Non nego che, parlandone anche con un esperto (ex) uomo di banca che non ha più interessi nel settore e con cui ho condiviso la nascita di questo articolo, fanno nascere la suggestione di ricreare una più grande banca regionale del nord est le continue aggregazioni fra casse rurali venete e del nord est, specialmente quelle che fanno capo al polo, alternativo al “romano” ICCREA, della Cassa Centrale Banca di Trento (nel cui ambito è nata la Federazione del Nord Est), alcuni “movimenti” in istituti friulani e intorno a Civibank, l’espansione nei nostri territori della Volksbank, che a suo tempo assorbì la Popolare di Marostica, giusto in tempo perché si liberasse dalla morsa, poi mortale e, forse, prevista come tale dai vertici e dai soci marosticensi, della BPVi.
Tutti i vari attori, nel promuovere il proprio marchio, parlano di una vocazione al supporto delle aziende del nostro territorio, ma ricordiamo che questo era anche il mantra della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e che non è bastato nemmeno ad UBI banca essere fra i più grandi gruppi italiani per rimanere da sola…
Che senso avrebbe quindi una banca regionale, come potrebbe servire meglio l’imprenditoria nel momento in cui gli affidamenti sono governati da rating e da rigide procedure ove ogni “umanità” cade sotto la mannaia dello stress test di turno?
Che senso ha affidare a realtà locali il proprio risparmio quando le fabbriche di prodotti finanziari sono oramai tutte in mano a pochi players in grado di fare il mercato più che seguirlo?
Che senso ha una banca, seppur di dimensioni regionali, che non può competere in termini di rendimento per i propri soci con chi è praticamente monopolista?

Vi e solo una ragione che non vedo nei dibattiti, nelle valutazioni di esperti e analisti così attenti a giudicare price earnings, dividendi ed altro.
Il monopolio è il sogno di ogni azienda. Il cliente che entra con il cappello in mano, la possibilità di ridurre il personale anche sacrificando il servizio ed è quello che stanno facendo le grandi banche i cui cassieri ti chiedono “ma perché fa l’operazione allo sportello e non se la fa da solo con il bancomat evoluto?” senza peraltro risparmiare un cent tanto le condizioni non sono negoziabili, sono così prendere o lasciare …. tanto dove vuoi andare …un grande immenso ufficio postale di tanti anni fa….

Ora il senso di una banca regionale che metta nello statuto che il suo fine è fare in modo che le altre banche non diventino monopoliste pare più logico che una generica affermazione di supporto alla clientela .
Sono i potenziali clienti, poi, che devono trovare ogni forma e mezzo per permetterle di stare sul mercato e competere con chi la schiaccerebbe volentieri come hanno già dimostrato di poter fare.
Se non si sviluppa questa coscienza l’alternativa, e la si vede in ogni vetrina chiusa, c’è: si chiama monopolio (od oligopolio) che non farà venir meno la voglia di guadagnare di più ogni anno ma mentre una volta questi utili andavano, almeno in parte, a fondazioni che almeno li potevano spendere sul territorio ora prendono la rotta di fondi esteri….

Ci piacerebbe, ovviamente, ricevere qualche commento e ci augureremmo qualche reazione dei politici del nord est, che potrebbero e dovrebbero avere un loro ruolo prima di lamentarsi sempre dello scarso peso a Roma.

Che, poi, diciamolo, non dipende proprio e anche, se non soprattutto, dal loro appiattimento, o addirittura, assenteismo nelle questioni vitali di quest’area del Paese?