
La consigliera delle Civiche Venete richiama i dati del Trevigiano e chiede assunzioni, risorse, prevenzione e una rete territoriale più coordinata.
La salute mentale in Veneto richiede un intervento regionale urgente secondo Rossella Cendron, consigliera regionale delle Civiche Venete. In una nota politica, Cendron segnala l’aumento della domanda nel territorio trevigiano e la contemporanea riduzione del personale disponibile nei servizi, indicando una distanza crescente tra bisogni e capacità di risposta.
La consigliera riferisce circa 12 mila casi seguiti ogni anno e oltre 222 mila prestazioni, con una crescita degli utenti del 5,76% nel 2026. Il quadro istituzionale delle politiche di salute mentale della Regione Veneto affida ai dipartimenti territoriali prevenzione, cura e riabilitazione, ma per Cendron l’organico non starebbe crescendo allo stesso ritmo delle richieste.
Il tema si collega al programma sanitario della legislatura regionale, che comprende anche misure per caregiver e assistenza territoriale illustrate nella presentazione delle linee di governo del Veneto. La posizione della consigliera concentra però l’attenzione sull’impatto immediato della carenza di professionisti.
Salute mentale in Veneto, le richieste avanzate da Cendron
Tra gli elementi citati ci sono circa 700 consulenze psichiatriche urgenti ogni anno al pronto soccorso di Treviso. Secondo Cendron, questo numero mostra quanto la pressione non riguardi soltanto i percorsi programmati, ma raggiunga anche i servizi d’emergenza quando l’intervento precoce e la presa in carico territoriale non bastano.
La consigliera chiede alla Giunta un piano per nuove assunzioni, risorse adeguate e investimenti nella prevenzione. Indica inoltre come priorità il rafforzamento delle cure precoci, la continuità assistenziale e il coordinamento tra sanità, servizi sociali, famiglie e realtà del territorio.
La nota attribuisce alla riduzione degli organici il rischio di allungare i tempi e rendere più difficile seguire i pazienti con regolarità. Cendron sostiene che il carico non possa essere trasferito sulle famiglie o sugli operatori già presenti e che la programmazione regionale debba partire da dati aggiornati sulle necessità locali.
La presa di posizione sulla salute mentale in Veneto sollecita quindi una risposta politica e amministrativa, non annuncia un provvedimento già adottato. I numeri riportati riguardano in particolare il Trevigiano, mentre la richiesta è rivolta alla Regione affinché definisca interventi strutturali validi per l’intero sistema.
































