
Fratelli d’Italia Vicenza si dice contraria all’ipotesi, allo studio dell’amministrazione comunale, di realizzare un deposito bagagli in un locale comunale in Piazza Matteotti.
Sul tema interviene Nicolò Stefano Aldighieri, dirigente cittadino del partito, secondo il quale, quello spazio meriterebbe miglior destinazione.
Deposito Bagagli a Piazza Matteotti, Aldighieri (FdI Vicenza)
“Il deposito bagagli può essere un servizio utile per una città turistica come Vicenza. Il punto, però, è un altro: siamo sicuri che la collocazione migliore sia un ex negozio storico in Piazza Matteotti, nel cuore del centro”? Questo è quanto si chiede Aldighieri.
Nulla da dire sull’utilità del servizio, quanto sul suo eventuale posizionamento che, secondo il dirigente del partito avrebbe senso nei pressi della stazione ferroviaria o presso i parcheggi. Insomma, dove c’è afflusso di turisti in arrivo. “Piazza Matteotti, invece, è una delle porte più importanti del centro storico – aggiunge Aldighieri -, a pochi passi dalla Basilica Palladiana, da Palazzo Chiericati e dal Teatro Olimpico. In un punto così, una vetrina commerciale ha un valore che non può essere sottovalutato”.
Tuttavia, vanno tenute in conto le difficoltà che il Comune sta incontrando nell’affidamento degli spazi commerciali in questione. “Se il Comune di Vicenza si arrende davanti alla difficoltà di assegnare un locale commerciale e sceglie di trasformarlo in deposito bagagli, il segnale rischia di essere sbagliato anche verso i privati – sottolinea ancora l’esponente di Fratelli d’Italia -. È come dire che, se una vetrina del centro non si riempie subito, si può rinunciare alla sua funzione commerciale. Ma il Comune dovrebbe fare l’opposto: stimolare le locazioni commerciali, rendere più attrattivi gli spazi, favorire nuove attività, non arretrare”.
Se il bando è andato deserto – prosegue – allora bisogna chiedersi perché. Il canone è troppo alto? Le condizioni sono poco appetibili? Si possono immaginare formule temporanee, agevolazioni, progetti legati al commercio, all’artigianato, ai prodotti del territorio o alla cultura? Prima di cambiare la natura di quello spazio, sarebbe opportuno aprire un confronto con categorie economiche, commercianti e operatori interessati”.





































