“Una Pietra di Inciampo per chi non può” di Paola Farina, l’aiuta la vicentina moldava Daiana Jigreniuc: da Vicenza a Cagliari e oltre

Daiana Jigreniuc, quindicenne vicentina di origine moldava, impegnata con Paola Farina nel progetto “una Pietra di Inciampo per chi non può”
Daiana Jigreniuc, quindicenne vicentina di origine moldava, impegnata con Paola Farina nel progetto “una Pietra di Inciampo per chi non può”
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Finisce per me un ciclo in questa città e sulla base dell’esperienza di Vicenza, non sempre felice, ho deciso di risvegliare un mio progetto “una Pietra di Inciampo per chi non può”, appoggiandomi (non sono eterna) all’Associazione Memoriale Sardo della Shoàh, fondata nel 2011 da una brava, giovane e meritevole persona qual è il dott. Alessandro Matta.

Sede dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà
Sede dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà

Il Memoriale Sardo si occupa di raccogliere materiali e documenti e collabora a numerose iniziative sia sulla storia della Shoàh e la sua memoria, sia sulla storia dell’antisemitismo e dedicandosi alla militanza contro i casi attuali di pregiudizio antiebraico e di antisemitismo. Quest’Associazione è indipendente, lontana dagli stereotipi dei vari associazionismi.

 

Le prime Pietre di Inciampo in Finlandia
Le prime Pietre di Inciampo in Finlandia

Il termine “non può” non significa solo chi non può finanziariamente, ma anche chi ha difficoltà nel seguire la procedura, vuoi che sia in Italia o all’estero. Non collaboro con Istituzioni, Organizzazioni politiche o politicizzate, ma con Persone che potrebbero trovare delle difficoltà di lingua, di reperimento documenti, di espletamento della pratica. Nessun contributo sarà richiesto, per il lavoro svolto; se la famiglia è in grado di sostenere il costo delle Pietre, bene, altrimenti siamo qui, uniti, per andare incontro. Nessuna di queste Pietre sarà posata il giorno della Memoria o in prossimità dello Stesso.

Ultimamente il protocollo delle Pietre di Inciampo è più flessibile rispetto a una ventina di anni fa, una volta era possibile posarle solo davanti all’ultima residenza nota da liberi, ma ci sono casi in cui ora si può dare l’opportunità di posare la Pietra di Inciampo davanti al negozio dove le persone lavoravano, davanti alla palestra dove ci si allenava oppure davanti alla scuola dove s’insegnava.

Una Pietra di Inciampo in Moldovia
Una Pietra di Inciampo in Moldovia

Comincio già a demandare a una studentessa quindicenne, Daiana Jigreniuc, vicentina di origine moldava. Daiana dovrà raccogliere la storia di due deportati in Moldavia cui dedicare due Pietre di Inciampo nel 2023, nel 2024 sarà il turno un’altra nazione. Questa iniziativa è per sensibilizzare i giovani alla Memoria e alla Ricerca. Aiuterò e sosterrò Daiana, ma dovrà lavorare molto da sola, fuori da ogni ambito politico, da ogni arroganza istituzionale, dovrà impegnarsi con l’atteggiamento tipico di chi fa le cose con il cuore.

La finalità non è proporre Pietre di Inciampo, che non trovano nemmeno il mio totale consenso (questo perché ho visto più volte persone calpestarle), ma rispetto il parere e i sentimenti di chi le apprezza e non mi sottraggo dall’aiutare chi vuole una Pietra posata per ricordare un dolore che è il disumano protagonista di un passato, convinta che possa proiettarsi nel presente e nel futuro quale esempio che simili dolori non devono mai più colpire.

Alessandro Matta, fondatore dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà, e alcuni audiovisivi
Alessandro Matta, fondatore dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà, e alcuni audiovisivi

Su questo progetto collaboro in sinergia con l’Associazione Memoriale Sardo della Shoàh, a Cagliari, che ha raccolto negli anni un patrimonio immenso costituito da una biblioteca di oltre 1000 volumi, un archivio storico di centinaia di documenti e una collezione audiovisiva che è arrivata a essere, forse, la prima o la seconda collezione audiovisiva in Europa su questi temi, con oltre 10700 titoli sulla Shoàh e la storia ebraica.

 

Una piccola parte dell'archivio volumi dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà
Una piccola parte dell’archivio volumi dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoà

Unica condizione è “NON posare il 27 gennaio“, per evitare qualsiasi strumentalizzazione, escludere quella platea di esibizionisti che vivono nel ricordo un giorno solo l’anno. Non è il voler proporre un concetto nuovo di Pietra di Inciampo, ma di riappropriarsi del concetto per il quale Gunter Demnig ha ideato le Pietre di Inciampo: Ricordare chi non c’è più e ha sofferto il nazismo, il vecchio concetto sincero, evidente, diretto che non si affida a trucchi o a espedienti politici.

E’ avvilente vedere le stesse persone a occhi bassi il 27 gennaio e gran parte di quelle stesse persone ai cortei Pro Palestina che, di fatto sono contro Israele. Chi vuole è libero di manifestare a favore della Palestina, ma chi autorizza e sovraintende a queste manifestazioni dovrebbe comprendere che quando gli slogan urlati in arabo o nei vari idiomi gridano “Morte agli Ebrei e Morte a Israele” viene a mancare il diritto alla vita di Israele e degli Ebrei.

Paola Farina
Paola Farina27

I tutori dell’ordine diventano inconsapevolmente complici di manifestazioni di antisemitismo. Ricordo alcuni uomini di quelle Forze dell’Ordine che hanno scelto di stare dalla parte degli Ebrei e dei perseguitati. Ne menziono alcuni: Giovanni Palatucci (Questore di Fiume), Giorgio Cevoli, Salvatore Corrias, Giulio Massarelli, Giuseppe Pollo e Raffaello Tani della Guardia di Finanza, Giacomo Avenia, Enrico Sibona, Osman Carugno e Carlo Ravere dell’Arma dei Carabinieri.

Uomini al servizio dello Stato di una volta, Uomini che hanno salvato e cercato di salvare ebrei e dissidenti e sono morti nei campi di sterminio per essersi contrapposti a leggi ingiuste, ben lontani ideologicamente da quelli che pensano solo ad agire secondo i protocolli dei ministeri. Per questi Uomini giusti io ci sarò sempre.

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.