Scuola pubblica e libertà educativa, scontro politico tra sinistra e Lega sul caso dei bambini di Marostica a Trieste con i migranti

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Scuola pubblica e libertà educativa, alcuni volontari aiutano i migranti a Trieste (foto da Avvenire)
Scuola pubblica e libertà educativa, alcuni volontari aiutano i migranti a Trieste (foto da Avvenire)

La Scuola pubblica e libertà educativa diventano terreno di scontro politico dopo il progetto scolastico sulla rotta balcanica promosso a Marostica. Rifondazione Comunista e PSI difendono docenti e autonomia didattica, mentre la Lega con Anna Cisint parla di “indottrinamento” e sostiene l’intervento degli ispettori ministeriali.

Scuola pubblica e libertà educativa al centro dello scontro politico sul caso Marostica

La Scuola pubblica e libertà educativa finiscono nuovamente al centro del confronto politico nazionale e locale dopo le polemiche nate attorno ad alcune iniziative scolastiche promosse nel Vicentino su temi sociali, inclusione, cittadinanza, migrazioni e solidarietà (leggi “Gli alunni danno da mangiare ai migranti insieme ai volontari. E sulla scuola di Marostica scoppia la bufera“, Bambini di Marostica a Trieste studiano migranti…” e “Bambini di Marostica con i migranti a Trieste, Ministero avvia verifiche“).

A innescare il dibattito è stato in particolare il caso della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica, dove un’attività educativa dedicata alla rotta balcanica e ai temi dell’emarginazione e dell’accoglienza ha provocato dure reazioni da parte di esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, oltre all’intervento del Ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara.

Sul tema sono intervenuti con prese di posizione contrapposte il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito Socialista Italiano e la Lega attraverso l’europarlamentare Anna Cisint.

Secondo Enrico Zogli, del Dipartimento Scuola della Federazione vicentina di Rifondazione Comunista, gli attacchi rivolti alla scuola pubblica rappresentano «l’ennesimo tentativo della destra di colpire la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione antifascista nata dalla Resistenza».

Nel comunicato diffuso dal partito si parla apertamente di una pressione crescente contro docenti, studenti e percorsi educativi dedicati a inclusione, diritti sociali, pace e antifascismo.

Rifondazione richiama anche altri episodi recenti, tra cui le polemiche sugli incontri scolastici con Francesca Albanese sulla questione palestinese, sostenendo che il ricorso a ispezioni ministeriali e controlli avrebbe creato «un clima intimidatorio incompatibile con una scuola democratica».

Particolarmente duro il giudizio sul caso di Marostica, dove il progetto educativo sarebbe stato trasformato — secondo il partito — in un caso politico nazionale.

«Educare alla solidarietà non è propaganda: significa applicare la Costituzione italiana», sostiene Rifondazione, che definisce la scuola pubblica «uno spazio libero, democratico e antifascista».

Anche il PSI interviene in difesa dei docenti e dell’autonomia scolastica.

Il segretario nazionale socialista Enzo Maraio e il responsabile scuola Luca Fantò sottolineano infatti che la scuola pubblica ha il compito di educare alla cittadinanza, al confronto e alla partecipazione.

«Nelle scuole pubbliche non si fa propaganda: si educa alla cittadinanza, al confronto, all’empatia e alla partecipazione», spiegano i dirigenti del PSI.

Secondo i socialisti, ridurre attività educative di questo tipo a semplici operazioni di indottrinamento significherebbe non comprendere il ruolo stesso della scuola.

«Difendere i docenti e la libertà educativa — sostengono Maraio e Fantò — significa difendere la qualità della scuola pubblica e il diritto degli studenti a crescere con spirito critico e sensibilità civile».

Di segno completamente opposto la posizione della Lega e dell’europarlamentare Anna Cisint, che parla invece di «operazione di lavaggio del cervello» ai danni dei bambini.

Secondo Cisint, le insegnanti avrebbero «invertito la narrazione della realtà» cercando di trasmettere ai bambini una visione politica favorevole all’immigrazione irregolare.

«Far pensare che violare i confini da irregolari sia giusto e che i cattivi della situazione siano i poliziotti non ci pare né educativo né utile al futuro del nostro Paese», afferma l’europarlamentare leghista.

Nel comunicato la Lega accusa inoltre la sinistra di offrire «copertura politica» a chi vorrebbe promuovere una cultura «immigrazionista delle porte aperte».

Cisint critica anche la scelta di portare i bambini in piazza Libertà a Trieste, definita un’area problematica sotto il profilo della sicurezza dopo recenti episodi di violenza tra gruppi di immigrati.

«La scelta di portarli in piazza Libertà viola qualsiasi principio di rispetto per il lavoro didattico ma anche per la sicurezza dei bambini stessi», sostiene l’europarlamentare.

La parlamentare europea della Lega rivendica inoltre il coinvolgimento diretto del ministro Valditara, che ha disposto l’invio di ispettori ministeriali nella scuola di Marostica.

Per Cisint il nodo centrale riguarda il modo in cui viene raccontata la rotta balcanica.

«La rotta balcanica è una questione complessa che porta immigrati irregolari grazie a un racket di passeur e invitare ad approvarlo va nella direzione del favoreggiamento», conclude.

Il caso di Marostica diventa così simbolo di uno scontro politico e culturale più ampio sul ruolo della scuola pubblica, sui limiti dell’educazione civica e sul rapporto tra formazione scolastica, temi sociali e libertà educativa.