A proposito dei morti tra il 1943 e il 1945: a Vicenza dobbiamo imparare che l’erba del vicino è più verde

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La Spagna come l’Italia ha conosciuto una sanguinosa lotta fratricida, basata su ideologie politiche. Il paese iberico tra il 1936 e il 1939 che ha ridotto quello Stato ad una situazione tragica e con conseguenze politico-economiche di vastissima portata. Il “bel Paese dove fioriscono i limoni” tra il 1943 e il 1945 e anni successivi uno scontro violento che ancora lascia tracce di sé, come si nota a Vicenza anche a proposito dell’eccidio dei Dieci Martiri e il dibattito seguito, do ve si è riproposta la visione che “i morti non sono tutti eguali” come se il pianto dei congiunti, delle madri non fosse identico.  
Ben diversamente da noi la Spagna è riuscita a dare almeno pace ai morti, non sempre ai vivi che vivono ancora di qualche nostalgia e ciò dall’una e dall’altra parte. È emblema di questa pace dei morti il Monumento a los Caídos por España (nella foto), e nello scontro politico non si strumentalizzano i morti. A tale proposito un’esperienza è oltremodo significativa. In un viaggio d’istruzione con una classe del Liceo “A. Pigafetta”, prima di visitare l’Escorial, la reggia di Filippo II d’Asburgo, ci siamo recati a visitare proprio il Monumento. La guida aveva con velocità manifestato la sua appartenenza al Partido Socialista Obrero Español, allora capeggiato da Felipe González Márquez che è stato Presidente del Governo della Spagna dal 2 dicembre 1982 al 5 maggio 1996.
Poco prima della visita un partecipante alla visita, forte delle sue idee di sinistra disse alla Guida che il monumento avrebbe dovuto essere abbattuto perché emblema di una dittatura, quella di Francisco Franco. La signora con calma e senza tentennamenti risposte: “Questa è la nostra storia” e chiuse senza tanti altri commenti.
Una riposta che dovremo dare anche noi Italiani nelle occasioni in cui si ricordano i tempi passati e i destini di molti che spesso con convinzione spesso e abnegazione diedero per la loro vita per l’Idea nella quale credevano.
La fine del secondo conflitto mondiale nelle intenzioni dei politici di statura di quell’epoca e con idee molto diverse tra loro (P. Togliatti, A. de Gasperi, P. Nenni. G. Saragat ecc.) diede vita con l’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana ad uno Stato che superava quello precedente con una Costituzione i cui articoli furono frutto degli ideali di coloro che ne facevano parte e che con grande spirito di collaborazione, talora forte e decisa, sono proposti ancora agli italiani. La storia indica quali furono gli agenti della Costituzione e quali i loro ideali che si composero in sintesi tra loro. Certo la discussione sulla Costituzione è ancora aperta, dato che non è nemmeno simile alla Tavola dei 10 comandamenti dati da Dio, ma essa poco conosciuta perfino da chi ne parla retoricamente in articoli e interventi e quasi mai presentata agli studenti come necessaria conoscenza, è un riferimento che non dovrebbe mai mancare.
Coloro che diedero la vita per quanto è contenuto nella Costituzione sono onorati con corone, discorsi e ricordi, coloro che parteggiavano per la parte avversa sono dimenticati e perfino denigrati da coloro che in ciò non manifestano nemmeno la pietà che è dovuta, come insegnava la cultura greca e latina e non ultima quella cristiana oggi.
È tempo di imparare dai vicini, dagli Spagnoli, il cui giardino è più verde, ossia più pietoso, del nostro. Le idee si combattono, diceva mio padre che ben conobbe gli orrori della guerra civile spagnola, ma non le persone, né quelle vive né, soprattutto, quelle morte.
La pietà verso i defunti ha costruito e costruisce la civiltà e il progresso della vita umana espressi in tanti gesti, come ricordare i morti, seppellire i morti, rispettare i corpi morti, curare le tombe dei morti e anche scoprire i luoghi dove i morti sono stati sepolti. Questa pietas significa il proseguire del rapporto con i morti, ma anche migliorare i rapporti tra i vivi, ricorda il vescovo di Bergamo Francesco Beschi.
E certo Garcia Lorca, vittima nella guerra civile spagnola insegna a coloro che tra gli italiani ancora coltivano odio e rivalsa nei confronti di chi, i morti, certo non può nuocere.
Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà.

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Italo Francesco Baldo nato a Rovereto, residente a Vicenza è stato ordinario di Storia e Filosofia nel Liceo Classico "A.Pigafetta" di Vicenza.Si è laureato con una tesi su Kant all’Università di Padova, ha collaborato con l'Istituto di Storia della Filosofia dell’Università di Padova, interessandosi all’umanesimo, alla filosofia kantiana, alla storiografia filosofica del Settecento e alla letteratura vicentina in particolare Giacomo Zanella e Antonio Fogazzaro Nel 1981 i suoi lavoro sono stati oggetto " di particolare menzione" nel Concorso al Premio del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per il 1981 cfr. Rendiconto delle Adunanze solenni Accademia dei Lincei vol. VIII, fasc.5. ha collaborato con Il Giornale di Vicenza, L’Arena, Il Tempo, La Domenica di Vicenza e Vicenzapiù Tra le diverse pubblicazioni ricordiamo La manualistica dopo Brucker, in Il secondo illuminismo e l'età kantiana, vol. III, Tomo II della Storia delle storie generali della filosofia, Antenore, Padova 1988, pp. 625-670. I. KANT, Primi principi metafisici della scienza della natura, Piovan Ed., Abano T. (Pd) 1989. Modelli di ragionamento, Roma, Aracne Erasmo Da Rotterdam, Pace e guerra, Salerno Editrice, Roma 2004 Lettere di un’amicizia, Vicenza, Editrice Veneta, 2011 "Dal fragor del Chiampo al cheto Astichello", Editrice Veneta, 2017 Introduzione a A. Fogazzaro, Saggio di protesta del veneto contro la pace di Villafranca, Vicenza, Editrice Veneta, 2011. Niccolò Cusano, De Pulchritudine, Vicenza, Editrice Veneta 2012. Testimoniare la croce. Introduzione a S. Edith Stein, Vicenza, Il Sileno, 2013.