Vampiri, ma anche zombie e streghe: alla base c’è la paura della morte e del diverso

Il professor de Ceglia a Vicenza con Fidapa e società Teosofica ha parlato dei fatti reali che nel ‘700 in Europa hanno portato alla diffusione di fake news poi diventate mito e serbatoio del grande immaginario horror della letteratura e del cinema

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presentazione del libro Vampyr a Vicenza
presentazione del libro Vampyr a Vicenza

Mercoledì 7 febbraio presso la libreria Galla di Vicenza il professor Francesco Paolo de Ceglia, storico della Scienza all’università Aldo Moro di Bari ha presentato il suo ultimo libro uscito nel 2023 per Einaudi: Vampyr. Storia naturale della resurrezione. La locuzione “storia naturale” era presente anche nel precedente libro pubblicato da de Ceglia sempre per Einaudi, Il segreto di San Gennaro. Storia naturale di un miracolo napoletano (2016).

Ad introdurre l’incontro Mary Bruttomesso presidente della sezione vicentina di FIDAPA BPW Italy e Enrico Stagni presidente della Società Teosofica di Vicenza. “FIDAPA è un’associazione molto capillarizzata – ha spiegato Bruttomesso – affiliata al network internazionale accreditato alle Nazioni Unite BPW. Abbiamo un ruolo consultivo e partecipiamo a varie tematiche femminili, lavoro, salute, ma anche cultura”.
Stagni ha invece spiegato che la Società Teosofica “è un’associazione internazionale presente in Italia dal 1902, ente morale e dal 2022 associazione di promozione sociale. Gli scopi sono tre: fratellanza universale senza distinzioni di razza, credo politico o religioso, sesso o colore; studio comparato di filosofia, religione e scienze e indagine sulle facoltà spirituali latenti dell’uomo. A Vicenza siamo attivi da 50 anni”.

Il libro

L’operazione di de Ceglia, fatta con molta ironia, è quella dello storico, del filologo e dello scienziato, su un tema che è invece molto emotivo, legato al nostro immaginario fin da quando ci vestivamo per Halloween o per Carnevale da bambini, e poi sfruttata per due secoli, e ancora oggi, dalla letteratura e dal cinema.

L’Europa si espande ad est

La prima descrizione del vampirismo, attestata nel ‘700, è la paura che qualcuno rubi la nostra energia associata alla sensazione di svegliarsi nella notte con l’impressione di essere osservati. L’anno dei vampiri, come viene definito il 1732, cade paradossalmente nel clima culturale dell’illuminismo. L’Austria ha conquistato ad est dei territori prima posseduti dall’impero ottomano, come per esempio la Serbia, il che significa che la cultura europea si è dovuta confrontare con la diversità linguistica e religiosa. A Vienna poi arrivano i rapporti di tutto ciò che avviene in quei territori.

Nelle culture slavo-ortodosse i giorni da Natale all’Epifania sono considerati dodici giorni maledetti, perché Cristo non è ancora stato battezzato, quindi possono succedere le cose più strane. Anche il Carnevale, poi posticipato dal cristianesimo, è legato alla comparsa dei morti non pacificati in questo periodo di dodici giorni. In un paesino serbo, negli anni ’30 del ‘700, successe che tredici persone morissero in poche settimane. Molte persone si ammalano e affermano di aver visto qualcuno che li osserva da lontano e che porta via le loro energie solo guardandoli.

Dopo questa visione, passano tre giorni e chi ha ricevuto questa inquietante visita muore. Così sono state dissotterrate alcune persone morte e sono state trovate non decomposte, cosa che può accadere in Paesi molto freddi, ma che all’epoca veniva vista come un segno. In particolare i cadaveri di due donne, di cui una di cultura islamica, vengono indiziati di vampirismo. Il suo cadavere viene trovato rigonfiato, quando invece in vita era sempre stata magra.

Si tratta di persone povere, spesso senza famiglia. Siamo lontani quindi dall’immagine del vampiro ricco che vive in un grande castello. Una rivista a Vienna pubblica un referto di un medico su uno di questi corpi e compaiono spesso le parole ‘vampiro’ e ‘vampirizzato’. Anche se il termine ‘fake news’ è tipico della nostra epoca, cioè quella di internet, secondo de Ceglie la continua risemantizzazione dei fatti di cronaca e la diffusione sui giornali europei di queste notizie sono simili, come meccanismo.

La paura del diverso

Alla base c’è la paura ancestrale della morte, unita a quella del diverso, in particolare della religione ortodossa e islamica. Nella narrazione che viene fatta in Austria sul fenomeno dei vampiri si dice non tanto che dietro questo fenomeno ci sarebbe il Diavolo, quanto piuttosto che a Est ci sarebbe una specie di epidemia, una malattia che rompe il confine tra la vita e la morte. Il legame tra il vampiro e il pipistrello e l’atto di succhiare il sangue è uno stereotipo, nato dopo la scoperta di enormi pipistrelli che appunto si pensava che succhiassero il sangue, ma non è vero. Tra gli stereotipi da sfatare, oltre al castello e al succhiare il sangue, c’è anche l’oscurità e la posizione geografica.

La diffusione geografica delle storie di vampiri

Vampyr
copertina libro De Ceglia

La cintura europea dei vampiri va dall’Islanda alla Grecia, dalla Romania all’Inghilterra passando per Serbia, Austria e Germania. Esiste anche una versione italiana in Salento. In alcuni casi bevono il sangue, altri divorano a distanza, altri rubano il cibo. La fame, all’epoca, faceva più paura della morte. Quando non pioveva si temeva che i morti potessero rubare l’acqua. Abbiamo quindi storie di vampiri che succhiano il latte dagli animali o appunto, rubano l’acqua dai pozzi, dai fiumi. Anche nei casi italiani spesso gli episodi di presunto vampirismo capitavano in zone dove c’erano etnie diverse, come quella albanese.

A volte si arriva ad episodi di necrofagia, cioè mangiare i morti: l’ultimo caso attestato in Romania risale al 2003-2004, in cui un morto viene bruciato e poi le ceneri vengono fatte bere alla donna che accusava di essere vittima di vampirismo. In altri casi il vampirismo viene a coincidere con la necrofilia. Le donne-vampiro sono molte, ma i vampiri famosi sono tutti maschi. In compenso c’è il mito delle streghe, che viaggia da Roma, fino alla Germania e all’Inghilterra e poi agli Stati Uniti.

Vampiro, strega, zombie

In Polonia i miti su vampiri e streghe coincidono. Il vampiro è una strega che non è stata punita in vita. La strega rimane viva dopo la sepoltura, e con la magia postuma sotterranea contagiano gli altri morti del cimitero. In tedesco spesso ci si riferisce al vampiro con la parola Hexe, che significa strega; in polacco si dice strigas. Nelle cronache del tempo non c’è molta differenza tra il vampiro, il morto vivente (quello che noi chiamiamo zombie) e la strega o stregone, tant’è vero che in rumeno vampiro si dice stregoi. I vampiri sono di fatto dei capri espiatori per la fame, le carestie, le sfortune della vita.

Bruciare i morti o i vivi

“Ma noi occidentali, invece di considerarci superiori – ha concluso de Ceglia – dovremmo riflettere che mentre queste culture popolari e lontane da noi bruciavano i morti, noi bruciavamo i vivi” (il riferimento probabilmente è ai roghi della Santa Inquisizione da Giovanna d’Arco a Giordano Bruno, n.d.r.).