
Il Parco della Pace accende lo scontro politico a Vicenza: Forza Italia e Lega contestano costi e gestione diretta, ma il colpo più pesante per la giunta Possamai arriva da Antonio Dalla Pozza, già assessore con Achille Variati e oggi consigliere regionale del Partito democratico.*
Parco della Pace, la critica più insidiosa arriva dal centrosinistra
Sul Parco della Pace la polemica più difficile da liquidare per l’amministrazione comunale non arriva dai banchi dell’opposizione. A mettere radicalmente in discussione la direzione intrapresa dalla giunta Possamai è Antonio Dalla Pozza, già assessore delegato al progetto durante i mandati di Achille Variati e oggi consigliere regionale del Pd.
Intervistato dal Giornale di Vicenza, Dalla Pozza si dice «molto stupito» dalla decisione di affidare direttamente al Comune la gestione della grande area di strada Sant’Antonino, abbandonando almeno per ora l’ipotesi della fondazione partecipata. Una formula che, ricorda, faceva parte del progetto originario e non era stata accantonata neppure dalla successiva amministrazione di centrodestra guidata da Francesco Rucco.
La sua non è una critica limitata allo strumento giuridico. Dalla Pozza contesta l’impostazione complessiva che il Parco starebbe assumendo: una somma di impianti, attività ricreative e concessioni priva, a suo giudizio, di una regia capace di preservare l’identità ambientale, storica e simbolica dell’area.
Il passaggio politicamente più delicato è evidente. A denunciare lo “smantellamento” del disegno originario non è un esponente di centrodestra, ma un rappresentante del Pd che quel progetto contribuì a sviluppare quando governava la città insieme a Variati.
Dalla fondazione alla gestione in house
Il giorno precedente lo stesso quotidiano aveva riferito la scelta dell’amministrazione di procedere con una gestione in house. Dopo uno studio commissionato dal Comune, che aveva indicato nella fondazione partecipata la soluzione più adatta, la giunta ritiene al momento di poter coordinare direttamente manutenzione, vigilanza, autorizzazioni, attività e procedure burocratiche.
Nel marzo 2025 il Comune aveva presentato pubblicamente le conclusioni del [business plan per la gestione del Parco della Pacebusiness plan per la gestione del Parco della Pace], sostenendo che una fondazione partecipata avrebbe assicurato una regia unica ai numerosi soggetti destinati a operare nell’area. Ora l’assessore Leone Zilio spiega che non sarebbe emersa, almeno in questa fase, la necessità di affidarsi a un gestore esterno.
La scelta dovrà misurarsi con il carico di lavoro per gli uffici e con i costi. La sola guardiania viene indicata in circa 140 mila euro l’anno, mentre il business plan avrebbe quantificato in circa 600 mila euro il fabbisogno complessivo annuale.
Alle spese si aggiunge il continuo ampliamento delle funzioni. Nel Parco sono previste o già avviate una pista per automodelli elettrici, un’area per l’ortoterapia, una tensostruttura multisport, una palestra di arrampicata e un punto di ristoro. Si parla inoltre della demolizione dell’Hangar 3, di una nuova piastra polivalente, di una palestra all’aperto e di un grande concerto nel 2027.
Dalla Pozza: «Si sta perdendo l’idea originaria»
Dalla Pozza rifiuta l’immagine di un Parco trasformato in contenitore nel quale inserire progressivamente ogni proposta. Critica l’idea di realizzare una pista da sci o “taboga” sui mirador, nati invece per consentire allo sguardo di superare idealmente il limite della base militare statunitense.
Il consigliere regionale vede prevalere la funzione ricreativa su quella ambientale, centrale nel progetto sviluppato durante l’amministrazione Variati. Parla di un «puzzle» e di un’«accozzaglia di cose senza senso», contestando l’ampliamento degli spazi destinati al rugby e al tennis, gli interventi sul museo dell’aria e la destinazione delle risorse del Bando periferie.
I 3,5 milioni inizialmente collegati al Giardino centrale, eliminato durante l’amministrazione Rucco, avrebbero potuto essere impiegati, secondo Dalla Pozza, per completare i ponticelli in acciaio e migliorare l’accessibilità per anziani e persone con disabilità. Una parte delle risorse è stata invece indirizzata alla demolizione dell’Hangar 3 e alla preparazione di un nuovo spazio pubblico.
La domanda del Giornale di Vicenza riguarda anche il rapporto non solo politico fra Dalla Pozza e l’assessora all’Ambiente Sara Baldinato. L’ex assessore respinge però una lettura legata agli affetti personali e alle deleghe da affidare a Baldinato, sfiduciata dalla sua lista per la sua adesione al… PCI, Progetto Civico Italia di Onorato, ma propone una cabina di regia nella quale siano coinvolti ambiente, partecipazione, pace ed eventi.
Resta il dato politico: un consigliere regionale del Pd accusa un’amministrazione di centrosinistra di avere smarrito lo spirito del progetto. Il sindaco Giacomo Possamai e il resto della giunta dovranno decidere se considerare la sua uscita una semplice opinione personale oppure il segnale pubblico di un dissenso più profondo nella maggioranza.
Forza Italia e Lega attaccano costi e «giravolta
Se Dalla Pozza contesta l’identità del Parco, le opposizioni si concentrano soprattutto sul metodo, sui costi e sul cambio di direzione.
Marco Zocca di Forza Italia parla di «fallimento amministrativo annunciato» e ricorda i 30 mila euro spesi per affidare a un consulente la redazione del progetto che indicava nella fondazione pubblico-privata la soluzione migliore. Secondo Zocca, con la gestione diretta il costo del Parco finirà interamente a carico dei cittadini.
Michele Dalla Negra della Lega ha presentato un’interrogazione per conoscere tutte le spese sostenute per il documento commissionato alla società Acube SB e per gli eventuali altri incarichi legati al procedimento. Chiede inoltre perché, dopo avere presentato la fondazione partecipata come lo strumento giuridico più adatto, l’amministrazione abbia effettuato quella che definisce una «giravolta».
Il consigliere leghista solleva infine il tema del concerto annunciato per il 2027, chiedendo chi ne curerà l’organizzazione e ricordando provocatoriamente i grandi gruppi internazionali ospitati in passato a Vicenza.
La maggioranza prepara un chiarimento
Secondo quanto riferito sempre dal Giornale di Vicenza, la questione avrebbe già provocato malumori e telefonate nella maggioranza. Sarebbe in preparazione una riunione per chiedere all’assessore Zilio chiarimenti non soltanto sulla gestione in house, ma anche sul futuro dell’Hangar 3, sul Giardino centrale e sulle modalità di coprogettazione delle attività.
Il confronto non riguarda più soltanto chi debba pagare le bollette, coordinare gli eventi o aprire i cancelli. Riguarda la natura stessa del [Parco della Pace e il significato attribuito dalla città a quell’areaParco della Pace e il significato attribuito dalla città a quell’area]: infrastruttura verde e luogo della memoria oppure grande contenitore ricreativo, sportivo e spettacolare.
Le due funzioni possono convivere, ma non per semplice accumulo. È proprio la regia che il Comune aveva ritenuto indispensabile e che ora, scegliendo la gestione diretta, dovrà dimostrare di saper esercitare. Dopo l’attacco delle opposizioni e, soprattutto, dopo quello di Dalla Pozza, la risposta non potrà limitarsi all’annuncio del prossimo evento.






































