Rifiuti industriali, mercato verso 5,5 miliardi ma gli impianti italiani restano insufficienti

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Rifiuti industriali, impianti di trattamento e mercato italiano

L’analisi di Bain stima 195 milioni di tonnellate l’anno e segnala soltanto 11 discariche operative per i rifiuti pericolosi.

Il mercato italiano dei rifiuti industriali e commerciali vale circa 5 miliardi di euro e potrebbe raggiungere i 5,5 miliardi entro il 2030. La crescita della domanda di trattamenti certificati incontra però una capacità impiantistica insufficiente, soprattutto per i materiali pericolosi. È il quadro delineato da un’analisi di Bain & Company sul settore italiano ed europeo.

In Italia vengono prodotti ogni anno circa 195 milioni di tonnellate di rifiuti. Alla dinamica industriale si aggiungono nuove categorie: materiali sanitari, pannelli fotovoltaici, batterie per veicoli elettrici, dispositivi elettronici e scarti provenienti dalle bonifiche. La prima ondata rilevante di pannelli installati con il Conto Energia è attesa tra il 2028 e il 2030. Il tema riguarda anche la gestione territoriale dei rifiuti e dell’economia circolare.

Secondo l’analisi, in Italia operano soltanto 11 discariche per rifiuti pericolosi, con una capacità complessiva inferiore al milione di tonnellate l’anno e spazi che potrebbero esaurirsi entro cinque anni. Aprire nuovi impianti richiede procedure lunghe, mentre non sono previsti nuovi inceneritori dedicati a questa tipologia.

Rifiuti industriali, frammentazione e bisogno di nuovi investimenti

I rifiuti non pericolosi rappresentano circa l’80% del mercato, per un valore vicino ai 4 miliardi. Quelli pericolosi valgono circa un miliardo ma crescerebbero più rapidamente, attorno al 4% annuo fino al 2030. A livello europeo servirebbero investimenti superiori a 110 miliardi per raggiungere gli obiettivi di riciclo fissati per il 2035.

Il settore italiano è molto frammentato: oltre settemila operatori, mentre i primi sei detengono insieme circa il 10% del mercato. Gli operatori integrati lungo l’intera filiera registrano margini medi più elevati e attirano l’interesse dei fondi. La concentrazione può favorire investimenti, ma rende essenziale vigilare su concorrenza, prezzi e qualità del servizio.

Recupero di metalli critici, riciclo chimico, tracciabilità digitale e ottimizzazione degli impianti sono le principali direttrici tecnologiche. Il nodo resta trasformare la crescita economica del comparto in capacità effettiva di trattamento, riducendo trasferimenti fuori regione o all’estero e garantendo controlli ambientali adeguati.