I vini del Lazio nella tradizione degli Etruschi e dei Romani. “Wine Specialists Journal”: “Vos estis vinum terrae” e “Naturam puram diligo”

Il Vino e gli Etruschi
Il Vino e gli Etruschi

Di Erika Lumento e Michele Lucivero. Furono gli Etruschi i primi a coltivare la vite nei territori del Lazio e i Romani poi approfittarono dell’industriosità e delle conoscenze sulle tecniche di fermentazione della Vitis vinifera dei loro predecessori per cominciare addirittura a pensare di affinare i vini in anfore di terracotta. I prodotti romani furono così apprezzati che, secondo una leggenda, Enrico V di Franconia, dovendo giungere in Italia per farsi incoronare imperatore del Sacro Romano Impero, si fece accompagnare da un vescovo tedesco e dal suo coppiere, antesignano sommelier. Quest’ultimo, in avanscoperta, avrebbe dovuto segnalare al suo signore le cantine che avrebbero offerto del buon vino scrivendo all’esterno “EST” per indicare “Vinum bonum est” (c’è vino buono) e si dà il caso che nei pressi di Montefiascone il coppiere sommelier abbia scovato una cantina eccezionale, al punto da indicare, con una certa enfasi, sopra la porta “EST! EST!! EST!!!”, nome poi mutuato da una delle 27 DOC della regione che corredano il panorama enologico accanto alle 3 DOCG e alle 6 IGT.

Donnaluce, Lazio IGT, Poggio Le Volpi 2020, 13 % vol.

Donnaluce, Poggio Le Volpi
Donnaluce, Poggio Le Volpi

“Vos estis vinum terrae”. Agli amanti dei dettagli questa scritta balza subito allo sguardo tra le sfumature del bianco e del dorato di una etichetta molto curata, che riporta anche l’immagine di una donna aristocratica su un vecchio Cameo. E questo delicato blend di malvasia, greco e Chardonnay, infatti, viene dedicato dalla cantina Poggio Le Volpi proprio alle donne, che sono davvero il “vino della terra”. La caratteristica del blend è che le diverse uve vengono vendemmiate tardivamente e separatamente, poi le basi affinate passano in contenitori diversi, anche legni, per restare, infine, alcuni mesi anche in bottiglia. La delicatezza si esprime alla vista con un color giallo dorato con un riflesso paglierino, molto trasparente, brillante al punto da riflettere la luce come un prisma. All’olfatto si sente il fruttato con sensazione di pesca, pera, albicocca, litchis e il floreale di gelsomino, glicine, peonia, giglio, mimosa. Tra le erbe aromatiche riconosciamo il rosmarino, la salvia, e una leggera camomilla, mentre tra le spezie avvertiamo una nota di zenzero, di noce moscata e tanto anice stellato con leggera nota di curcuma. Nell’etereo ci avvolgono le note leggere di talco e cipria per lasciare poi il passo alle tostature di vaniglia e tabacco biondo leggero. Al primo sorso il vino è caldo, quasi grasso, fresco di acidità e di mineralità, sicuramente sapido, al secondo appare subito un vino equilibrato con una persistenza retrolfattiva molto lunga. Ci piace pensare che questo possa stare benissimo accanto a piatti tipici laziali come la muscisca, la porchetta di Ariccia, un buon primo alla gricia, una carbonara, ma anche con un tagliere di formaggi, soprattutto pecorini.

Tragugnano, Sergio Mottura, Orvieto DOC 2019, 13 % vol.

Tragugnano, Orvieto DOC Sergio Mottura
Tragugnano, Orvieto DOC Sergio Mottura

“Naturam puram diligo”. È un po’ il motto distintivo di Sergio Mottura, azienda della Provincia di Viterbo che ha deciso con convinzione di lavorare in biologico e nel rispetto totale della natura, rappresentata dalla inconfondibile istrice sulla maggior parte delle etichette dei suoi vini. Questo Tragugnano è un blend di vitigni locali e si presenta con un colore dorato, limpido con molte sensazioni olfattive fruttate di melacotogna, ananas, papaya, banana, frutti esotici. Man mano che il vino si apre, vengono fuori le sensazioni agrumate che fanno poi emergere le note floreali di ginestra ed erbe aromatiche come il rosmarino, il coriandolo e il timo. È evidente la nota minerale salmastra e gessosa che anticipa, tra le spezie, la noce moscata e il cardamomo. Nelle tostature la sensazione di legno fresco e di mallo di noce si accompagna a quella di miele e di incenso, esplosioni sensoriali che ci permettono di parlare di un vino molto ricco di profumi, intenso e complesso. Al primo sorso appare secco, caldo nell’alcool, rotondo, piacevolmente fresco per la sua acidità, gradatamente sapido, per cui molto equilibrato. Decisamente persistente, dalla qualità definita, ci sembra che abbia prospettive di consumo immediate, ma probabilmente nella conservazione può ancora esprimere altre interessanti emozioni. Anche in questo caso, non vogliamo allontanarci dalla zona tipica di produzione, che comunque è a cavallo tra Lazio e Umbria, per cui lo abbiniamo a formaggi, primi a base di verdure, ortaggi, prodotti assolutamente naturali e poco trattati, ma, perché no, come aperitivo anche con crostoni di pane con acciughe, creme di formaggi, salumi e melanzane.


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a cura di Michele Lucivero

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