Riso aromatico italiano, Confagricoltura propone un consorzio alternativo al Basmati

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Riso aromatico italiano, campo coltivato in Italia

Confagricoltura propone un consorzio per sviluppare il riso aromatico italiano e offrire al mercato un’alternativa nazionale al Basmati importato.

Il riso aromatico italiano può diventare un’alternativa nazionale al Basmati importato da India e Pakistan. È la proposta presentata da Confagricoltura a Vercelli, durante il Festival internazionale Risò, in un convegno ospitato alla Borsa Merci con rappresentanti delle organizzazioni agricole, dell’Ente Nazionale Risi, delle istituzioni e dell’industria risiera.

L’idea punta ad affiancare alle varietà tradizionali una produzione aromatica riconoscibile e organizzata, capace di intercettare preferenze dei consumatori che negli ultimi anni hanno sostenuto la crescita del Basmati. La Confederazione propone quindi di costituire un Consorzio del Riso Aromatico Italiano, con il compito di rafforzare identità, presenza sul mercato e competitività della filiera.

Il progetto si colloca in una fase complessa per il comparto agricolo, segnato dall’aumento dei costi, dagli effetti del clima e dalla pressione delle importazioni. Anche il Veneto sta intervenendo su agricoltura e pesca con risorse contro calamità, parassiti e crisi biologiche, mentre sul piano nazionale le imprese chiedono strumenti che favoriscano innovazione e maggiore valore aggiunto.

Riso aromatico italiano, 260 ettari coltivati e prospettive di crescita

La superficie italiana oggi destinata a varietà aromatiche assimilabili al Basmati è ancora limitata: circa 260 ettari, oltre 160 dei quali in Piemonte. Proprio questa dimensione ridotta, secondo Confagricoltura, lascia spazio a uno sviluppo programmato, purché la produzione sia accompagnata da ricerca, promozione e accordi di filiera.

La proposta era stata anticipata a fine luglio dal presidente Massimiliano Giansanti al tavolo nazionale convocato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. A Vercelli ne hanno discusso, tra gli altri, il vicepresidente confederale Luca Brondelli di Brondello, il presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella Benedetto Coppo, la presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba e il responsabile dell’industria risiera italiana Mario Francese.

La Confederazione collega il progetto anche alle criticità riscontrate nei controlli europei su alcune importazioni dai Paesi terzi, per residui di prodotti fitosanitari o contaminazioni non conformi alle norme dell’Unione. L’obiettivo dichiarato non è sostituire le varietà che caratterizzano la risicoltura italiana, ma ampliare l’offerta con un segmento che registra consumi e quotazioni favorevoli.

Ente Nazionale Risi, Regione Piemonte e associazione dell’industria risiera hanno espresso a Vercelli un orientamento favorevole. Per trasformare la proposta in una filiera effettiva serviranno ora varietà adatte, superfici, regole comuni e capacità commerciale. Il possibile consorzio dovrebbe dare riconoscibilità al riso aromatico italiano e mettere in relazione produttori, trasformatori e distribuzione.