“Trivelle in Veneto? Anche no”, dicono con chiarezza molte voci regionali contrarie alla possibilità che si torni a perforare il suolo a caccia di materie prime. Neanche la crisi energetica di questi mesi sembra bastare ai fautori del No alla possibilità che si possa realizzare impianti offshore a largo del Delta del Po.

Del resto lo stesso governatore veneto è di questo avviso: “No trivelle – ha di recente dichiarato -, perché non vogliamo nuove conseguenze nefaste per il territorio come nel Polesine” (leggi qui le dichiarazioni di Zaia sull’argomento).

Parole che non sono passate inosservate a esponenti del fronte del NO, come la pentastellata consigliera regionale Erika Baldin che ha subito commentato invitando il presidente della regione a firmare una sua mozione, presentata alcuni giorni fa.

Il testo si intitola Il Governo vuole aumentare le trivellazioni in Adriatico, la Giunta tuteli il Veneto e dica no e, nel frattempo, è stata sottoscritta da Cristina Guarda (EV), Arturo Lorenzoni (GM), Elena Ostanel (VCV) e Andrea Zanoni (PD).

“Il Presidente Zaia afferma di essere contrario alle trivellazioni in Adriatico – dice la Baldin -, ricordando di aver sostenuto il No al referendum del 2016 e riferendosi ai rischi per l’ambiente che sarebbero devastanti anche per il turismo. Per una volta sono d’accordo con lui: ora però Zaia dimostri la sua coerenza votando la mozione che ho depositato lunedì scorso in consiglio regionale. Un atto istituzionale che vale più di mille parole”.

La capogruppo del Movimento 5 Stelle aggiunge: “Sul rischio trivelle, ai parlamentari veneti ci aspettiamo degli emendamenti a tutela del Polesine e del Veneto in sede di conversione del decreto”.

Sullo spauracchio interviene anche Legambiente che non manca di sottolineare le possibili negative ricadute sull’ambiente di nuove trivellazioni e alla politica chiede una scelta di campo chiara e netta.

“Nel pieno di una drammatica emergenza climatica, come ricordano anche la grave siccità del fiume Po in Pianura Padana e la tragedia del ghiacciaio della Marmolada, la Giunta regionale del Veneto ha due doveri: fermare le estrazioni gas e smontare qualsiasi pregiudizio che ostacoli lo sviluppo dell’eolico off-shore – sottolinea Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto -.

Urgono atti di coerenza da parte di tutti, in particolare da parte della politica regionale e locale, per eliminare ogni ambiguità sulla direzione da intraprendere. L’unica possibile exit strategy dalle trivellazioni è quella che prevede un’emancipazione definitiva dalle fonti fossili nel nostro Paese ed è possibile solo affiancando il no alle estrazioni di fonti fossili con un deciso sì alle fonti rinnovabili. Una scelta che va accompagnata con i fatti: per fermare le trivelle, bisogna tirare fuori le pale”, conclude in un ironico riferimento all’adozione dell’eolico.