Sit-in al Parco della Pace contro la gestione in house, il centrodestra vicentino inaugura “La palude dei costi” (per i cittadini)

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Parco della Pace
Il centrodestra vicentino, nei suoi diversi partiti, compatto nell'iniziativa al Parco della Pace

Questa mattina si è tenuto un sit-in del centrodestra vicentino al Parco della Pace con un taglio del nastro simbolico, quello della “palude dei costi”, giocando ironicamente con la decisione del comune di Vicenza di mantenere la gestione in house dell’area verde.

L’obiettivo è chiedere all’Amministrazione Possamai un consiglio comunale monotematico per fare chiarezza sul modello di gestione e sui costi che la scelta dell’in house comporterebbe per le tasche dei vicentini, a fronte delle divisioni emerse all’interno della stessa maggioranza di centrosinistra.

Presenti, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco; i consiglieri comunali Nicolò Naclerio (FdI), Liliana Zocca (FdI), Marco Zocca (FI), Michele Dalla Negra (Lega) e Francesco Saoncella (Idea Vicenza), oltre ai segretari cittadini e referenti dei partiti e delle liste civiche del centrodestra Anna Antonini (FdI), Alessandro Benigno (FdI), Davide Zotta Zentile e Andrea Reato (Lega), Luca Zanon (Idea Vicenza) e Stefano Boschiero (Comitato Costituente 145 – Futuro Nazionale), e all’ex assessore comunale Simona Siotto.

«Una palude perché qui si vanno ad impantanare almeno due cose. La prima sono i soldi dei vicentini, le casse del Comune. La scelta della gestione in house è tutt’altro che confacente a una gestione virtuosa delle finanze pubbliche. Manca una visione, manca un disegno e a pagare sono i vicentini» – riferisce Alessandro Benigno, da portavoce dei politici presenti. 

«La seconda cosa che si impantana qui è la maggioranza dicentrosinistra, in particolar modo il PD. Da un lato l’assessore Zilio ha deciso di fare qui al Parco della Pace una sorta di contenitore senza un filo conduttore, andando a mitigare quella che dovrebbe essere la vocazione ambientale di questo luogo. Dall’altra parte c’è l’assessore Baldinato, c’è il consigliere regionale Dalla Pozza che invece vorrebbero una regia più virtuosa, una regia comune e soprattutto che venisse rispettata la vocazione ambientale» conclude Benigno.

Le critiche mosse al progetto

Non è solo il centrodestra a muovere delle osservazioni alla scelta della gestione in house: il consigliere regionale del Pd Antonio Dalla Pozza (al secolo anche assessore delegato al Parco della giunta Variati) in un’intervista ha ricordato la lunga storia che sta dietro al parco, non una semplice area verde, dicendosi stupito della scelta del Comune di abbandonare l’idea della fondazione.

«Quello che emerge oggi è un atteggiamento accondiscendente a tutte le richieste che arrivano» ha detto Dalla Pozza, ovvero inserendo novità che privilegiano attività ricreative rispetto a quella di preservazione ambientale e ha concluso definendolo «un’accozzaglia di cose senza senso» o un «luna park» e non un’area naturale in grado di auto-sostenersi. 

Oggi il centrodestra ha ripreso queste parole evidenziando come provengano da un esponente del PD e non, come ci si aspetterebbe, da un politico di altro partito. Parole che descriverebbero una frizione all’interno del partito e che renderebbero chiaro che le forze civiche che compongono la maggioranza sarebbero «relegate esclusivamente ad alzare la mano, a vidimare decisioni prese da altri».

E il sindaco? Secondo il centrodestra non assumerebbe posizione, come fatto per la vicenda di Corso San Felice o per la Tav a Vicenza Est, oltre ad essere efficace sul piano della comunicazione ma meno nelle scelte concrete che rispondano alle problematiche dei vicentini.

Con una chiosa goliardica: molti tagli del nastro fatti dal sindaco in questi tre anni sarebbero stati di opere derivate da finanziamenti, progettazioni e cantierizzazioni impostate dall’amministrazione precedente.

Parco della Pace
Il taglio del nastro simbolico della “palude dei costi”

I passi politici

Michele Dalla Negra, capogruppo in consiglio della Lega, ha ricordato l’interrogazione presentata il 2 ottobre, in merito alla gestione del parco, il fatto che sia stata diffusa l’iniziativa della fondazione, il cui progetto redatto da un consulente è costato 30mila euro, «salvo poi ricredersi e tornare a una gestione in house».

Dalla Negra ha inoltre ricordato l’esposto fatto alla Corte dei Conti, per la decisione dell’Amministrazione Possamai di eliminare dal progetto l’idea di fare il museo dell’aria e del volo. La stessa Corte dei Conti, pur non avendo ancora dato riscontro, avrebbe chiesto la documentazione agli uffici comunali. 

Marco Zocca (FI) ha ricordato come in passato si fosse ipotizzata la creazione di un tavolo apposito che coinvolgesse i diversi interessati (Comune, AMCPS, etc); secondo il consigliere sarebbe stato necessario valutare prima i costi verificando, tramite un percorso temporaneo concreto, se il business plan ipotizzato rispecchi i costi di gestione reali. Così invece il business plan non sarebbe mai stato testato effettivamente.

Il futuro del Parco della Pace

L’anticipazione sul futuro del parco era stata data dal sindaco Giacomo Possamai lo scorso 2 ottobre, nell’ambito di “GdV in Piazza”, rassegna del Giornale di Vicenza.

Un bar in box, ovvero in un container, con una cinquantina di tavoli nel plateatico, una nuova piastra polivalente al posto dell’hangar 3 (che verrà demolito), la palestra all’aperto, e poi la pista per automodelli elettrici, un’area per l’ortoterapia e una parete per l’arrampicata e un punto di ristoro.

Ma la vera novità è che, dopo aver esplorato diverse alternative, come l’affidamento ad una fondazione esterna, il Comune avrebbe scelto la gestione in house. Sarà dunque il Comune a prendersi carico di tutti i costi: servizio di guardiania, manutenzione, pulizia, oneri relativi agli eventi, eccetera.

Nel marzo 2025 il Comune aveva presentato pubblicamente il business plan per la gestione del Parco della Pace, in cui veniva sostenuto che una fondazione partecipata avrebbe assicurato una regia unica ai numerosi soggetti che avrebbero operato nell’area verde.

Sarà ora da vedere se effettivamente la gestione in house può garantire la copertura dei costi di gestione.