Piove di Sacco, studenti richiamati per l’arabo in pausa: chiesto un chiarimento

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studenti richiamati per l’arabo

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti umani interviene sul caso di alcuni studenti richiamati per l’arabo durante una pausa in una scuola superiore di Piove di Sacco e chiede una ricostruzione completa dell’episodio.

La segnalazione, resa pubblica da un collettivo studentesco, riferisce che i ragazzi sarebbero stati inviati dalla vicepreside dopo una conversazione in arabo. Il CNDDU precisa che, in assenza della posizione dell’istituto e di una verifica dei fatti, è necessario evitare attribuzioni anticipate di responsabilità.

Il caso degli studenti richiamati per l’arabo riapre però una questione educativa legata alla distinzione fra la lingua necessaria nelle lezioni e le conversazioni personali durante gli intervalli. È un tema vicino al dibattito sulla scuola e l’inclusione degli studenti stranieri, dove l’apprendimento dell’italiano convive con identità linguistiche diverse.

Il Coordinamento riconosce il compito della scuola di garantire a tutti la piena padronanza dell’italiano e l’uso di una lingua condivisa nelle attività comuni. Se la conversazione avviene in pausa, non interferisce con la didattica e non viola altre regole, occorre tuttavia chiarire quale comportamento sia stato effettivamente contestato.

Studenti richiamati per l’arabo, il nodo educativo

Particolarmente delicato sarebbe, se confermato, un riferimento al ritorno nel Paese d’origine per poter utilizzare quella lingua. Secondo il CNDDU, molti giovani parlano italiano a scuola e un’altra lingua in famiglia o con gli amici: questa pluralità non implica appartenenze contrapposte.

Il comunicato richiama anche la normativa sull’inserimento degli alunni con cittadinanza non italiana, che colloca l’apprendimento della lingua comune in un percorso attento alle differenti identità culturali. L’autorevolezza di una regola, osserva il Coordinamento, dipende dalla sua motivazione e dalla possibilità per lo studente di comprenderne la necessità.

Il presidente Romano Pesavento auspica quindi l’ascolto di tutte le persone coinvolte e una ricostruzione delle parole, del contesto e delle ragioni del richiamo. Il punto da accertare è se sia stato contestato un comportamento rilevante per la vita scolastica oppure la sola scelta linguistica usata dagli studenti per comunicare tra loro.