Milano, insulti contro ebrei: rapper Sacky rischia il processo

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(Adnkronos) – Circondati e insultati per la loro fede. “Fuck Israel” è la frase che due giovani ebrei, riconoscibili per il tipico copricapo (kippah) si sono sentiti rivolgere più volte appena usciti da un supermercato in piazzale Siena a Milano, lo scorso 1 marzo, da tre ragazzi – tra loro anche il rapper Sacky all’anagrafe Sami Abou El Hassan – che ora rischiano il processo a Milano con l’accusa di lesioni e minacce aggravate dall’odio razziale.  

Le vittime di origine argentina – arrivate a Milano per frequentare un seminario su insegnamenti e tradizioni ebraiche – vengono circondate e il 19enne viene colpito con più pugni al volto, per lui la prognosi di 15 giorni riporta una “frattura chiusa delle ossa nasali e concussione”. Le indagini del pm Francesco Cajani, condotte dai carabinieri del Nucleo informativo, partono dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza del supermercato e il ‘match’ restituisce il nome di Hamza Abdurhman, 23 anni, pugile per diletto e braccio destro del rapper già al centro della cronaca giudiziaria, oltre che musicale. A metà maggio viene sottoposto agli arresti domiciliari, su ordine della gip Sara Cipolla, con l’accusa di lesioni e minacce aggravate dall’odio razziale. 

Sempre dalle immagini gli investigatori identificano il trapper ventiquattrenne da ottocentomila ascoltatori mensili su Spotify. A lui – come anticipato da La Stampa, Il Giorno, Repubblica e Corriere della Sera – è stato notificato un avviso di chiusura delle indagini preliminari con le stesse accuse di Abdurhman. Sacky “Dapprima indicava (sollevando il braccio destro)” i due con la kippah “nel momento in cui questi uscivano dal supermercato”, poi dopo che l’amico Abdurhman aveva aggredito il 19enne “toccava quest’ultimo con la mano sinistra, dandosi alla successiva fuga assieme ai correi senza mostrare alcuna dissociazione dall’azione illecita complessivamente compiuta”. Un fatto aggravato dai “futili motivi” perché commesso da “più persone riunite e per finalità di discriminazione e odio religioso” si sottolinea nell’atto di chiusura indagine.  

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