Vaccinazioni, Ulss 7 Pedemontana tra le prime in Veneto ad avviare un innovativo modello di promozione attiva

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L’ULSS 7 Pedemontana è tra le prime aziende socio-sanitarie in Veneto ad avviare concretamente un innovativo modello di promozione attiva delle vaccinazioni nei confronti dei malati cronici e fragili. Il tutto grazie ad una stretta collaborazione tra il Servizio Igiene Sanità Pubblica – che è appunto la struttura deputata a promuovere ed erogare le vaccinazioni – e i reparti ospedalieri, che tipicamente intercettano queste categorie di pazienti e con i quali vi è generalmente un rapporto di presa in carico di tipo continuativo.

Da tempo si sono presi accordi per avviare i percorsi vaccinali dei pazienti fragili, tramite accordi con diverse UU.OO. quali la Neurologia e le Malattie Infettive. A fare da apripista per la somministrazione delle vaccinazioni in Reparto è stata la Nefrologia di Santorso, dove nei giorni scorsi sono state eseguite dal personale SISP le prime vaccinazioni anti-pneumococco sui pazienti in dialisi. Ma questo è solo l’inizio, come spiega il dott. Paolo Luca Lentini, Direttore della Nefrologia dell’ULSS 7 Pedemontana: “Siamo partiti da Santorso, grazie allo splendido lavoro del dott. Previti e alla grande disponibilità del nostro staff infermieristico, ma prossimamente replicheremo l’iniziativa anche nei reparti di Nefrologia di Bassano e Asiago, e non ci limiteremo ai soli pazienti in dialisi, ma estenderemo gradualmente l’invito anche agli altri pazienti in carico con patologie croniche dei reni. Voglio ricordare che in tutta l’ULSS 7 Pedemontana i pazienti in emodialisi sono 175 e altri 50 svolgono a domicilio la dialisi peritoneale, ma i pazienti nefropatici sono complessivamente circa 5.000”.

E se la Nefrologia ha fatto da apripista, l’ULSS 7 è intenzionata a estendere gradualmente questo modello anche ad altri reparti ospedalieri, come spiega il Direttore Sanitario Antonio Di Caprio: “Il 5 ottobre organizzeremo a Santorso un convegno su “Il percorso vaccinale per il paziente fragile”, al quale parteciperanno i primari dei diversi reparti ospedalieri. Diamo così attuazione ad un modello indicato dalla Regione Veneto che punta a innalzare i livelli di copertura vaccinale nelle fasce di popolazione più a rischio. Siamo partiti con la vaccinazione anti-pneumococco ma questo modello organizzativo potrà essere replicato anche per altre vaccinazioni, in base alle circostanze e ai livelli di rischio per le specifiche categorie di pazienti. Di fatto si va verso la costituzione di un ambulatorio vaccinazioni intraospedaliero. Citando il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023 – 2025, è il momento di abbandonare l’approccio passivo di richiesta da parte del soggetto interessato per passare alla logica proattiva di un percorso vaccinale centrato sul paziente”.

In questa prospettiva, commenta il dott. Lorenzo Bulegato, direttore del SISP dell’ULSS 7 Pedemontana, “L’Ospedale viene visto come punto di partenza del percorso vaccinale dei pazienti più fragili dove ciascun medico, indipendentemente dalla propria specializzazione, in stretta collaborazione con il Medico e le Assistenti Sanitarie dell’Igiene Pubblica può svolgere un ruolo da protagonista nella corretta informazione del paziente sui benefici della pratica vaccinale e nell’avvio del percorso che porta alla protezione del malato da patologie infettive talora importanti”.

Si realizza così un innovativo modello di integrazione tra ospedale e territorio: “Tipicamente le vaccinazioni sono un’attività svolta a livello territoriale – spiega il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Carlo Bramezza – ma in questo modo andiamo a intercettare i pazienti direttamente nei reparti che li hanno in carico. Non solo, molto importante in tutto questo è anche il ruolo dei medici delle unità operative ospedaliere coinvolte, che conoscono i pazienti perché li seguono nel tempo e, proprio per il rapporto che hanno costruito con i loro assistiti, sono in grado di spiegare nel modo più efficace l’importanza della vaccinazione. Il tutto offrendo ai pazienti anche un vantaggio pratico, perché si cercherà di effettuare la vaccinazione in ospedale in occasione di visite o trattamenti già previsti, dunque evitando ai pazienti la necessità di recarsi appositamente in una sede di vaccinazione”.