Attentato incendiario a Enego contro Adriano Cappellari, politica e istituzioni difendono il giovane cronista minacciato

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Attentato incendiario a Enego contro Adriano Cappellari (foto da Il Giornale di Vicenza)
Attentato incendiario a Enego contro Adriano Cappellari (foto da Il Giornale di Vicenza)

Adriano Cappellari, giovane cronista di Enego già minacciato per il suo impegno sui temi della legalità, è stato colpito da un attentato incendiario davanti alla propria abitazione. Da Regione, Parlamento e Consiglio regionale arriva una condanna unanime: “Attacco alla libertà di informazione e alla democrazia”. Sono con lui, collega de Il Giornale di Vicenza e  de L’altopiano, tutti i collaboratori di ViPiu.it e VicenzaPiù Viva.

Adriano Cappellari, dall’impegno per la legalità all’attentato incendiario davanti casa

L’attentato incendiario avvenuto nella notte a Enego contro l’abitazione del giovane giornalista Adriano Cappellari scuote non solo l’Altopiano dei Sette Comuni ma l’intero Veneto. Alcune bottiglie incendiarie sono state lanciate nei pressi della casa del cronista e, secondo quanto emerso nelle prime ore successive all’attacco, sarebbe stata rinvenuta anche una lettera con minacce di morte e riferimenti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano simbolo della lotta alla criminalità organizzata.

Non si tratta di un episodio isolato. Adriano Cappellari era infatti già finito al centro di una grave vicenda intimidatoria nei mesi scorsi, quando aveva ricevuto lettere anonime e minacce di morte per il sostegno espresso a don Patriciello e per alcuni articoli dedicati ai temi della legalità.

Nato nel 2005 e residente a Enego, Cappellari collabora con il quindicinale L’Altopiano e con Il Giornale di Vicenza. Pur giovanissimo, si è distinto negli ultimi anni per l’impegno civile e per l’attenzione ai temi della cittadinanza attiva, della legalità e del contrasto alle mafie. Ha inoltre partecipato alle attività del Tavolo della Legalità del Comune di Enego e contribuito all’organizzazione di incontri pubblici con magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine e figure simbolo dell’antimafia sociale, tra cui proprio don Maurizio Patriciello.

Le minacce ricevute nei mesi scorsi erano nate proprio dopo un articolo nel quale Cappellari aveva espresso solidarietà al sacerdote campano e invitato a contrastare ogni forma di criminalità organizzata sia in Campania sia nei territori del Nord. Da allora erano arrivate lettere anonime rivolte sia a lui sia alla redazione de L’Altopiano, con intimidazioni e richieste esplicite di smettere di scrivere.

L’attentato incendiario rappresenta ora un salto di qualità che ha provocato una reazione immediata e trasversale da parte delle istituzioni.

La senatrice e sottosegretaria Mara Bizzotto parla di «atto gravissimo» e sottolinea come nessuna intimidazione possa mettere a tacere chi svolge con serietà e coraggio il proprio lavoro di informazione. Il deputato vicentino Erik Pretto, componente della Commissione parlamentare Antimafia, definisce Cappellari un professionista impegnato sul tema della legalità e si dice disponibile persino a promuovere un’audizione specifica in Commissione bicamerale Antimafia per manifestare concretamente la vicinanza dello Stato.

Anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani evidenzia che il cronista era già stato destinatario di minacce e definisce i fatti di Enego «un salto di qualità inquietante». Per Stefani ogni attacco alla stampa rappresenta un attacco ai valori fondamentali della democrazia e della convivenza civile.

Sulla stessa linea interviene il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco, che parla di un gesto vile e inquietante contro una persona conosciuta personalmente e apprezzata per l’impegno civile e professionale. Rucco sottolinea che colpire la casa di qualcuno significa oltrepassare ogni limite e attaccare direttamente la libertà di informazione.

Condanna netta arriva anche dalla consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, che interpreta quanto accaduto come un’aggressione non soltanto a un giornalista ma al diritto di tutti i cittadini a essere informati. Secondo Luisetto, l’escalation di violenza verificatasi negli ultimi mesi dimostra che anche territori percepiti come lontani da certe dinamiche non possono abbassare la guardia sul fronte della legalità.

La vicenda di Adriano Cappellari assume così un significato che va oltre il singolo episodio criminale. Il bersaglio non sembra essere soltanto un giovane cronista dell’Altopiano, ma l’idea stessa che il giornalismo, anche locale, possa raccontare temi scomodi, promuovere la cultura della legalità e mantenere viva l’attenzione pubblica su fenomeni che qualcuno preferirebbe lasciare nell’ombra.

Ora le indagini di forze dell’ordine e magistratura dovranno accertare responsabilità e moventi. Ma sul piano civile e istituzionale il messaggio arrivato da tutto l’arco politico appare già chiaro: nessuna minaccia e nessuna violenza possono diventare strumenti per mettere a tacere l’informazione.