Fine Vita in Veneto, Pd presenta proposta su cure palliative: “Serve una rete più equa e uniforme”

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I consiglieri del gruppo del Partito democratico nel Consiglio della Regione Veneto hanno presentato oggi una proposta di legge sul fine vita e, in particolare sulle cure palliative e sulla terapia del dolore.

Si tratta del Progetto di legge regionale intitolato “Nuove disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore alle persone affette da patologie croniche ed evolutive a prognosi infausta“, a prima firma Anna Maria Bigon.

L’obbiettivo dichiarato della proposta è “superare le disuguaglianze territoriali, potenziare la rete delle cure palliative e assicurare a tutte le persone affette da patologie croniche ed evolutive a prognosi infausta un accesso uniforme alla terapia del dolore e all’assistenza”.

Fine vita in Veneto: la proposta di legge del PD

La proposta normativa aggiorna e sostituisce integralmente la L.R. n. 7/2009, riconducendo la disciplina veneta al mutato quadro nazionale (legge n. 38/2010, D.M. n. 77/2022, legge n. 197/2022).

Nasce – è stato spiegato – dalla considerazione che le cure palliative non riguardino esclusivamente la fase terminale della malattia, ma rappresentino un percorso di presa in carico che deve accompagnare il paziente fin dalle prime fasi delle patologie inguaribili, garantendo sollievo dal dolore, qualità della vita e sostegno alle famiglie.

Per i consiglieri regionali del Pd, se è pur vero che il Veneto presenta una rete già strutturata, con il raggiungimento degli standard per le Unità di Cure Palliative Domiciliari e l’aumento degli interventi assistenziali ai pazienti oncologici, è altrettanto vero che permangono forti squilibri tra i territori, una dotazione di hospice ancora insufficiente – con 236 posti letto attivi rispetto a un fabbisogno stimato tra 389 e 486 – e una presa in carico ancora limitata dei pazienti non oncologici, che rappresentano la maggioranza delle persone che necessitano di cure palliative.

Tra le problematiche evidenziate dal Partito Democratico, figurano anche la carenza di personale specializzato – medici, infermieri, psicologi e fisioterapisti – la necessità di rafforzare la collaborazione con il Terzo settore, lo sviluppo ancora insufficiente delle cure palliative nelle strutture residenziali per anziani e la necessità di migliorare l’informazione ai cittadini e l’integrazione tra ospedale, territorio e medicina di base.

Manildo e Bigon: “Serve una rete più equa e uniforme”

Il progetto di legge in tema di fine vita è stato illustrato oggi nella sala stampa Oriana Fallaci di Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio del Veneto, dal Presidente del Gruppo consiliare del Partito Democratico, Giovanni Manildo, e dalla prima firmataria, Bigon.

Il Presidente del Gruppo consiliare del Partito Democratico, Giovanni Manildo, ha sottolineato “l’importanza di garantire la dignità di una persona in ogni momento della sua vita. Le cure palliative sono fondamentali, non sono solo un accompagnamento al fine vita, ma garantiscono un diritto legato proprio alla dignità di una persona. Noi oggi riconosciamo l’importanza delle cure palliative, la loro obbligatorietà, il fatto che siano un diritto che la Regione del Veneto debba garantire”.

“La nostra proposta normativa parla di dignità, di diritti, di qualità delle cure, senza ipocrisie. Vogliamo trasformare una esigenza scientifica, sanitaria e umana in un diritto tangibile per tutti, senza difformità territoriali, sostituendo la normativa vigente che ormai non risponde più alle attuali necessità – ha spiegato la prima firmataria del Pdl, Anna Maria Bigon –.

Vogliamo garantire a ogni cittadino veneto il diritto di ricevere cure palliative appropriate, tempestive e di qualità, indipendentemente dal territorio di residenza, mettendo al centro la dignità della persona, il sollievo dalla sofferenza e il sostegno alle famiglie”.

E’ stato inoltre sottolineato che tra gli elementi qualificanti della proposta normativa figurano la disciplina, per la prima volta, delle cure palliative perinatali.

“Nelle nostre case di riposo circa il 20% delle persone, secondo un’indagine effettuata, muore senza poter accedere alle cure palliative necessarie e spesso affrontando il dolore senza un adeguato accompagnamento – ha ricordato Bigon –.

Per questo, proponiamo non solo la presenza del medico palliativista almeno una volta alla settimana all’interno delle strutture, ma anche l’introduzione di spazi dedicati: una stanza singola che consenta alle persone e alle loro famiglie di vivere questi momenti con maggiore dignità, senza dover condividere la sofferenza con altri ospiti della stanza.

Un altro elemento fondamentale riguarda la formazione e l’informazione. Da un lato, i dati evidenziano che solo una parte dei medici conosce adeguatamente il valore e le possibilità offerte dalle cure palliative; dall’altro, è necessario informare maggiormente i cittadini, perché queste opportunità sono ancora troppo poco conosciute. Garantire l’accesso alle cure palliative significa tutelare la dignità della persona, ridurre la sofferenza e offrire un sostegno concreto alle famiglie. Ecco perché riteniamo che questa proposta debba essere approvata in tempi rapidi”, ha concluso la consigliera Bigon.