Ernia diaframmatica congenita, al San Bortolo di Vicenza parte ricerca su nuova terapia

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Al San Bortolo di Vicenza sarà sperimentata una nuova terapia per l’ernia diaframmatica congenita grazie a un progetto di ricerca sulle malattie rare finanziato con 960 mila euro dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

L’ernia diaframmatica congenita è una malformazione pediatrica in cui l’incompleta formazione del diaframma nel feto provoca la risalita dell’intestino e degli organi addominali (fegato, milza) nel torace, ostacolando la respirazione nel neonato e causando importanti modificazioni a carico dell’apparato cardiocircolatorio. L’intervento d’urgenza nei primi giorni di vita è indispensabile per la sopravvivenza, ma la metodica attuale, nonostante gli importanti progressi delle tecniche chirurgiche e rianimatorie, comporta importanti conseguenze permanenti per la salute del bambino.

Oltre al San Bortolo che è capofila, il progetto coinvolge altre importanti realtà scientifiche: la Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto con sede a Treviso, la Facoltà di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova e gli ospedali Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Bambino Gesù di Roma, Regina Margherita di Torino, il Policlinico di Modena e l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova.

Nuova terapia per l’ernia diaframmatica congenita: il ruolo del San Bortolo di Vicenza

Il progetto di ricerca proposto dall’ULSS 8 di Vicenza vedrà impegnato un team multidisciplinare coordinato dalla Chirurgia Pediatrica e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate (LTCA).

Il beneficio clinico atteso per i pazienti è legato alla possibilità di un intervento chirurgico poco invasivo, con incisioni di 3 millimetri invece che dei 15 centimetri della metodica tradizionale. Il paziente accusa meno dolore 

Inoltre, si punta ad integrare il supporto biologico nell’anatomia del bambino. I materiali sintetici utilizzati normalmente per sostituire parte del diaframma non crescono con il piccolo. Con lo sviluppo corporeo possono provocare deformità e scoliosi, oltre al rischio di distacco con la necessità di ulteriori interventi.

Il tessuto biologico oggetto della ricerca invece avrà lo scopo di integrarsi perfettamente nel diaframma del neonato ricostituendo il tessuto mancante che potrà svilupparsi con le stesse caratteristiche del diaframma nativo.

Il tessuto si ottiene attraverso tecniche di laboratorio, utilizzando materiale biologico proveniente da donatori deceduti e cellule staminali prelevate da cordoni ombelicali donato dalle mamme che partoriscono al San Bortolo. Il processo dunque – è stato sottolineato – si basa sulla generosità e sul valore della donazione.

Il progetto finanziato da AIFA prevede un primo anno dedicato all’attività preclinica in laboratorio e l’arruolamento di 10 pazienti a partire dal secondo anno, attraverso la rete degli ospedali partner. Le procedure chirurgiche saranno svolte direttamente presso le strutture coinvolte e al San Bortolo.