Lo scoppio del caso Dal Molin raccontato da Mancassola (Tva Vicenza). Cosa resta dopo 20 anni? Che i giovani non ne sanno niente

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Gian Marco Mancassola ha condotto la serata dedicata ai 20 anni dallo scoppio del caso Dal Molin nell'Hangar 2 dell'ex Aeroporto

“Mah, forse il capo dei No Dal Molin”, questa la risposta di un ragazzo di vent’anni alla domanda: “Sai chi era Tomaso Dal Molin?“. Perché i neolaureati intervistati fuori dall’Università di Vicenza da Tva Vicenza non ne sanno proprio nulla delle manifestazioni, dei battibecchi politici e del fatto che a Vicenza ci fosse un aeroporto. Ed è stato proprio questo lo spunto per il racconto del caso Dal Molin, nato durante una conversazione televisiva tra Gian Marco Mancassola, direttore della tv locale, e Giacomo Possamai, sindaco della città.

La conferenza si è svolta ieri sera all’Hangar 2 dell’ex Aeroporto Dal Molin; nonostante la presenza non cospicua di cittadini, hanno partecipato politici quali Possamai, Achille Variati, Matteo Tosetto, Raffaele Colombara e Angelo Tonello; esponenti di comitati cittadini come Giovanni Rolando, Giovanni Marangoni, Roberto Cattaneo (portavoce del fronte del “sì”) e Marta Passarin (attivista pasionaria nel caso Dal Molin), e numerosi giornalisti.

Giacomo Possamai
Il saluto del sindaco Giacomo Possamai

Dopo il saluto del sindaco Possamai che ha detto “almeno un pezzo di territorio è area verde, il Parco della Pace” – fra l’altro in questi giorni si festeggia un anno dall’apertura – Mancassola ha evidenziato come il caso Dal Molin sia “una ferita ancora aperta”, su cui è in atto però una sorta di rimozione, testimoniata dalla mancanza di conoscenza delle giovani generazioni che ignorano questa fase importante della storia vicentina.

La narrazione del caso Dal Molin

La narrazione ha preso il via dalla contestualizzazione della situazione politica del 2006, quando nel marzo di quell’anno i due candidati alla presidenza del Consiglio, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, arrivarono a Vicenza per partecipare all’assemblea degli industriali in Fiera. Nelle successive elezioni politiche, la coalizione guidata da Romano Prodi vinse con uno scarto inferiore ai 25mila voti alla Camera, mentre al Senato ottenne due seggi grazie al voto degli italiani residenti all’estero.

Mancassola ha poi fatto un passo indietro all’anno 2001, quando ha preso il via il mandato presidenziale di George W. Bush che, se in campagna elettorale aveva parlato di moderazione e cautela, dopo l’attacco dell’11 settembre invertì la rotta verso un rapido interventismo.

Le vicende politiche nazionali italiane e americane rappresentano le fondamenta di ciò che accadrà a Vicenza in seguito. Mancassola ha ricordato il titolo sul Giornale di Vicenza del 7 giugno 2003: “La Setaf vuole il Dal Molin” (di Piero Erle), raccontando di come l’aeroporto utilizzato per voli civili ma in gran parte a conduzione militare fosse entrato nelle mire USA. Dal 2003 al 2006 non accadde quasi nulla, pochi gli articoli sui giornali, solo qualche manifestazione pacifista dei centri sociali. Ma quella che agli americani sembrava “una pura formalità” sfociò invece in un caso eclatante quando proprio Mancassola scrisse un articolo dal titolo: “Aeroporto agli USA: spunta un niet” il 20 maggio 2006.

Tutto nacque da un plico tecnico progettuale di 500 pagine timbrato su ogni pagina con la scritta “classified” e inviato da Washington: il faldone viaggerà, nei giorni convulsi di campagna elettorale, tra Palazzo Chigi, la Farnesina, il Ministero della Difesa e quello delle Infrastrutture; da lì rimbalzerà poi a Vicenza, all’Ufficio Edilizia Privata, dove il dirigente, osservando diligentemente il piano regolatore che non prevede alcun ampliamento, risponde un “no” all’America.

E con quell’articolo di un giovane cronista del Giornale di Vicenza scoppiò il caso che era rimasto per tre anni come un vulcano quiescente. Tra preoccupazioni dei residenti, gazebo e opposizioni, il via libera definitivo giunse dal governo Prodi il 16 gennaio 2007, il cosiddetto “editto di Bucarest” quando, in trasferta a un vertice internazionale, il Presidente annuncia che il governo non si opporrà al progetto americano; quella stessa sera un gruppo di militanti del movimento No Dal Molin dà vita ad una fiaccolata che si conclude con l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria. Mancassola ha ricordato le tante “pentolate“, tra cui la clamorosa manifestazione del 17 febbraio 2007 che ha visto oltre 100mila persone sfilare, con Dario Fo a dare voce e volto al movimento.

Il racconto è stato intervallato dalle interviste ai due sindaci allora coinvolti: Enrico Hüllweck e Achille Variati. Il primo ha raccontato di non essere stato pienamente d’accordo, proprio per il fatto che una maggiore militarizzazione della città avrebbe potuto renderla un obiettivo sensibile in un futuro, dispiacendosi del fatto che gli sia stata “attribuita la colpa” della questione Dal Molin. Variati, pur avendo partecipato alle manifestazioni, ha sottolineato che avrebbe voluto fare un referendum – bloccato, quattro giorni prima del suo svolgimento, dal Consiglio di Stato che aveva accolto il ricorso della presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero della Difesa contro l’ordinanza del Tar del Veneto -.

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La video-intervista al sindaco Enrico Hüllweck

Cosa resterà di questi anni?

Il presentatore ha poi fatto un salto, citando il momento che ha caratterizzato un cambio di rotta e di priorità, ovvero quando i giornali si sono dovuti occupare di altro in prima pagina. Ed è il 1°novembre 2010, la Grande Alluvione che ha messo in ginocchio la città.

Ma quindi, parafrasando una canzone di Raf, “cosa resterà di questi anni“? Resta il Parco della Pace, un primo tronco della Tangenziale di Vicenza e l’attivismo dei manifestanti che è confluito in associazioni e comitati.

Nonostante la bravura del direttore di TVA, Gian Marco Mancassola – coadiuvato dall’accompagnamento con suoni e musiche di Carlo Bari e dalla macchina scenica televisiva della rete -, la narrazione è stata definita da qualcuno nel pubblico “dolce rispetto alla realtà“. La serata, va detto, ha mirato più alla ricostruzione del contesto sociale e culturale in cui i fatti si sono svolti, a partire dall’11 settembre 2001 fino alla Grande Alluvione, puntando meno a evidenziare l’apporto e il valore delle manifestazioni e dei cittadini nel sostenere la posizione del “no”.

Il racconto del Dal Molin verrà pubblicato sul sito de La domenica di Vicenza a puntate, per provare a riannodare i fili di quello che è stato un vero “intrigo internazionale”. Con rammarico voglio aggiungere che manca, in modo generalizzato, un impegno a raccontare alle giovani generazioni una fase importante della storia locale, un periodo che ha cambiato per sempre la politica e la società vicentina, anche se qualche giovane ieri sera era presente.