
Il progetto partecipativo di Save the Children, sostenuto da UniCredit, ha raggiunto 130 scuole in 16 regioni e quasi ventimila studenti.
I Consigli Fuoriclasse possono rafforzare il benessere scolastico e la partecipazione degli studenti prima che disagio e disaffezione sfocino nell’abbandono. Nell’anno scolastico 2025-2026 il 91,6% dei ragazzi intervistati ha considerato questi organismi utili per dare maggiore voce agli studenti; l’86,5% ha percepito più attenzione degli adulti e l’83,5% ha dichiarato di sentirsi meglio a scuola. I risultati arrivano dal programma nazionale di Save the Children, sostenuto dal Fondo Carta Etica di UniCredit.
I consigli riuniscono rappresentanti di studenti, docenti e dirigenti. Assemblee, consultazioni nelle classi, elezioni e incontri con la dirigenza servono a individuare problemi e proporre soluzioni sulla didattica, gli spazi, le relazioni e il rapporto con il territorio. Il tema si inserisce nella discussione sulle condizioni della scuola e sui bisogni educativi.
Tra gli insegnanti, il 94,5% ritiene lo strumento efficace per ascoltare gli studenti e l’84,5% afferma di utilizzare maggiormente metodi centrati sulla partecipazione. Nel 2025-2026 il sostegno di UniCredit ha raggiunto 130 scuole in 16 regioni, coinvolgendo direttamente 19.981 ragazze e ragazzi.
Consigli Fuoriclasse e prevenzione della dispersione
La dispersione esplicita è in calo: secondo i dati richiamati dall’organizzazione, nel 2025 la quota dei giovani tra 18 e 24 anni usciti precocemente da istruzione e formazione è scesa all’8,2%, dal 9,8% del 2024. Restano però forti differenze: il dato raggiunge il 10,1% tra i ragazzi, il 6,2% tra le ragazze e il 26,2% tra i giovani con cittadinanza non italiana.
Anche la dispersione implicita, che riguarda chi completa il percorso senza competenze adeguate, sarebbe scesa al 6,3% secondo le rilevazioni INVALSI 2026. Questi indicatori registrano però il problema quando è già evidente, mentre perdita di motivazione, difficoltà relazionali e scarso senso di appartenenza possono emergere molto prima.
Il progetto interviene perciò già nel primo ciclo, affidando agli studenti un ruolo concreto nelle decisioni che riguardano la vita quotidiana della scuola. La partecipazione non sostituisce gli interventi sociali e didattici necessari, ma può diventare un indicatore precoce di disagio e uno strumento per ricostruire fiducia tra ragazzi e adulti.



































