«Una sola domanda, da profani che non ne sanno né di sicurezza né di tecnologia… Ovunque ci sia una connessione a internet, lì virtualmente possiamo essere spiati, controllati e monitorati… E allora la domanda è: se davvero spacciatori e manigoldi si collegano alla rete wi-fi dei parchi, quella connessione almeno potenzialmente non può diventare uno strumento per controllarli meglio?». Chi ha fatto questa domanda a proposito della, discutibile anche se mediaticamente gonfiata, iniziativa del sindaco Francesco Rucco di eliminare il wi-fi in alcune zone critiche e in degrado della città ma non nelle zone frequentate da turisti e in altre aree pubbliche della città (magari spostando lì chi si vuole allontanare dalle zone a rischio degrado…)?

La mamma di Salvini, quella a cui Grillo rimproverò di non aver usato il preservativo nel giorno del concepimento del figlio che risolve il problema degli accampati distruggendo gli accampamenti e lasciandoli sciamare in ogni dove, o forse un povero collega che doveva riempire una colonnina vuota, che una volta si chiamava corsivo e si riservava a firme di prestigio, sul quotidiano locale che si fa la croce con la mano destra ma con la sinistra accarezza il diavolo?

Ebbene e ahinoi a scrivere è proprio un collega che una volta si occupava con riconosciuta competenza di cose ben più serie, per cui, e per non offrirlo agli insulti… quotidiani di Di Maio, non ne facciamo il nome, ma, visto che oggi deve confessare di essere tra i “profani che non ne sanno né di sicurezza né di tecnologia” in premessa della sua proposta, abbiamo fatto delle domande almeno sul tema legale ad un avvocato, Marco Ellero.

L’avvocato è il nostro per cui G.M.M., che non ha avuto nessuno accanto in via Fermi che gli dicesse qualcosa di tecnologia e sicurezza, ha ora l’occasione di essere meno profano anche di leggi senza dover pagare parcelle…

 

Avv. Ellero, a quale titolo un’amministrazione comunale o un’autorità di Polizia (cosa diversa) può “controllare” dove sono e come si muovono presunti o reali “spacciatori e manigoldi”?

Dipende chiaramente da cosa si intende per controllo. Nel nostro ordinamento le indagini relative agli illeciti penali sono demandate alla Procura della Repubblica competente e da essa discendono alle forze dell’ordine. Ovviamente, fuori da questo contesto, l’amministrazione comunale può promuovere tutta una serie di attività, che viene per lo più definita di “presidio del territorio”. In questo tipo di attività rientra, ad esempio, il pattugliamento di determinate zone da parte della Polizia Locale, il che è certamente utile, così come altre attività di dubbia utilità (per non dire di dubbio gusto), come far togliere le panchine di un parco per evitare che ci dormano i senzatetto. Certamente una cosa che l’amministrazione comunale non può fare, parlando di connessione dati wireless, è controllare i movimenti di chi vi è connesso (figuriamoci poi la trasmissione di dati, come mail e messaggi).

Avvocato, a quali normative risponde l’utilizzo ex post della localizzazione tramite le cellule telefoniche a cui è agganciato un utente (più efficaci delle reti wifi a cui va dato singolarmente il consenso perché aggancino la nostra posizione come sa chiunque, pur non essendo esperto, navighi in Internet)? 

A differenza delle c.d. intercettazioni telefoniche (ma anche captazione di dati informatici) che rispondono al dettato normativo di cui all’art. 266 del codice di procedura penale, che disciplina in quali rigorosi casi può essere disposta tale procedura, non vi è una limitazione particolare per quanto riguarda la richiesta di localizzazione di un cellulare mediante celle telefoniche. Può essere richiesta dal pm, ma anche richiesta dall’avvocato, nell’ambito delle indagini difensive, alle varie compagnie telefoniche.

Se davvero spacciatori e manigoldi si collegano alla rete wi-fi dei parchi, quella connessione almeno potenzialmente non può diventare uno strumento per controllarli meglio?

Premesso che non credo che spacciatori e manigoldi abbiano bisogno di collegarsi ad una rete wi-fi per gestire i propri affari, certamente tale rete non può essere “uno strumento” per controllarli meglio. Quello che viene suggerito tra le righe è un tipo di operazione che giusto la STASI prima della caduta del muro di Berlino avrebbe potuto immaginare.

Grazie avvocato Ellero ma, allora, se ci tocca tenerci il figlio del profilattico dimenticato, ora ministro, i profani almeno non siano anche… pro figli della Stasi!

I padri usavano le spie, i figli di peggiori profilattici dimenticati, o bucati, non usino i braccialetti elettronici, che, poi, se agganciano i manigoldi agganciano anche tutti coloro che passano di lì, inclusi incensurati profani di sicurezza e tecnologia.