazioni sugli indizi raccolti e sulle contestazioni formulate.