Il turn over dei medici di medicina generale nel Vicentino sarebbe l’aspetto più preoccupante secondo il Partito democratico. Nel giro di 15 anni molti andranno in pensione, ma ci sono gravi ritardi sul processo di formazione delle nuove leve.

I dem ne sono convinti e fanno leva nell’affermarlo su quanto emerso dallo studio dedicato ai medici di medicina generale in Veneto e commissionato dal Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico (ne avevamo parlato qui e qui).

Tra i dati salienti riguardanti i territori delle due Ulss vicentine, la 7 “Pedemontana” e la 8 “Berica”, spicca quello relativo all’età dei medici di medicina generale. Su un totale di 540, quelli under 55 (263) rappresentano il 48,7% mentre gli over 55 (277) sono il 51,3%.

Si stima che il totale dei medici di medicina generale pensionandi in Veneto tra il 2021 e il 2035 sarà di 1921, di cui 283 in Provincia di Vicenza. E ancora: dal 2001 al 2021 il numero degli abitanti in Provincia di Vicenza è cresciuto passando da 794.977 a 852.861 e la popolazione over 65 è arrivata ad essere il 22,8% del totale.

Tra le altre cifre di rilievo, la presenza nel vicentino di 132 zone carenti, seconda area veneta in negativo dopo quella veronese.

Tra le misure in grado di garantire un adeguato turn over dei medici c’è quella legata agli investimenti sul fronte della formazione dei MMG e dunque alle borse. Ma anche in questo caso il Veneto appare in forte ritardo. Addirittura all’ultimo posto se si considera il criterio del numero di borse di formazione per ogni 1.000 abitanti.

“Questo scenario – spiega il Capogruppo del Pd Giacomo Possamai – è il frutto di una mancata programmazione della Regione. Quando si poteva ottenere quel che si chiedeva, il Veneto non ha chiesto abbastanza. E quando la coperta è diventata corta, e si otteneva dallo Stato meno di quel che serviva, alcune Regioni hanno scelto di mettere risorse proprie.

Ora siamo davanti ad una tempesta perfetta, con il rischio enorme di rottura del sistema di medicina generale entro i prossimi due-tre anni. Per quanto riguarda le proposte dei Democratici, chiediamo innanzitutto investimenti per rafforzare il fronte degli ambulatori e quello del personale di segreteria e infermieristico, a sostegno dei medici, per agevolare l’attivazione di medicine di gruppo, medicine di gruppo integrate e micro-team.

Ma fanno parte del pacchetto – prosegue Possamai – anche gli incentivi ai medici che lavorano e scelgono di lavorare in aree disagiate, assieme alla predisposizione di un adeguato numero di borse per la formazione dei MMG, almeno 600 nei prossimi due anni, 1200 nei prossimi 5.

Tra gli altri interventi ritenuti indispensabili dal Pd, gli stanziamenti a favore della telemedicina e dell’ammodernamento tecnologico; l’introduzione della specializzazione universitaria, rendendo maggiormente attrattiva la professione, dotandola di margini più ampi in termini di possibilità di carriera; l’accelerazione nell’attivazione delle Case di Comunità̀ e nella riorganizzazione del sistema delle cure primarie”, conclude il rappresentante dem.