Parole in oncologia, un cruciverba con Bartezzaghi per superare paure e tabù

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Parole in oncologia e percorso di cura

Un cruciverba gigante porta nei centri oncologici il confronto sul linguaggio della cura, coinvolgendo medici, pazienti e pubblico.

Le parole in oncologia possono alimentare paura e stigma oppure aiutare i pazienti a comprendere e attraversare il percorso terapeutico. Da questa idea nasce “Il senso delle parole”, progetto promosso da Merck Italia che partirà il 22 settembre all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma.

Il format utilizza un cruciverba gigante per affrontare termini come metastasi, progressione e recidiva, affiancandoli a concetti legati all’ascolto, alla fiducia, alla remissione e alla condivisione. Stefano Bartezzaghi guiderà il gioco insieme a uno specialista e a un rappresentante dei pazienti, coinvolgendo anche il pubblico nella soluzione delle definizioni.

La prima tappa sarà dedicata ai tumori uroteliali e della vescica. Sul palco è annunciato Fabio Calabrò, direttore dell’Oncologia medica 1 del Regina Elena, insieme a un paziente dell’associazione PaLiNUro. Il tema si collega agli sviluppi terapeutici già illustrati nell’articolo sull’immunoterapia per il tumore della vescica.

Parole in oncologia: comunicazione, prevenzione e percorsi di cura

Il progetto punta a rendere più chiara e umana la comunicazione tra medici, pazienti e familiari. Il linguaggio clinico è indispensabile, ma la modalità con cui viene spiegato può incidere sulla comprensione della diagnosi e sulla partecipazione alle decisioni terapeutiche.

I promotori richiamano anche i dati Aiom: nel 2024 in Italia sarebbero stati diagnosticati 31.016 casi di tumore della vescica, più frequente tra i 60 e i 70 anni e negli uomini. Il fumo viene indicato come principale fattore di rischio. Questi numeri offrono il contesto sanitario della prima tappa, senza sostituire il rapporto individuale con gli specialisti.

Dopo Roma, il tour proseguirà con altri appuntamenti dedicati al rapporto tra cura e comunicazione. L’obiettivo dichiarato è trasformare le parole in oncologia in strumenti di consapevolezza, contrastando tabù e pregiudizi e favorendo un dialogo più inclusivo nei luoghi di cura.