Nel 2020 condannò il governo israeliano in Consiglio comunale. Selmo filo palestinese? La replica: “Sconcertanti polemiche!”

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manifestazione Palestina Vicenza
manifestazione Palestina Vicenza

Infuria la guerra a Gaza tra Israele e Hamas con una drammatica escalation in Medio Oriente di morti e feriti. Una controversa vicenda che si trascina da decenni e ha creato divisioni anche alle nostre latitudini. L’ultimo scontro a Vicenza ha portato tutti i consiglieri comunali della Lista Rucco a firmare un comunicato nel quale si chiedeva di sapere qual è la posizione su Israele dell’assessore all’istruzione e all’edilizia scolastica Giovanni Selmo, delegato anche alle politiche per la pace.

“Selmo si è dichiarato pubblicamente in passato quale filo palestinese anche sui social”, è l’accusa rivolta dai civici dell’ex sindaco. Nel 2020 Selmo era intervenuto in un Consiglio comunale online durante la pandemia Covid per condannare “l’annessione illegale dei territori palestinesi da parte del governo israeliano”. “Un giovane palestinese di Gerusalemme – aveva inoltre ricordato Selmo nel suo discorso – è stato assassinato con sette colpi di pistola sparati quando era già a terra e non c’è stato risalto sui giornali, così come per la situazione tragica al confine tra Israele e Palestina”.

“Noi siamo per la non violenza sempre – aveva poi concluso l’allora consigliere – Vicenza ha un territorio molto sensibile a queste tematiche”. Inoltre Selmo espresse solidarietà a tutte le manifestazioni che pacificamente dicono: “La vita delle persone conta. Noi aggiungiamo: anche la vita dei Palestinesi conta, la vita di tutti noi conta”.

Oggi Selmo è intervenuto sulla situazione attuale in Israele, esprimendo anche la sua posizione sulla chiamata in causa da parte della Lista Rucco.

La replica di Selmo

“La condanna verso gli attentati terroristici di Hamas non può che essere netta e inequivocabile. Il dolore che i fatti degli ultimi giorni hanno causato a persone, famiglie, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, non può che indignare chi crede nella nonviolenza e nel rifiuto della guerra come strumento. Anche perché a subire le conseguenze di questi atti terroristici non sono solamente i cittadini israeliani, ma anche i tanti palestinesi che sperano in un processo di pace.

“Per questo trovo semplicemente sconcertanti, oltre che pretestuose, le polemiche a me indirizzate dalla minoranza consiliare della città. Evidentemente sono talmente presi dalla voglia di criticare da non riuscire ad astenersi dalle polemiche nemmeno su fatti che meriterebbero una condanna unanime. Ci vorrebbe più rispetto, anche perché parliamo di un conflitto ad ogni livello pagato in prima persona, come sempre, dalla popolazione civile, una convivenza che non trova sfogo se non nell’accrescimento del dolore, nell’incapacità anche nostra, cittadini europei e del mondo, di immaginarci e spenderci per un reale epilogo di pace”.

Di quale pace parliamo, dal nostro privilegiato punto di vista? In qualità di assessore alla Pace faccio mie le parole dell Statuto Comunale: Pace e cooperazione sono fra i primissimi articoli, al numero 2. Lo statuto “incoraggia la conoscenza reciproca dei popoli e delle rispettive culture e promuove una cultura della pace e dei diritti umani” e “condanna ogni violazione dei diritti umani fondamentali, la tortura e altre pene e trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. I frutti degli atti terroristici di questi giorni pongono infatti l’uomo e la donna, dal giovane ostaggio israeliano ai civili palestinesi che vivono a Gaza, in una situazione crudele, inumana e degradante.

La violenza di questi giorni ci allontana un passo di più dal rispetto dei principali diritti umani, dal rispetto alla vita, una vita libera dignitosa. Il nostro pensiero alle vittime innocenti degli attentati, la nostra esortazione a impegnarsi per una soluzione politica e pacifica delle rispettive convivenze”.